Al “vertice”, come prima e peggio di prima…
Categorie: CGIL, CISL, Opportunism, UIL
Questo articolo è stato pubblicato in:
La pausa estiva, ottimo pretesto per mandare in vacanza le lotte di classe, non ha causato nessun mutamento (e come avrebbe potuto?) nell’impostazione che la CGIL e, ovviamente, gli altri sindacati, che noi non consideriamo neppure sindacati operai, davano e danno alle agitazioni economiche, prima fra tutte quella, ormai vecchia di mesi, dei metalmeccanici.
In un volantino diffuso alla fine di agosto, noi denunciammo il fatto che, in tutto lo svolgersi della lunga ma frammentata agitazione, il tradizionale sindacato unitario, la CGIL (e per essa la FIOM), non solo non aveva preso né teneva in pugno l’iniziativa, ma aveva subito e subiva passivamente quella di sindacati come la CISL, l’UIL ecc., di origini tradizioni e natura apertamente controrivoluzionarie. La “ripresa” di settembre ha visto di nuovo la CISL lanciare la parola d’ordine delle “azioni massicce” (!!!), la FIOM arrivare ultima sulla falsariga dettata dalla prima. Che cosa distingue, allora, il sindacato “rosso” da quelli gialli e bianchi?
Denunciammo come falsa e menzognera l'”unità sindacale” realizzata non nel vivo della lotta fra operai, ma al vertice o a tavolino con organizzazioni spurie o addirittura padronali. Ancora una volta, in questi giorni, si è sacrificata l’autonomia dell’azione di classe se mai esisteva a un’unità bugiarda che vede la CISL e l’UIL accettare la sospensione dello sciopero alla Olivetti, e la UIL invitare apertamente gli operai della FIAT alla diserzione ed al crumiraggio. E tuttavia, con questi sindacati negrieri, in nome del centro-sinistra, la CGIL “combatte” e negozia!
Denunciammo come mistificatrice la pretesa che il nuovo turno di lotte rivendicative sarebbe stato come predichiamo noi, come hanno sempre predicato e predicheranno i marxisti generale e unitario. Non lo è quando tutto il settore “pubblico” viene escluso dalla comune battaglia sotto pretesto di trattative che non approdano mai, e sul cui contenuto noi facciamo ogni riserva; non lo è quando si sciopera alla FIAT dichiarando che, a sciopero concluso, si riprenderà a negoziare un accordo separato con la forcaiola direzione vallettiana e preparando (come all’Olivetti) il terreno all’esclusione di complessi industriali imponenti dallo sciopero del settore privato; non lo è quando non si fa neppure il tentativo di saldare l’agitazione dei metalmeccanici a quelle, tuttavia in corso, dei braccianti, dei tessili, e di categorie diverse. Non è generale e unitaria una lotta già frantumata per settori arbitrari, e ulteriormente indebolita dalla proclamata decisione di stemperarla in una catena di sospensioni del lavoro per tre giorni seguiti da settimane di abbandono della lotta. Non è un giorno di più che cambi l’essenza di uno sciopero: esso è sciopero soltanto se non ha limiti di tempo prestabiliti, né confini geografici.
Dicemmo e ripetiamo che una sola dovrebbe essere la rivendicazione di un’organizzazione sindacale fedele alla sua natura classista, la parola d’ordine capace di mobilitare in un blocco solo e cementare in un’unica volontà di combattimento tutti i lavoratori: L’AUMENTO GENERALE DEL SALARIO-BASE in misura tale da spianare almeno il terreno all’abolizione integrale dei premi di produzione, degli incentivi, dei cottimi ed altre forme di remunerazione che legano l’operaio al padrone e creano disparità di interessi fra proletari delle diverse categorie e delle diverse aziende, CON PERCENTUALI DI INCREMENTO MAGGIORI PER I LAVORATORI MENO RETRIBUITI e con UNA DIMINUZIONE DELLA GIORNATA LAVORATIVA A PARITÀ DI MERCEDE, tale da consentire l’abolizione generale del lavoro straordinario.
La politica dei sindacati che si professano apolitici è invece né può essere diversamente, per sindacati patriottici, democratici e legalitari l’esaltazione di premi di rendimento e di incentivi aziendali che frantumano la classe lavoratrice e preparano morbidi letti alla peste dell’aristocrazia operaia, classica incubatrice del peggiore opportunismo.
Denunciammo e denunciamo un’impostazione di lotta centrata sull’ottenimento del principio della contrattazione articolata per azienda. Sul piano anche puramente rivendicativo, il proletariato ha bisogno di chiari e omogenei contratti nazionali, imposti e difesi da sindacati unitari: deve respingere una politica che chiude il sindacato nei limiti angusti dell’azienda per negoziare col padrone proprio quelle forme piratesche di sfruttamento del lavoro che sono i premi, i cottimi, i superminimi, che il sindacato operaio dovrebbe almeno tendere ad abolire o, in ogni caso, a disciplinare in modo uniforme per tutte le aziende e tutte le categorie. Il “potere contrattuale” del sindacato non è una questione di diritto, è una questione di forza. Il sindacato può risolvere anche i problemi particolari di azienda alla sola condizione di essere una forza extra-aziendale, abbracciante nella sua struttura confederale nazionale e nelle Camere del Lavoro locali tutte le categorie proletarie. Ponete il problema delle contrattazioni particolari e delle lotte articolate: seminerete il crumiraggio dei complessi maggiori e, non limitandovi a subirlo, lo legalizzerete.
C’è una sola via di scampo da questo vicolo cieco, ed è il ritorno ai metodi e principi tradizionali della lotta di classe: SCIOPERO GENERALE SENZA LIMITI DI TEMPO, RIVENDICAZIONI COMUNI A TUTTI GLI OPERAI, COLLEGAMENTO DI OGNI QUESTIONE PARTICOLARE AGLI INTERESSI GENERALI DELLA CLASSE LAVORATRICE, LOTTA PER STRAPPARE LA DIREZIONE DEL SINDACATO UNITARIO ALLE MANI DELL’OPPORTUNISMO.
Proletari, è la nostra battaglia: MA È SOPRATTUTTO LA VOSTRA!