Partito Comunista Internazionale

Saluto ad una Camera del Lavoro

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Quando, in febbraio, i nostri compagni aprirono la Camera del Lavoro mandamentale di Palmanova in una plaga caratterizzata dalla nascita di una fungaia di piccoli e medi stabilimenti industriali e dalla fuga dalle campagne verso di essi, sapevano molto bene che la loro permanenza alla sua direzione sarebbe durata solo fin tanto che il favorevole rapporto di forze locale non sarebbe stato soverchiato da un rapporto di forze nazionale ed anzi mondiale spaventosamente negativo.

Ora e non avrebbe tardato ad apparire uno scandalo, che i “dirigenti” di una piccola C.d.L. si degnassero, con pazienza tutta rivoluzionaria, di insegnare l’abicì della lotta e dell’organizzazione di classe ad ex-coltivatori improvvisamente divenuti salariati dell’industria e della campagna; che quella sede non fosse un semplice luogo di registrazione statistica di individui, di “assistenza caritatevole” o di raccolta di quote, ma operasse come centro di riunione di tutti gli iscritti, chiamati ogni settimana a discutere problemi, interessi, metodi di lotta comuni e a sentire e manifestare la loro solidarietà di classe con gli sfruttati di Ceccano, di Torino, o delle Asturie; che da questi incontri uscissero rudi ma inequivocabili mozioni di battaglia, invocanti la generalizzazione degli scioperi, la rivendicazione di salari aumentati per tutti, ma per le categorie “inferiori” in ispecie, di una giornata di lavoro effettivamente ridotta, della fine delle discriminazioni zonali del salario, e così via. Ancor più scandaloso era che la C.d.L. divenisse una postazione di artiglieria bombardante con gli obici di mozioni squisitamente politiche anche se apparentemente solo sindacali le consorelle di tutto il Friuli, le maestranze di tutta la plaga, e chissà, le risvegliasse dal sonno. Il Friuli ha altro da pensare: lo attende la gloria d’essere elevato a regione, e questa gloria deve irradiare le mense dei ricchi come il desco dei poveri, e condire di vitaminici sapori il pallido sugo della quotidiana polenta del buon dio…

Lo scandalo scoppiò, come doveva scoppiare. Anche questo i nostri compagni sapevano: che di fronte al concilio ecumenico dei bonzi provinciali, piovuti a insinuare la possibilità di conciliare le loro mozioni intemperanti coi principii della pacifica via al socialismo, sarebbe stato vano pretendere dai proletari che istintivamente si erano schierati con noi, quell’inflessibile capacità di resistenza alle melliflue suggestioni di potenti sirene, quella forza testarda di rispondere “NO”, che solo il militante di partito può mostrare – e non sempre anche lui ci riesce. Avvenne, come doveva avvenire, la diserzione.

I bonzi possono considerarla una vittoria: se la tengano! I nostri compagni sanno che, per ritrovare la loro strada (e la ritroveranno), i proletari devono, oggi, per legge storica, consumare la dura e purtroppo sanguinosa esperienza della strada contraria. Ritorneranno: la strada della guerra di classe sarà divenuta carne della loro carne.

A Palmanova o altrove, il nostro non è dunque un “addio” a una Camera del Lavoro tornata ad essere se stessa: è un caldo e appassionato “arrivederci!”.