Partito Comunista Internazionale

I calzaturieri e le differenziazioni salariali

Categorie: Italy, Opportunism, Wages

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Questa è proprio l’epoca in cui le stelle dell’opportunismo brillano in tutti i cieli. Non contento che il capitalismo abbia diviso gli operai in categorie diverse con conseguenti differenziazioni salariali, come se i metallurgici, gli edili, i falegnami e i calzaturieri, non avessero lo stesso stomaco, e che all’interno della stessa categoria i salari siano divisi in settori di specializzazione, per sesso, per età, per zone e, quello che fa più schifo, siano diversi da fabbrica a fabbrica, l’opportunismo non solo avalla queste differenziazioni ma tende ad aumentarle. Messo da parte il sistema di stipulare un contratto di lavoro che stabilisca la paga di tutta la categoria su scala nazionale, è accettato un contratto che stabilisce solo i minimi di paga, esso stipula poi dei contratti integrativi differenziati per zone salariali e addirittura per settori ed aziende singole!

Così avviene anche nell’industria calzaturiera. Riportiamo a mo’ di esempio le paghe dei calzaturieri in vigore nella provincia di Pistoia, piccola porta della regione toscana:

Operai maschi:

Notare il distacco dall’apprendista all’operaio specializzato che è di ben 90,11 lire orarie, mentre, per il sistema di lavorazione a catena e l’introduzione di macchine moderne, si può ben dire che un apprendista può fare lo stesso lavoro di un operaio, e rende effettivamente quanto lui.

Ed ecco i dati riguardanti la manodopera femminile, che costituisce la stragrande maggioranza degli operai dei calzaturifici:

Maestre:

1ª categoria:

2ª categoria:

3ª categoria:

Come si vede la differenziazione salariale è qui anche maggiore che fra i maschi. Naturalmente gli opportunisti, all’unisono coi padroni, affermano che tutto questo è perfettamente naturale, e che anzi le qualifiche devono essere aumentate secondo lo sviluppo tecnologico della produzione. La realtà è che, perseguendo la loro politica di differenziazione salariale, i bonzi tendono a creare un’aristocrazia operaia che faccia da cuscinetto fra operai e padroni; il che, egregi pilastri dell’economia capitalistica, non è cercare l’unità degli operai ma dividerli, spezzettarli, rafforzare il cordone sanitario tirato dal capitalismo per la sua difesa, fra proletario e proletario.

Il pistoiese