Partito Comunista Internazionale

L’emigrante parla all’emigrante Pt.1

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“Paese che vai, sfruttamento che trovi”: non dimenticarlo mai compagno che ti accingi a varcare la frontiera in cerca di un pane meno faticato di quello che la patria dei tuoi padroni ti concede.

Il mercato estero è ormai vicino alla saturazione di manodopera. Questa affluisce continuamente, soprattutto dall’Italia del sud, inesauribile serbatoio di forza lavoro disoccupata e, purtroppo, non qualificata; è quindi destinata a coprire i vuoti dei lavori più gravosi, più malsani e meno pagati. Non serve fare il conto di quante lire il Franco Svizzero o Francese, e il Marco Tedesco, valgano di nome; perché dal tuo salario, che corre sul filo del minimo, devi detrarre il necessario per campare miseramente, compresi il fitto dei sempre più cari e introvabili alloggi, le tasse comunali, cantonali e federali se sei in Svizzera e spesso anche quelle per la Chiesa, oltre alle trattenute per malattia, pensione, invalidità.

Stai per abbandonare il paese per rompere il cerchio della miseria su una “via della speranza” seminata di dolori, fatiche e umiliazioni, con la sicura prospettiva di non risolvere nessun problema salvo quello del nudo lavoro e col risultato di sgobbare come un galeotto.

Fraternamente, in base alla mia esperienza, ti spiegherò in una serie di altre lettere il meccanismo di questa fra le tante piraterie borghesi contro le quali nessuna organizzazione sindacale fra le tante esistenti ti protegge.

IL PROLETARIO