Divina provvidenza sindacale
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Fra gli altri e molteplici vantaggi, gli scandali recentissimi hanno avuto quello di liberare i sommi dirigenti sindacali della penosa necessità di forzare il pedale alle agitazioni. Fra tanta bazza di trafficanti, speculatori, morfinomani, oppiomani, evasori fiscali, ecc., è facile liquidare silenziosamente le situazioni incancrenite nel mondo del lavoro. Non è sfuggita agli operai la singolare mitezza del terribile Di Vittorio nell’allacciare trattative con gli industriali per il tramite del ministro del Lavoro. Tutto tace, nel settore delle agitazioni operaie, non perché non ci siano mille motivi di agitazione, ma perché la Caglio ed il Montagna hanno aperto ai «dirigenti» la porta di servizio perché se la squagliassero alla chetichella. I gravi incidenti dell’OM a Milano si sono spenti senza eco; a Firenze la Richard Ginori è stata evacuata dalle maestranze, e né uno sciopero né una modesta agitazione ha risposto al licenziamento di un migliaio di operai.
C’è una divina provvidenza sindacale che consente ai pontefici delle diverse confederazioni o di far lottare gli operai per obiettivi che non sono i loro (difesa dell’economia «nazionale» o della costituzione, protezione della siderurgia, ecc.), o di non farli lottare quando l’obiettivo è lì chiaro, tragicamente chiaro, davanti ai loro occhi; e di fare tutto questo impunemente.
Questo non è uno «scandalo»: guai al mondo! Questa è alta politica: politique d’abord!