Per la rinascita dei gruppi comunisti
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I proletari che si avvicinano per la prima volta al partito ci chiedono in che cosa consistono i gruppi comunisti in fabbrica e nei sindacati. Abbiamo già altre volte scritto su questo argomento e pubblicato vecchi testi del Partito del 1921. È noto che i gruppi comunisti sono gli organi del partito nelle fabbriche e nei sindacati di classe. I gruppi sono alle strette dipendenze del partito. Non sono, cioè, indipendenti né autonomi, né lo sono mai stati. Attraverso questi organi il partito realizza la sua azione politica, la sua tattica, legando crescenti strati operai, infine le masse, alla sua direzione.
La fitta rete di gruppi nella classe, in fabbrica e nei sindacati operai, consente al partito di guidare le grandi masse sia nelle lotte quotidiane che nelle lotte finali per il potere.
Riportiamo alcuni brani di un testo, noto ai compagni, pubblicato nel n. 46 del 21 luglio 1921 nell’organo del Partito Comunista, sotto il titolo «Norme per la costituzione e la organizzazione dei Gruppi Comunisti», e ripubblicato nel nostro organo di stampa «Il Programma Comunista» n. 18 del 20 ottobre-3 Novembre 1967.
Il testo fa riferimento a Comitati, Esecutivi, ed organi di direzione che nel vecchio Partito Comunista d’Italia formavano l’organizzazione del Partito. Oggi non è più dato parlare di organi simili, in quanto il partito ha superato certe forme di organizzazione, non più rispondenti ai compiti della lotta generale, m ed è in grado di muoversi egregiamente sulla base del «centralismo organico». Oggi, al posto del Comitato Centrale Sindacale del Partito v’è l’Ufficio Sindacale Centrale, e al posto dei vari comitati di gruppo, sindacali, locali, ecc. vi sono i gruppi comunisti semplicemente che, legati per via diretta alle sezioni territoriali del partito, non hanno più bisogno di una struttura gerarchica formale, o comunque di una struttura nella quale sia necessario nominare od eleggere dei «fiduciari» o dei «responsabili», risolvendosi la direzione del gruppo e dei gruppi comunisti nella corretta applicazione delle disposizioni emananti direttamente dal Partito. Su questa base si risolvono, quindi, anche le altre questioni di organizzazione pratica, di disciplina, di esecuzione. In breve, nei gruppi si riflettono le stesse condizioni dell’intero partito.
Sull’onda della ripresa di classe il Partito estenderà questa rete che, nei limiti delle reali possibilità, si sta già costituendo e che nei recenti congressi della CGIL ha già dato prova di rispondere bene ai compiti prefissati. Si tratta di allargare questa organizzazione, di chiamarvi i proletari. Il numero dei gruppi e quello degli aderenti, come pure la capacità operativa di questi organi, non sono dipendenti esclusivamente dalla volontà dei compagni, ma dalle condizioni di sviluppo della lotta rivoluzionaria di classe. Come pure la dilatazione dell’influenza del partito sulla classe non dipende dai paterecchi con altri gruppi di equivoca natura, contro i quali, invece, il Partito promuove la più severa azione critica.
Ecco i brani.
«1 – In tutte le località la sezione comunista dovrà provvedere a riunire i compagni iscritti al Partito… che lavorino presso uno stesso stabilimento, ufficio o azienda industriale o agricola, e costituire fra di essi il Gruppo Comunista. Questo però deve essere costituito da almeno tre soci: ove gli iscritti al partito non raggiungano questo numero, non si dovrà logicamente costituire il Gruppo. Questo si dovrà comporre come abbiamo detto di soli iscritti al Partito. Potranno, però, aderire anche i simpatizzanti, dei quali dovrà essere tenuto un elenco separato; essi assumeranno la qualifica di soci simpatizzanti. I Gruppi comunisti dovranno essere costituiti anche in seno alle Leghe di mestiere, sindacati, cooperative di lavoro, di consumo, agricole, ecc. Anche qui si dovrà procedere come detto più sopra. Avverrà così che singoli compagni si trovino ad essere contemporaneamente soci di due o più gruppi. Sarà tanto di guadagnato, in quanto essi potranno dare la loro attività così nella propria azienda come nelle organizzazioni sindacali ed economiche.
2 – I gruppi comunisti devono dedicare la loro maggiore attività all’opera di propaganda nella massa lavoratrice organizzata e non organizzata, devono fare opera di collegamento fra il Partito e gli operai, divulgando in mezzo ad essi le principali deliberazioni e manifestazioni di ordine politico e sindacale del Partito Comunista, in modo che queste vengano subito portate a conoscenza dei proletari che dovranno essere indotti a seguire il nostro Partito in tutte quelle azioni che verranno di volta in volta deliberate. In una parola, il Gruppo Comunista deve essere la lunga mano del Partito in fabbrica, nella Lega, nelle cooperative, nel circolo, ecc.
Speciale funzione hanno i Gruppi comunisti nei sindacati di mestiere. Laddove i nostri compagni sono in minoranza essi devono lavorare continuamente per divenire maggioranza, sia inducendo i disorganizzati ad entrare nell’organizzazione onde rafforzare la loro azione, sia riaffermando continuamente nelle assemblee e nelle riunioni i nostri principi e presentando in qualunque votazione una propria lista di candidati alle cariche sociali, che deve essere sempre di maggioranza e composta soltanto di comunisti o di fidati simpatizzanti, possibilmente iscritti ai Gruppi. Ove invece i nostri siano già ai posti direttivi, i Gruppi Comunisti debbono fare opera perché i compagni che coprono cariche nell’organizzazione sappiano acquistare e mantenere la fiducia delle masse, suggerendo ad esse l’opportunità o meno di seguire un determinato indirizzo a seconda di quanto viene consigliato da speciali condizioni e situazioni ed a seconda anche del sentimento degli organizzati».