.. Nel sottofondo, le ardenti fiammate dei Torino e Bari proletarie
Categorie: Italy, Opportunism, Workers spontaneity
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Non tutte le ciambelle, nemmeno per gli esperti del superopportunismo, riescono col buco.
Volevano la lotta aziendale, articolata, pacificamente legalitaria: in poderosi scrolloni, il gigante operaio si è levato a proclamarsi ben vivo. Torino proletaria in luglio, Bari proletaria in agosto, hanno ritrovato d’istinto, con una spontaneità che tuttavia aveva alle spalle un secolo e mezzo di addestramento alle scuole di guerra della classe lavoratrice, la via maestra dello sciopero generale sfociante nell’azione di piazza e di strada, non vincolato da confini di settore, da pregiudizi di legge, da norme di galateo. È stata, sia pure per pochi giorni, una dichiarazione di guerra sociale aperta, LA SFIDA ORGOGLIOSA DI CHI NON HA NULLA DA PERDERE SALVO LE PROPRIE CATENE.
Vivano nella memoria collettiva della classe, questi che la canea borghese ed opportunista ha chiamato – cosa di cui essi andranno fieri, come i sanculotti si inorgoglivano dell’appellativo “canaglia” – col nome di TEPPISTI O, quando si volle smorzare i toni, PROVOCATORI!
I giovani avventizi supersfruttati della capitale automobilistica italiana, i lavoratori edili di imprese volanti (e appunto perciò mille volte più succhione) di una Puglia sacra a decenni e decenni di eroiche battaglie proletarie, hanno superato di un balzo i pali di confine di cui l’opportunismo pretenderebbe circondare nel tempo e nello spazio le lotte operaie: come un fiume che rompe gli argini hanno invaso le piazze e le strade, dove e soltanto dove tutti i proletari, di ogni origine sociale, di ogni affiliazione politica, di ogni casella anagrafica, di ogni suddivisione per mestiere, si fondono e si ritrovano; dove e soltanto dove trascinano con sé gli amorfi sfruttati del capitale e accendono una fiamma che ha un solo colore: il rosso sanguigno della bandiera dei senza-patria e dei senza-riserve.
Essi hanno infranto le muraglie cinesi della categoria e dell’azienda, oscuramente ma gagliardamente consapevoli che il nemico numero uno siede non dietro il banco esoso della direzione aziendale, ma nelle cittadelle dorate e blindate del potere politico di classe, e che bisogna affrontarlo a viso aperto, in tutto il suo schieramento di difesa, inseparabilmente composto da preti, pompieri politici e “sindacali”, bottegai aguzzini, poliziotti armati dei più persuasivi strumenti di proclamazione delle libertà democratiche.
Li hanno, da destra e da sinistra, chiamati teppisti o teddy-boys: si fosse trattato di difendere Montecitorio o, un secolo e mezzo fa, di instaurare il regime borghese, sarebbero stati “l’eroica canaglia” cantata dai poeti. Sì, egregi signori, la rivoluzione proletaria sarà fatta dagli incolti, dai rozzi, dai non-gentiluomini, perché sarà la rivolta degli SFRUTTATI nel corpo e nella mente contro l’immondo, ipocrita regno degli SFRUTTATORI!