Poche parole, ma chiare
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Il tradimento dei dirigenti delle organizzazioni «operaie» a danno della classe continua ogni giorno più evidente per gli operai più sensibili ai problemi interessanti la generalità del proletariato, che in vario modo manifestano la loro rivolta all’indirizzo dato alle «battaglie sindacali».
Nelle solite assemblee durante la mezz’ora del pranzo, è abitudine, a Trieste come ovunque, di comunicare gli «ordini superiori» da eseguirsi, sotto pretesto di chiamare la famosa base a decidere. È appunto durante una di queste riunioni e gli episodi che normalmente l’accompagnano che alcuni giovani simpatizzanti si sono assunti il compito – per essi normale come militanti rivoluzionari – di smascherare ancora una volta la funzione repressiva e conservatrice dell’opportunismo stalinista di fronte alle reazioni di classe di singoli proletari nauseati. Nelle poche parole di dibattito, gli operai presenti ed assenti devono vedere riassunto in sintesi il valore di due metodi di lotta e di due finalità.
Dall’alto della sua cattedra di politicante opportunista, l’oratore dell’assemblea di scuderia credeva di cavarsela come al solito, fidando nella supina obbedienza di un reparto considerato roccaforte dello stalinismo e quindi pronto ad accogliere senza fiatare le parole d’ordine di difesa della patria, della cara industria nazionale e locale e della democrazia. Ma l’inatteso intervento di uno dei giovani simpatizzanti lo faceva uscire in escandescenze sul consueto ritornello del «settarismo», dell’«anarchismo», ecc. A questo tentativo di portare la polemica fuori dell’argomento in discussione, un secondo giovane prendeva la parola e ritorceva le accuse chiarendo che non di anarchismo si trattava, ma di comunismo, e tacciando di tradimento i metodi di lotta impiegati che, del resto, hanno una lunga storia nel duro cammino di battaglia del proletariato. Sfruttando il margine ristretto di minuti, il giovane ricordava come tutte le esperienze di alleanza con i ceti medi, di rivendicazione democratica e, peggio ancora, patriottica, di riforma della società borghese, hanno trovato la loro irrevocabile condanna storica nella Comune parigina prima e nell’Ottobre rosso poi. La situazione, che poteva mettersi male per il gerarchetto, fu salvata dalla provvidenziale campanella di ripresa del lavoro. Fuori, intanto, si svolgeva la «serrata» dei commercianti e dei piccoli industriali, benedetta dai … sindacati proletari.
Meditino gli operai su questo piccolo episodio di scontro aperto fra il metodo democratico, pacifista e conservatore (come bene lo definì il giovane «ribelle») e il metodo rivoluzionario, che non tende una mano al capitalismo perché si risollevi dalla crisi, ma chiama gli operai a raccogliersi sotto la bandiera del marxismo per spingere la crisi al suo punto estremo – la rivoluzione proletaria.
Dalla Fabbrica Macchine di Trieste