L’emigrante parla all’emigrante Pt.2
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Nella lettera precedente avevo promesso di spiegarti quale situazione ti aspetta nei “paradisi” di non-sfruttamento e di “benessere” verso i quali la “madre” patria ti avvia, e mi ero intanto soffermato sulla difficoltà, per l’emigrante privo di qualifica professionale, di risolvere con un salario inevitabilmente basso il problema della propria vita e dell’aiuto alla famiglia.
È un punto che presenta caratteristiche permanenti e generali nella emigrazione italiana, giacché è ad essa che toccano, in tutti i paesi, i lavori più bassi, malsani, gravosi, e quindi peggio retribuiti. In Svizzera, negli ultimi 16 anni, la manodopera, in gran parte venuta dal contado, ha talmente modificato, attraverso un rapido processo di qualificazione professionale, le sue caratteristiche montanare, che non si trova più un giovane senza qualifica dovuta a regolare tirocinio come apprendista, e tutti i lavori “vili” sono eseguiti dalla manodopera straniera, in prevalenza italiana. Ciò determina pure un complesso di inferiorità razziale e nazionale di cui sono un prodotto quei rapporti di attrito e perfino di inimicizia fra lavoratori locali ed immigrati, quei risentimenti a sfondo nazionalistico che esplosero clamorosamente nei giorni delle dichiarazioni del ministro Sullo e che si ripercuotono a danno del lavoro non-qualificato riservato all’operaio straniero. Questi, vincolato com’è, non ha nessuna voce in capitolo sull’aumento dei minimi salariali che ha accettato o subito come dati di fatto, al momento dell’ingaggio.
Ma, dirai tu, e le organizzazioni sindacali che fanno? Ebbene, all’estero come in Italia, ai classici “angeli custodi” dell’ordine, o meglio del disordine borghese, cioè lo sbirro e il prete, si è via via aggiunto un nuovo personaggio: il moderno organizzatore sindacale; e insieme ai due primi è nata, come succedaneo della “trinità divina”, una nuova e radiosa “trinità terrena”. Non v’è partito borghese o piccolo-borghese, non v’è parrocchia che nell’armamentario di sonniferi per la classe operaia non contempli lo strumento sindacale “a vantaggio” del popolo lavoratore e in vista della “soluzione” del tanto discusso problema sociale.
Anche i più incarogniti forcaioli si affannano a mostrarti come abbiano a cuore il tuo presente ed avvenire; tutti, memori dell’insegnamento di Adolfo e di Benito, ti offrono un loro “sindacato”, o associazione consimile. Nel paese classico della democrazia bottegaia, la Svizzera, in cui il flusso immigratorio dall’Italia si aggira sul mezzo milione, tu vedi sorgere e moltiplicarsi come i funghi circoli e società emananti dalle missioni cattoliche italiane… recentemente arricchitesi di un nugolo di giovani e gagliardi preti motorizzati, che battono l’intero territorio elvetico per diffondere il verbo del …sindacalismo e della pietà cristiana. Quanti nostri connazionali siano ingenuamente caduti nella rete “sindacale” di costoro non sappiamo di preciso; ma crediamo di non sbagliare dicendo che, per buona sorte, i risultati non corrispondono al lavoro svolto e alle aspettative della curia. Senonché il sindacalismo cristiano non è che un aspetto della grande campagna di accalappiamento dell’emigrante e di salvazione della sua anima; che è quanto dire dell’ordine costituito. Il “sindacalismo” socialdemocratico non gli sta affatto indietro, come ti spiegherò un’altra volta.
Un vecchio emigrato.