Partito Comunista Internazionale

Il ferroviere parla al suo compagno di lavoro

Categorie: CGIL, SFI, Union Activity

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Ricordi che cosa ti dissi quando la “nostra” Tribuna dei Ferrovieri (nr. 7 di quest’anno) ebbe la faccia di proclamare che “la linea di condotta del S.F.I. considera inscindibili anche se non subordinati gli interessi dei ferrovieri e quelli dell’Azienda”? Dissi che, in regime borghese, ammettere che gli interessi del prestatore d’opera e quelli del datore di lavoro siano “inscindibili”, significa in realtà accettare che quelli del primo siano subordinati a quelli del secondo, e che perciò della presunta armonia di interessi fra noi e l’Azienda le spese le avremmo fatte noi, come ogni categoria proletaria guidata sui falsi binari della coesistenza pacifica con Sua Altezza Serenissima il capitale, privato, parastatale o statale che sia.

Da quel giorno son passati alcuni mesi, c’è stato il solito annuncio di sciopero ritirato all’ultimo momento per evitare “pasticci” e c’è stato il solito pateracchio fra sindacati e Azienda in nome degli “inscindibili” interessi dei proletari e della Patria. Morale: le rivendicazioni salariali della CGIL sono state abbandonate a favore degli aumenti proposti dalla CISL e dall’UIL sulle voci della paga-base legate al rendimento (sgobba, ronzino, che ti daremo un po’ più di biada!) in cambio di questa concessione, si sono accettate norme che peggiorano le condizioni di vita e di lavoro già in atto, permettendo che il limite di età di 58 anni richiesto per andare in pensione sia aumentato, dietro “libera domanda” (si sa che cosa significa la libertà del galeotto: può chiedere quello che fa comodo al capocomma!), accettando che uno dei due macchinisti scompaia dalle locomotive di manovra con conseguente aggravio dello sforzo fisico e del ritmo di lavoro dell’altro, e così via.

Perché? Perché così vogliono le esigenze (inscindibili dagli interessi operai!) di “riclassamento e ammodernamento della rete ferroviaria”, che impongono maggior lavoro, maggior fatica muscolare e nervosa e un’ancor più ossequiosa accettazione della carota in accompagnamento del bastone. Così avviene ogni qual volta si abbandona la strada maestra della lotta di classe per imboccare quella della conciliazione nazionale e del pacifismo interclassista. È una dura lezione: posso solo augurarmi che serva ad aprire gli occhi a te, come agli altri compagni di lavoro.

Un galeotto delle FF. SS