Partito Comunista Internazionale

L’infezione laburista

Categorie: Germany, SPD

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Con malcelato compiacimento, la nostra stampa ha segnalato l’evoluzione che si va profilando nella socialdemocrazia tedesca, e di cui d’altra parte c’informa anche la stampa socialista indipendente della Germania occidentale e di Berlino. Intendiamoci: la socialdemocrazia ha ben poco da perdere del suo patrimonio «marxista», perché non ne ha conservato che i lembi di un involucro morto. Ma quello che sta verificandosi è un passo avanti sulla via della degenerazione, e questo passo avanti glielo ha indicato il laburismo inglese, la più aggiornata versione non diciamo neppure più dell’opportunismo, ma dell’aperto passaggio al servizio del regime borghese. Evidentemente, il regime di occupazione anglo-americano ha dato i suoi frutti.

Che cosa è dunque successo? Un gruppo di giovani socialdemocratici (di giovani, si badi bene!) di Colonia e di Berlino ha proposto un «aggiornamento» del programma del Partito che, come avviene per tutte le proposte degli innovatori ed aggiornatori, si risolve nell’accettazione del più rancido patrimonio ideologico borghese. In sostanza, si tratterebbe di buttare a mare anche l’ultimo vestigio di ideologia di classe, di ogni programma marxista, e di tutto l’armamentario di simboli e metodi di lotta che ancora vi si ricollega. Un socialismo, si è detto, senza bandiera rossa; un socialismo che, rinunciando ad ogni finalità eversiva del regime borghese, avrebbe come pilastri di teoria e di azione la «libertà personale, il miglioramento del benessere generale e la sicurezza sociale», e in cui il Partito sarebbe – come del resto è già in campo non solo socialdemocratico ma anche staliniano – il mediatore delle più diverse categorie sociali, un partito interclassista, di centro, «popolare» ed essenzialmente democratico, non materialista e marxista ma «umanista». La stessa relazione ufficiale della direzione socialdemocratica tedesca sottolinea che la sola premessa necessaria per essere socialisti è quella di essere convinti «della provvisorietà e dell’insufficienza di ogni ordinamento umano e lottare per l’avvento di un ordine che si avvicini il più possibile alla giustizia». Chi abbia letto i Nuovi Saggi Fabiani editi dai laburisti noterà che il programma è lo stesso: il fondamentale scetticismo ideologico, l’abbandono di ogni visione generale del mondo e della storia, la rinuncia ad ogni postulazione di classe, perfino la rivendicazione della «stretta concordanza fra l’idea morale del cristianesimo e il socialismo», infine il pieno inquadramento in una politica che è di addolcimento dei conflitti interni del capitalismo e di riforma blanda, pacifica, amministrativa, del regime del profitto. Tutto il resto non è che una conseguenza di questa premessa: piani di cogestione, struttura allentata del partito, indipendenza del gruppo parlamentare, rivalutazione delle «personalità», ecc.

Per parte nostra, dobbiamo francamente dire che preferiamo questa aperta dichiarazione di rinuncia ad ogni ideologia di classe e ad ogni impostazione marxista delle lotte operaie all’intruglio indigesto e gesuiticamente ipocrita che ancora ci presentano socialdemocratici «storici» e stalinisti di tutte le cotte. Meglio che chi ha messo in soffitta il marxismo e stracciato la bandiera rossa a favore della bandiera nazionale si presenti a viso aperto alla classe operaia, si mostri per quello che è, e non imbrogli con una merce di contrabbando chi ancora segue, per abitudine o per inerzia o perché rappresentano l’organizzazione più forte, i partiti degeneri del movimento proletario. Portino a fondo la loro esperienza, questi liquidatori della lotta di classe; in definitiva, liquideranno soltanto se stessi.