Partito Comunista Internazionale

Fuori dal circolo vizioso

Categorie: CGIL, CISL, UIL, Union Question, Wages, Working day

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La lunga agitazione dei metalmeccanici avrebbe dovuto porre all’ordine del giorno, come problema comune a tutta la classe operaia, due questioni vitali: la riduzione drastica del tempo di lavoro, l’aumento generale e sostanziale del salario-base. Ma porre queste rivendicazioni significa dare all’insieme delle battaglie operaie un obiettivo e un’impostazione non settoriali, articolati e frammentari, ma potentemente unitari, diretti verso quelle finalità massime del proletariato che impongono di fare di ogni singolo episodio del conflitto fra lavoro e capitale un anello dell’offensiva generale contro il sistema di produzione capitalistico e i suoi ordinamenti politici. Abbandonare questo terreno significa cadere nel circolo vizioso di una lotta senza avvenire, perché senza filo conduttore.

Lo dimostra, fra l’altro, l’accordo scandalosamente firmato dalle dirigenze sindacali con le aziende metalmeccaniche a partecipazione statale.

Rivendicare la riduzione del tempo di lavoro ha senso solo se la richiesta è generale ed è accompagnata dal rifiuto del lavoro straordinario. Le dirigenze sindacali, che hanno fatto dell’«articolazione» il principio-cardine delle lotte operaie e delle loro parole d’ordine, hanno accettato una riduzione diversa da settore a settore e hanno sancito il principio del lavoro straordinario limitandosi a contrattare la maggiorazione della relativa mercede. Tutori degli interessi della «economia nazionale», hanno fissato a 46 ore la settimana lavorativa nei cantieri (contro 43 nelle siderurgie) perché è noto che questi, poverini, attraversano un momento difficile nel quadro del «miracolo italiano».

Rivendicare la soppressione del lavoro straordinario e una drastica riduzione della giornata legale (non si era parlato di 40 ore, all’inizio?), è possibile alla sola condizione di aumentare il salario minimo a un livello tale da permettere all’operaio di vivere senza doversi spremere di più in una lotta quotidiana per l’esistenza. L’aumento è stato irrisorio, giacché i sindacati puntano non su di una remunerazione sufficiente generale, ma sulle entrate variabili e aleatorie costituite dai premi di rendimento, i superminimi, i cottimi, ecc., da negoziarsi a livello aziendale giacché essi hanno a cuore il bene della produttività delle aziende capitalistiche.

Risultato: il salario-base è aumentato in misura insufficiente e in modo ancor più differenziato per categoria; la differenziazione fra operaio ed operaio, fra la manovalanza semplice e l’«aristocrazia operaia» degli specialisti è diventata ancora più netta, sia nel campo del salario minimo, sia in quello dei premi ed incentivi (ovviamente le aziende più grosse potranno concedere premi che per le piccole sarebbero proibitivi); per combinare il pranzo con la cena, l’operaio sarà costretto come prima a ricorrere alle ore straordinarie e a un crescente sforzo produttivo per ottenere gli ambiti premi (premi alla povera bestia da lavoro!).

È questo, come dicono le dirigenze sindacali, lavorare per l’unità della classe operaia? Noi diciamo che è lavorare per la sua divisione. Divisione nelle lotte, divisione nelle condizioni di vita conquistate attraverso le lotte, divisione negli obiettivi categoria per categoria, settore per settore, azienda per azienda!

Noi ci battiamo per assicurare alla classe operaia una direzione unitaria che, espressa una volta per sempre nel programma comunista, deve rispecchiarsi nella stessa azione quotidiana, nel modo di impostare e dirigere anche le battaglie rivendicative e di formularne gli obiettivi: questa unità implica la rottura dei patti con organizzazioni gialle e bianche, la rottura di un’unità sindacale falsa e bugiarda che mette la CGIL, il tradizionale sindacato rosso (oggi nemmeno rosa) al rimorchio della CISL e dell’UIL; implica il ritorno del sindacato sotto la direzione del partito rivoluzionario di classe, e il ripudio di quella «apoliticità» che, di fatto, vuol dire «politica borghese». In questo sì, siamo disgregatori dell’attuale blocco innaturale in nome e per il bene degli interessi unitari e generali del proletariato, nella sua lotta contro tutto lo schieramento capitalistico.