Conferme sulle “conquiste sindacali”
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Asti, aprile
Gli operai della Way Assauto di Asti, scesi in sciopero 36 giorni or sono sotto la guida «sicura e gloriosa» della FIOM, sono tornati mogi mogi al lavoro. Obiettivo di tale agitazione era come al solito l’adeguazione dei salari al crescente costo della vita; essa è stata caratterizzata da una accentuatissima intransigenza padronale giunta addirittura al punto di negare gli abboccamenti alla commissione interna. Il metodo seguito è stato quello dello sciopero a scacchiera e a ristretto carattere aziendale, destinato quindi a priori al fallimento ed a stancare, anziché gli industriali, le maestranze. Esso seguiva analoghe agitazioni che avevano avuto luogo nei vari piccoli stabilimenti astigiani e che erano finite con altrettante «vittorie».
Dopo più di un mese di numerosi discorsi fatti dagli attivisti socialcomunisti, di discussioni infinite sulla possibilità dell’agitazione, di richieste respinte o neanche accettate e di proposte inutili, vengono concesse L. 1700 mensili agli uomini e 1500 alle donne. Agli operai stanchi e delusi viene imposto di recuperare le ore perse con straordinari. Il datore di lavoro ridiventa così … il capitalista onesto di un tempo, ed incassa congrue parcelle sui contributi non pagati né durante le ore di sciopero né durante le ore extra.
E i proletari vengono invitati da alcuni attivisti a sostenere la FIOM che li aveva guidati in così gloriosa impresa con un versamento di L. 500!
Ed ecco la nostra parola: non è con il lancio di manifestini richiamanti gli scandali dei Montagna né tuonando contro la CED, che rappresenta un raggruppamento militare economico e politico di forze washingtoniane contro il diretto avversario, cioè contro un complesso altrettanto capitalistico benché camuffato dietro l’effige socialista, né con scioperi aziendali a singhiozzo, che si rimedia alla situazione odierna. Ogni rivendicazione salariale ha senso solo se inquadrata nella lotta generale per abbattere il regime borghese; ogni agitazione politica che tenda a migliorare, abbellire, riformare questo regime – e quindi a conservarlo – è contro gli interessi operai. Il proletariato non lotta per diminuire i profitti ma per eliminarli; non per rabberciare la società dello sfruttamento del lavoro, ma per distruggerla. Ogni altra impostazione delle lotte operaie non potrà – come purtroppo è avvenuto ed avviene – che risolversi nella delusione, nella sconfitta, e nel rafforzamento delle posizioni padronali. L’esperienza di oggi è il frutto – da noi denunciato sempre – dell’abbandono della via rivoluzionaria a profitto della via legalitaria, democratica e riformista. Non è un caso che avvenga quel che avviene: il comunismo ha sempre denunciato e non cesserà di denunciare le conseguenze inevitabili dell’abbandono della via maestra della lotta di classe.