I ferrovieri comunisti internazionalisti denunziano
Categorie: CGIL, SFI, Union Activity
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Il metodo seguito dai sindacati:
- di proclamare lo sciopero e subito disdirlo accettando per buone le «promesse» dell’Amministrazione;
- di trasformare lo sciopero nazionale in scioperi compartimentali graduati nel tempo;
La politica sindacale consistente sia nell’accettare l’una tantum prima, gli assegni integrativi poi, lasciando indefinita la questione dell’aumento effettivo degli stipendi a decorrere dall’1-7-1963; sia nel fare propria la tesi dei premi legati al rendimento;
La truffa con la quale sono stati sospesi gli scioperi compartimentali dei mesi scorsi vendendo la pelle dell’orso prima di averlo ucciso, cioè dichiarando che per gli stipendi integrativi con decorrenza dall’1° al 30-6 del 1963 l’amministrazione aveva accettato il criterio degli aumenti «funzionali» anziché per coefficienti, come invece è stato deciso senza che lo SFI-CGIL chiamasse i ferrovieri a reagire;
L’accettazione da parte del sindacato tradizionale, accodato in ogni iniziativa ai sindacati bianco e giallo, di assegni integrativi per il primo semestre 1963 che aggravano la sperequazione salariale fra le diverse categorie invece di ridurla cosicché il macchinista di I°, con stipendio attuale di lire 60.250, viene a ricevere un aumento del 36,5% che scende a 34,8 per l’aiuto macchinista T.M., al 34,6 per l’operaio, al 30,4 per il manovale, al 25,1 per l’inserviente, che pure godevano di stipendi rispettivamente di 46 mila, 43.150, 41.000, 30.750 lire!
ESSI SI BATTONO PER:
- LO SCIOPERO NAZIONALE DI CATEGORIA SENZA LIMITI DI TEMPO
- L’AUMENTO DEL SALARIO-BASE IN MISURA MAGGIORE PER LE CATEGORIE PEGGIO RETRIBUITE
- UNA SOSTANZIALE RIDUZIONE DELLA GIORNATA LAVORATIVA
- IL RITORNO AI METODI DELLA LOTTA DI CLASSE
NELLA CONSAPEVOLEZZA CHE QUESTO RITORNO SARÀ POSSIBILE SOLO CON L’ALLONTANAMENTO DALLA DIREZIONE DEL SINDACATO DEI FAUTORI DELLA COLLABORAZIONE FRA CAPITALE E LAVORO, DEL RISPETTO DELLA LEGALITÀ E DELLA DIFESA DEI «SUPERIORI INTERESSI» DELLA PATRIA.
Il ferroviere