Il comunismo ed i sindacati
Indici: Questione Sindacale
Categorie: Union Question
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Il Soviet, organo della frazione comunista riprende le sue pubblicazioni.
Siamo lieti di questa ripresa attività in quanto esso potrà volgarizzarci l’ideale comunista è nell’istesso tempo fare intendere alla classe lavoratrice la differenza che passa da socialismo a comunismo.
Sarebbe ingenuo pretendere che da un giorno all’altro ci sia sciorinato, tutto il vastissimo programma comunista però a noi simpatizzanti diretti incombe l’obbligo di domandare al carissimo Soviet alcuni capi-saldi del suo programma anche per mettere la nostra coscienza a posto, anche perchè in contatto diretto con le folle analfabete o semianalfabete non pigliamo qualche granchio pro o contro.
E domandiamo:
1. Quale considerazione e atteggiamento avrà il nuovo partito comunista verso le organizzazioni operaie e contadine?
2. Quale dei due metodi e delle due scuole abbraccerà: quello della confederazione del lavoro, o quello dell’ unione sindacale?
3.° Quale indirizzo seguirà esso nella possibile vertenza tra capitale e lavoro?
La considerazione che spinge il sottoscritto a formulare le suesposte domande è un assillante dubbio, il presente.
Dato il patto di alleanza esistente tra la confederazione del lavoro e il partito socialista e rimanendo la frazione comunista nelle file del partito socialista ufficiale potrà senza incompatibilità morale e politica propagandare un nuovo indirizzo alle organizzazioni?
Non credi, caro Soviet, che una via decisiva bisogna prenderla per allontanare gli equivoci ed i possibili contrasti tra organizzazione e organizzazione, tra militanti e militanti delle medesime file?
Ora se le organizzazioni come enti costituiti devono seguire l’indirizzo della confederazione del lavoro tanto vale che i comunisti veri e propri si appartino da ogni movimento di categoria sposando in tutte le sue conseguenze la politica abbracciata.
Ed è necessario questo sdoppiamento di persone, in quanto non si può continuare nell’eterno equivoco del rivoluzionario in
politica e del collaborazionista in economia.
Perciò se il partito comunista nel suo programma limpido e chiaro contiene la conquista delle organizzazioni bisogna romperla col patto della confederazione del lavoro, rompendo questo potremo ancora avere poi stanza nel partito socialista ufliciale?
lo mi auguro che i compagni comunisti profondamente convinti vorranno rispondere alle mie domande, poiché esse mirano a una necessaria chiarificazione d’un indirizzo da abbracciare o da respingere.
ANGELO RUSSO