Una farsa e due attori comici
Categorie: Democrazia Cristiana, Italy, Partito Comunista Italiano
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«Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi avvenimenti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa». Parole di Marx.
La situazione italiana è una situazione di farsa, e di una farsa recitata in commovente solidarietà e parallelismo da due attori-comici, non da uno solo come nel caso di Napoleone il Piccolo. Dall’alto della poltrona presidenziale e della sua superiore illuminazione cristiana, Scelba offre alle potenze del bene – leggi le potenze atlantiche – le sgangherate forze dello Stato nazionale italiano: l’offerta dell’olocausto ha i toni mistici del crociato in partenza per la Terra Santa, ma ahimè, anche con la… casa per tutti e le molteplici provvidenze fiscali, assistenziali e sociali di cui il programma governativo ci delizia, il crociato rischia di apparire, sulla scena mondiale, un povero Guerrin Meschino senza neppure le «pezze per i piè». Dall’alto del suo baldacchino di Migliore del Comitato Centrale, Togliatti si contorce fra gli spasimi della sua tormentata coscienza di uomo ansioso delle sorti della civiltà e della pace, ed è pronto ad immolarsi perché il crollo del mondo civile e della stessa vita non abbia ad avverarsi, è pronto ad abbracciare chiunque arda della stessa nobile fiamma di amor cristiano. Ahimè, il crociato rischia, anche qui, di attingere l’acqua con l’elmo bucato di Guerrin Meschino.
C’è veramente qualcosa di cinicamente farsesco, in questa concorrenza nella retorica umanitaria, da parte di uomini che sono stati gli araldi della guerra più recente e di una ricostruzione del mondo i cui frutti sono armi mille volte più distruttive di quelle di Hitler e una dominazione mondiale che non ha avuto bisogno né di Anschluss né di Gleichschaltung per erigersi sulle proprie basi! Coloro che hanno inneggiato alla «guerra di liberazione» sarebbero oggi gli araldi di una redenzione del mondo dalla vantata liberazione coi suoi frutti di tosco? Non scherziamo: sono gli araldi di una nuova «liberazione», cioè appunto dell’ennesima guerra, o di un’ennesima pacificazione imperialistica pari nei suoi effetti vicini e lontani al più sanguinoso dei macelli. Lo sono tanto, che Togliatti è pronto ad abbracciare Pella – cioè il nostalgico della passerella verso i neofascisti – perché avrebbe tentato «di impostare in qualche modo una politica nuova (!) nei confronti delle grandi Potenze imperialistiche che hanno spadroneggiato in Italia sotto De Gasperi» – cioè una politica, aggiungiamo noi, di rodomontate nazionalistiche, di sacri confini, di retorica irredentista, per tacere il resto. E i colleghi francesi di Togliatti inneggiano a Juin e De Gaulle per una ragione affine, e tutti insieme tendono la mano ai «cattolici sinceri», ai praticanti leali… del Vangelo, così come Scelba sarebbe pronto a buttare a mare inconsistenti riserve religiose o politiche e ad abbracciare tre volte Togliatti se – come può sempre avvenire – lasciasse cadere il suo anti-atlantismo. Le differenze di programma sfumano, in tutta questa banalissima farsa: la linea di divisione segue il piano dell’imperialismo, non quello dell’ideologia, e mai quello della classe.
Grottesco il gioco del crociato dell’atlantismo, grottesco quello del crociato del pacifismo. Possa il proletariato cercare lo scandalo non nelle aule giudiziarie e nelle cronache dei giornali a sensazione, ma nel baraccone di Montecitorio e nei suoi partiti!