Partito Comunista Internazionale

Metalmeccanici, le lotte articolate rafforzano anziché indebolire il fronte padronale ed il suo Stato!

Categorie: CGIL, CISL, UIL

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La giustificazione che la dirigenza opportunista del sindacato operaio dà all’abbandono dei metodi classici di lotta unitaria, generale e senza quartiere, del passaggio alle lotte “articolate” per azienda e per settore, a cronometro e a singhiozzo, è che queste ultime indebolirebbero non si sa come e perché il fronte padronale. Un secolo e mezzo di eroiche lotte proletarie smentisce questa teoria, che è soltanto un’applicazione alle lotte rivendicative di una politica riformista e capitolarda. D’altra parte, qual è stata l’esperienza dei metallurgici, scesi in lotta con la tradizionale combattività e col peso gigantesco del loro numero, ma guidati dalla santissima trinità CGIL-CISL-UIL sul binario delle “lotte articolate”? È stata l’esperienza che, in tutto il corso della battaglia, noi abbiamo denunziato in anticipo!

A Torino, il lunghissimo sciopero della Lancia, sostenuto con straordinaria vigoria soprattutto dai giovani, è stato liquidato alla chetichella in tempo perché non si fondesse con quello, altrettanto magnifico per compattezza, della Michelin; in tempo perché l’agitazione, dilagata nelle strade e nelle piazze in aperto dispregio della legalità, investisse tutta la classe lavoratrice torinese. Risultato: alla Lancia si sono accettati aumenti salariali pari esattamente alla metà di quelli originariamente richiesti. Nessuna definizione è stata data del problema della durata della giornata di lavoro.

A Milano, il lungo sciopero della Siemens e dell’Alfa Romeo, l’uno isolato dall’altro e il secondo al “contagocce”, si è concluso con l’accettazione da parte sindacale di un premio una tantum diverso da un’azienda all’altra, differenziato per uomini, donne e giovani, con la promessa di aumenti salariali futuri di 9 lire orarie a partire dal novembre 1962 e di 7 dal dicembre 1963 (campa cavallo che il prezzo dell’erba cresce!) e con quisquilie in merito al tempo di lavoro.

La stessa esperienza avevano fatto, intanto, gli operai dell’Ilva di Torre Annunziata, dove il rappresentante della CGIL, dopo di aver mostrato di accettare la proposta di un nostro compagno per la fusione dello sciopero con quello della Dalmine e il suo prolungamento, il giorno dopo ha rovesciato la posizione interrompendolo, o quelli dell’Orsi Mangelli di Forlì, battutisi magnificamente dopo 13 anni di morta gora, decisi a combattere ancora e traditi dalle centrali opportuniste con l’accettazione di un premio una tantum, differenziato in fortissima misura fra uomini, donne e giovani, quando si erano impegnati a non cedere prima di aver ottenuto un premio mensile (in sostanza un aumento del salario-base) eguale per tutti.

Per i metalmeccanici, c’è stato di peggio: prima di tutto, si accettano integrazioni aziendali ricattatorie e premi umilianti quando è in palio il rinnovo generale del contratto nazionale; in secondo luogo, si è cessata l’agitazione nelle aziende maggiori lasciando le altre a battersi sole contro il padronato. La Borletti e la Triplex hanno proceduto alla serrata: invece di chiamare tutta la categoria e, se possibile, tutta la classe operaia milanese allo sciopero generale illimitato, si è fatto appello al buon cuore e al buon portafoglio della “cittadinanza” per fare l’elemosina agli operai rimasti senza lavoro, oltre che ai buoni uffici del sindaco e del prefetto!

Se questo si chiama “indebolire la classe padronale”, egregi signori, cambiate il vocabolario! E Santi proclama che la lotta per il rinnovo del contratto nazionale parte dalla “tendopoli della Borletti” (un campo di battaglia ridotto ad un circo!!!)

Volevate dire, evidentemente, che di qui partirà la processione in onore di S. Giuseppe protettore dei lavoratori, con preci all’anima dei padroni e della polizia perché il padreterno li illumini!