Partito Comunista Internazionale

Contro la suddivisione degli operai in zone di salario differenziate e per l’aumento generale del salario-base con percentuali d’incremento maggiori per le categorie peggio retribuite

Categorie: Karl Marx, Union Question, Wages

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«Indipendentemente dai loro scopi originari, i sindacati devono imparare ad agire coscientemente come punti focali dell’organizzazione della classe operaia nel grande interesse della sua emancipazione completa. Devono appoggiare ogni movimento politico e sociale che tenda a questa meta. Considerandosi come avanguardie e rappresentanti dell’intera classe, e agendo come tali, devono riuscire ad attrarre a sé gli elementi che stanno fuori delle federazioni di mestiere. Devono prendersi a cuore gli interessi degli strati operai peggio retribuiti, la cui forza di resistenza è minata da condizioni sfavorevoli di vita e di lavoro. Devono portare tutti alla convinzione che i loro sforzi, lungi dall’essere angusti ed egoistici, hanno come obiettivo l’emancipazione delle masse calpestate ed oppresse».

(Marx, Salari, prezzi e profitti)

Nessuno meglio di Marx poteva condensare in poche righe uno dei punti-chiave del programma rivoluzionario nel campo pur limitato delle lotte rivendicative. Per esso non esistono questioni “particolari” e “contingenti” che non siano inseparabilmente legate alle questioni “generali” e “finali” della classe operaia: al contrario, ogni rivendicazione e ogni lotta parziale rispecchia e deve sempre rispecchiare e proclamare gli interessi comuni e permanenti della classe. Soprattutto, non v’è parola d’ordine e battaglia proletaria che non abbiano come motivo centrale la realizzazione di una crescente solidarietà tra gli sfruttati.

La concorrenza divide gli operai mettendoli gli uni contro gli altri: la lotta contro quest’arma omicida dev’essere al centro della guerra di classe contro il capitale. Ma uno degli aspetti della “concorrenza reciproca fra lavoratori” è la differenziazione salariale, sancita dagli stessi contratti firmati dalle organizzazioni “operaie” e oggi tendenzialmente crescente. UNO DEI PUNTI DELLA NOSTRA PIATTAFORMA RIVENDICATIVA È LA LOTTA SENZA QUARTIERE CONTRO QUESTO STRUMENTO DI DISGREGAZIONE DEL PROLETARIATO E DI CONSERVAZIONE DELL’ORDINE CAPITALISTICO.

Prendiamo il contratto collettivo nazionale di lavoro per gli operai addetti alle industrie del legno, in vigore dal 1° gennaio 1962, non perché la situazione in questo settore sia più grave che in altri, ma perché riguarda una categoria delle più inermi, delle più sfruttate e in più rapido aumento in quelle “aree depresse” del Sud e del Nord (per es. il Friuli) in cui l’ex-lavoratore della terra fuggito dai campi si ammassa nelle nuovissime galere aziendali spuntate come funghi ai margini degli aggregati urbani.

In tale industria gli operai sono divisi: 1) in quattro settori merceologici, a loro volta distinti in “uomini” e “donne”; 2) ogni settore merceologico in quattro categorie per gli uomini (specializzato, qualificato, manovale specializzato, manovale comune) e in tre per le donne; 3) ogni categoria in settori di età che sono 3 per gli specializzati e 4 per gli altri; 4) tutte le categorie e tutti i settori in 6 zone a loro volta suddivise per province o per “situazioni extra”, cosicché, nel gruppo merceologico “A”, si riscontrano un complesso di ben 16 ripartizioni geografiche!

Orbene, a queste caselle corrispondono differenziazioni salariali distese su un largo ventaglio:

Considerando il gruppo merceologico “A”, sensibili differenze fra specializzati, qualificati, manovali spec., manovali comuni: prendendo gli operai maschi al disopra dei 20 anni nella sola zona 0, che è quella a salario più alto, si passa, per Milano e per Torino, dalle 250 lire per i primi, alle 224 per i secondi, alle 212 per i terzi, alle 199 per i quarti. V’è quindi una netta contrapposizione fra operai specializzati e manovali comuni e fra ognuna delle quattro categorie e l’altra: e sorvoliamo sul fatto che gli “specializzati” sono spesso soltanto i “raccomandati” del padrone o della parrocchia, i tecnici del crumiraggio. SE UNA LOTTA VA IMPOSTATA SUL PIANO RIVENDICATIVO, ESSA DUNQUE È PER UN AUMENTO GENERALE DEL SALARIO BASATO SU UN INCREMENTO MAGGIORE PER GLI OPERAI PEGGIO RETRIBUITI, E PER UNA CONSEGUENTE RIDUZIONE DELLA “FORBICE” FRA CATEGORIE.

Nello stesso gruppo merceologico, differenze molto accentuate per età: lo specializzato da 18-20 anni percepisce a Torino e Milano 243 lire, quello di 16-18 anni 215; passate al manovale comune e troverete 186 e 147 lire e, per quelli inferiori ai 16 anni, 103, sebbene notoriamente il “piccino” o “picciotto” eseguisca lavori più gravosi sia in assoluto che relativamente alle sue forze. BISOGNA LOTTARE CONTRO QUESTA INDEGNA, FORCAIOLA SPEREQUAZIONE!

Sempre nel settore merceologico “A”, abissi di remunerazione del lavoro fra uomini e donne: a Milano e Torino, si va da un massimo di 203 nella 1ª categoria per i 20 anni e in su, a 193 per la 2ª e a 178 per la 3ª, che diventano 173, 165, 152 per le donne da 18 a 20 anni, 164, 148 e 137 per quelle da 16 a 18, 147, 123 e 103 per le inferiori a 16 anni. LOTTA A FONDO, DUNQUE, CONTRO LA SPEREQUAZIONE DI TRATTAMENTO FRA I DUE SESSI!

Infine, incredibili sperequazioni fra zona e zona “giustificate” con presunte diversità nel costo della vita (d’altronde “compensate” in ogni caso dall’inferiorità ambientale di vita, di lavoro e di lotta, nelle zone “depresse”): per gli anziani specializzati, si scende da 250 nella zona 0 a 242 nella zona 1, a 238 nella zona 2, a 232 in parte della zona 3, a 225 in parte della zona 4, a 217 in parte della zona 5, a 206 in tutta la zona 5, con netto svantaggio delle regioni meridionali, ed anche di zone dell’Italia Centrale e perfino Settentrionale (Friuli: zona 4). Inutile dire che il salario del manovale comune scende da un massimo di 199 a un minimo di 159 se si tratta di lavoratore anziano (donna di categoria 3, da 178 a 142), da 103 a 83 se ha meno di 16 anni, maschio o femmina che sia. E si potrebbe continuare all’infinito. LOTTA DUNQUE PER L’ELIMINAZIONE DELLE DIFFERENZE ZONALI, VERE E PROPRIE INCUBATRICI DI RAZZISMO PROLETARIO!

I sindacati vigenti “lottano”, proprio all’opposto, per un aumento delle qualifiche, per il collegamento del salario alla produttività, per centomila altre rivendicazioni apparentemente operaie, in realtà forcaiole appunto perché elevano le barriere fra operaio ed operaio:

NOI CI BATTIAMO E CI BATTEREMO PER L’AUMENTO DEL SALARIO-BASE DI TUTTE LE CATEGORIE, A ORARIO DI LAVORO RIDOTTO, CON MAGGIORI INCREMENTI PER LE CATEGORIE MENO FAVORITE. È QUESTO IL PRIMO ELEMENTARE DOVERE DI UNA ORGANIZZAZIONE OPERAIA BASATA SUL PRINCIPIO CHE “NELLE CONDIZIONI DI LOTTA DELLA CLASSE LAVORATRICE, MOVIMENTO ECONOMICO E ATTIVITÀ POLITICA SONO INSCINDIBILMENTE LEGATI” (Risoluzione della conferenza di Londra della I Internazionale, 17-23 settembre 1871).