L’unità con i sindacati gialli uccide il sindacato di classe
Categorie: CGIL, CISL, Italy, Opportunism
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I contratti testė siglati tra sindacati e padroni riconoscono i cosiddetti diritti sindacali. Assemblea, Permessi per motivi sindacali e cariche elettive, Tutela dei rappresentanti sindacali aziendali, Affissioni e diffusione stampa, Deleghe: su questi elementi l’accordo tra aziende e sindacati, ampio o stretto che possa risultare, consiste unicamente nel riconoscimento della tutela da parte delle attuali dirigenze sindacali dell’ordine in fabbrica, cioè del controllo dei bonzi sui lavoratori. Infatti, là dove il controllo è diretto i limiti sono molto ampi o nulli, come per esempio per l’esazione dei contributi a mezzo delega del lavoratore alla direzione padronale, per l’elezione di rappresentanze sindacali, ecc. Nel caso, invece, in cui il controllo può addirittura sfuggire ai duci sindacali, allora il contratto prevede degli sbarramenti e dei divieti assoluti. Per esempio, le comunicazioni sindacali prima di essere affisse negli albi di fabbrica devono essere firmate dai responsabili sindacali provinciali di categoria e copia deve essere inoltrata alla direzione padronale. Ancora, queste comunicazioni possono affiggerle solo i sindacati firmatari dei contratti, quindi tutte le Centrali, compresa la CISNAL, e non un gruppo di operai rivoluzionari. Solo alle Centrali sindacali è consentito di diffondere stampa nei reparti, a condizione che copia sia stata data alla Direzione e il cui contenuto non risulti lesivo del rispetto dovuto all’imprenditore e ai dirigenti dell’impresa. I bonzi non si sogneranno di ledere il rispetto del datore di lavoro e dei dirigenti padronali. Solo gli operai coscienti e avanzati si sentiranno In dovere di maltrattare padroni e loro tirapiedi. Per questi operai i diritti sindacali consistono nell’espulsione dal sindacato, se ancora non ne sono stati cacciati, o il licenziamento in tronco senza difesa sindacale.
Sulla base di queste conquiste, le Centrali sindacali, ma soprattutto la CGIL che si autodefinisce sindacato di classe, forzano i tempi per concretizzare finalmente l’unità organica sindacale. Avevamo già denunciato il tentativo dei bonzi sindacali di aggirare l’ostacolo dell’unificazione, quando constatarono le enormi difficoltà per realizzare il pateracchio. La tattica usata è stata quella, prima di toglier di mezzo tutti gli operai coscienti, radicali, non disposti a subire umiliazioni di sorta, poi di accreditare presso le masse operaie la rispettibilità di classe della CISL e della UIL, propagandando la ritrovata verginità di sindacati nati e allevati per volontà del capitalismo. Ora che le vittorie sindacali portano la firma delle tre Centrali, i bonzi si rimboccano le maniche per costituire Sezioni sindacali aziendali unitarie, formate, cioè, da tre rappresentanti per ciascuna centrale sindacale. Non solo è un passo, questo, decisivo verso l’uccisione della CGIL, ma è una resa incondizionata della CGIL alla CISL e alla UIL. In questo modo la stragrande maggioranza dei lavoratori organizzati nella CGIL avrebbero lo stesso peso politico, la stessa forza anche contrattuale, della infima minoranza organizzata nella CISL e nella UIL. In alcune fabbriche si arriva alla aberrante constatazione che 700 operai iscritti alla CGIL hanno tre rappresentanti nell’unica Sezione sindacale come i 50 iscritti alla CISL. Cosa vuol dire questo, se non sottomissione dell’organizzazione di classe ai padroni, al Governo che ne rappresenta gli interessi generali, allo Stato che ne è la macchina per la repressione antioperaia? Di conseguenza si assiste alla espulsione dalla CGIL di quei lavoratori che si rifiutano di dare la loro approvazione ad una Sezione Sindacale così concepita.
Al padronato, al capitalismo questa soluzione giova, sia perché lascia al dirigenti sindacali l’infame compito di allontanare il proletariato rivoluzionario dal sindacati, sia perché impedisce che l’organizzazione di classe attuale, la CGIL, possa essere guidata da una politica genuinamente proletaria con l’innesto alla direzione di scoperti e dichiarati agenti del regime capitalistico.
Il sindacato unico che uscirà fuori dagli intrallazzi dei sommi duci sindacali e politici non è il sindacato di classe, l’organo di lotta proletaria che contribuisce all’emancipazione degli operai dallo sfruttamento capitalistico, ma è l’organo creato per la convivenza tra operai e padroni, tra proletariato e Stato del capitale, è un organo specifico della controrivoluzione. E siccome è impossibile la convivenza tra vittime e carnefici, questo sindacato serve soltanto a reprimere ogni tentativo della classe operaia, rappresentata dalla sua avanguardia rivoluzionaria, di arrovesciare l’attuale politica frontista e pacifista del sindacati e del partiti traditori. Nel mentre il proletariato rivoluzionario nega sin d’ora il suo appoggio a questo tipo di sindacato, si chiama gli operai coscienti a estendere la lotta contro il riformismo della CGIL, per impedire questa unificazione e dare ai lavoratori una guida unitaria di classe. L’unità di classe non si mercanteggia con i nemici del comunismo, ma si conquista lottando contro il capitalismo e i suoi lacché, i suoi agenti insediati alla testa delle organizzazioni sindacali, sostenuti dai partiti che hanno abbandonato per sempre la rivoluzione proletaria comunista