Nostre lotte: le 36 ore per tutti gli autoferrotramvieri
Categorie: Union Activity, Union Question, Wages, Working day
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Il 30 novembre scorso, all’azienda tramviaria ATAF di Firenze, ha avuto luogo l’assemblea generale dei dipendenti per proporre alla direzione aziendale la diminuzione della settimana di lavoro a 34 ore per gli impiegati, 36 per il personale viaggiante e 39 per gli operai, in conformità alle decisioni prese dai sindacati: proposta che ridurrebbe di un’ora al giorno la durata quotidiana del lavoro.
Il nostro gruppo e i nostri simpatizzanti si sono battuti per la riduzione della settimana di lavoro, uguale per tutti, a 36 ore, suscitando al solito le ire dei dirigenti sindacali, per i quali qualunque proposta che parta dai comunisti internazionalisti o sia da essi appoggiata è da respingersi nella maniera più assoluta, perché, secondo le dichiarazioni del segretario provinciale di categoria, mirerebbe ad infrangere l’unità dei lavoratori e citando un passo del n. 39 del Tranviere Rosso – «a corrompere le masse lavoratrici con la violenza e le finalità rivoluzionarie».
Ormai all’ATAF di Firenze lo scontro fra i dirigenti opportunisti e le nostre posizioni tradizionali è continuo, e non passa giorno senza che gli attivisti e i galoppini nazional-socialcomunisti si prendano la quotidiana strigliata dai proletari più avanzati. L’opposizione delle direzioni sindacali, sempre unite contro di noi, alla nostra parola d’ordine delle 36 ore riflette quella contro l’aumento indifferenziato da noi sostenuto nell’estate scorsa, e che fu motivo di vasta agitazione fra il personale dei tranvieri. Le ragioni sono molto semplici e derivano dall’opposto modo di considerare e quindi di condurre le lotte sindacali. Per gli opportunisti, le rivendicazioni immediate dei salariati sono fini a se stesse, e quindi non devono intaccare menomamente l’attuale regime sociale, ma svolgersi nell’ambito delle strutture economiche precostituite, nei limiti aziendali, riconoscendo e rispettando il principio delle lotte articolate e circoscritte; non debbono mai, infine, mettere in difficoltà l’economia e il bilancio dell’azienda, per la cui tutela appositi organi di tipo corporativo, come i Consigli di Gestione, sono stati costituiti dagli attuali partiti pseudo-sinistri, in appoggio alle direzioni padronali. Per noi, invece, comunisti rivoluzionari, sul filo della tradizione operaia marxista, da Marx a Lenin, queste rivendicazioni rischiano di essere caduche ed inconcludenti se non sono corroborate da una direzione comunista rivoluzionaria che obiettivamente le diriga verso il fine ultimo dell’abbattimento violento del potere statale del capitalismo e delle classi borghesi. Al tempo stesso, quindi, per il nostro partito è facile prospettare obiettivi di lotta che abbiano un carattere il più generalizzato possibile per modo che, in periodi così favorevoli al capitalismo, si possa ottenere almeno la massima estensione e profondità delle lotte, e quindi una crescente solidarietà fra salariati, condizione indispensabile per raggiungere l’efficacia necessaria a prospettive più avanzate e superiori; mentre per l’opportunismo è indispensabile frazionare le lotte, mantenere artificiose divisioni fisiche ed economiche tra gli operai, e porre rivendicazioni immediate che mantengano intatte queste divisioni.
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Stando così le cose, nemici dell’unità operaia sono proprio i dirigenti sindacali e gli opportunisti che svolgono una sistematica opposizione ad ogni anche minimo tentativo d’infrangere le barriere di salario e categoria, e, nell’assaltare le nostre posizioni di avanguardia, vibrano colpi demolitori alla unità di classe, pregiudicano gli stessi risultati delle lotte rivendicative, compiono opera di corruzione politica dei proletari, difendono, in breve, l’attuale regime di sfruttamento ed oppressione. Nei momenti di contrasto aperto fra dirigenti ufficiali e base, gli operai intuiscono che il nostro metodo e le nostre posizioni sono garanzia di difesa e di successo; per questo, a volte inconsapevolmente, parlano la nostra lingua e mandano in bestia i caporioni.
Si tratta ora per i tranvieri di passare da un’adesione esteriore al nostro programma di lotte sindacali, ad una partecipazione fisica ed effettiva, che per affermarsi deve necessariamente sconfinare dall’ATAF di Firenze, collegarsi e saldarsi dapprima ai lavoratori delle altre aziende del settore in campo nazionale (come si è già in parte verificato all’azienda autofiloviaria di Catania), poi a tutta la classe.
La nostra rivendicazione vale quindi per tutti gli autoferrotramvieri, da Torino a Palermo, da Firenze a Napoli:
36 ORE SETTIMANALI PER TUTTE LE CATEGORIE A PARITÀ DI SALARIO!