Partito Comunista Internazionale

Le “squadre comandate” organi di crumiraggio legale

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Porto Marghera, giugno.

I proletari di Porto Marghera si trovano in questi giorni a combattere su due fronti. Da un lato il Capitale e dall’altro l’opportunismo delle centrali sindacali spalleggiate dai partitacci falsamente proletari. Due fronti per modo di dire, in quanto sappiamo bene a quale carro siano attaccati questi ultimi.

I tre grandi scioperi dei chimici, che hanno interessato la Petrolchimica, l’Azotati e la Fertilizzanti, hanno registrato una percentuale altissima di astensioni, nonostante e contro l’azione dei sindacati, desiderosi come sempre di sedere a trattare.

Nello stesso tempo alla Châtillon la percentuale degli scioperanti ha sfiorato il cento per cento.

La lotta riguarda soprattutto i premi di produzione, ma si estende, come sempre una lotta di classe, alle condizioni generali dei lavoratori, prime fra tutte quelle riguardanti lo sfruttamento del lavoro con ritmi di produzione bestiali e il mantenimento del posto.

Ne deriva una atmosfera generale di collera che invano i reggicoda sindacali del Capitale cercano di dissolvere. Non a caso, nelle assemblee operaie si è gridato, con grande scandalo dei bonzi « FRANCIA! FRANCIA! ».

E con la necessaria premessa che non da noi può essere tollerata una visione spontaneistica delle lotte di classe, che anzi l’abbiamo sempre combattuta come non marxista, non possiamo non sottolineare come la massa, per forza di cose, al momento presente tragga insegnamenti validissimi anche e soprattutto senza la guida dei partiti. Cosicché pur prevedendo sterile di frutti immediati questa eroica lotta proletaria, condotta senza la guida del partito di classe, salutiamo con gioia gli avvenimenti che portano gli operai nelle assemblee a scavalcare e denunciare le direttive forcaiole del bonzume venduto.

Questo per noi significa che la storia torna a far incrociare la strada del proletariato con quella del suo partito comunista e rivoluzionario.

Quello che è accaduto in questi giorni a Porto Marghera è significativo. Alla proclamazione degli scioperi, i sindacati, d’accordo col padrone, cercarono di far accettare alle maestranze della Edison una squadra « comandata » composta da 700 persone. Era chiaro che in questo modo il normale ritmo produttivo sarebbe stato garantito, annullando l’efficacia dello sciopero. In blocco gli operai hanno rifiutato, e con durissimi picchettagi hanno mandato a vuoto la manovra.

In una successiva riunione tenuta in un cinema di Mestre si è poi avuta la conferma del programma di scioperi stabilito in precedenza.

Inutile sottolineare che questo fermo comportamento dei proletari di Porto Marghera ci fa piacere e per la riconfermata volontà di lotta espressa con i fatti dagli operai e per la conferma delle nostre tesi, ormai classiche sul putrido opportunismo delle centrali sindacali.

Nel contesto di questi avvenimenti s’è poi gettato di mezzo il cadavere del movimento studentesco, chiamando a banchetto gli sciacalli de l’Unità e le iene del Gazzettino. Studenti di Venezia sono infatti venuti a Marghera per dar man forte nei picchettagi, ma soprattutto per convincere i proletari a salvare i « valori della cultura ». Cultura borghese, naturalmente. Del fatto, i pennivendoli dell’una e dell’altra parte, hanno tratto gran rumore. I comunisti sedicenti, soprattutto, sono molto occupati a far credere agli operai esasperati che gli studenti, quelli cioè che domani saranno i nuovi aguzzini, i nuovi dirigenti, i nuovi birri del Capitale, sono « amici » e che essi possono procedere assieme nella « protesta » e nella « contestazione ». Esempio funesto sia quello giapponese, che ha tratto proprio dallo studentume comunistoide degli anni cinquanta, i più duri neo-capitalisti degli anni sessanta.

Altra farsaccia intrecciantesi a quella degli studenti, è stata la faccenda della Biennale. Non ne parleremmo, se non fosse per un certo legame poliziesco che la mette in relazione con l’esplosione di collera proletaria che incombe su Porto Marghera. Un battaglione Celere della P.S. occupa Venezia a un tiro di schioppo dalla Zona Industriale della Terraferma. Non ci vengano a dire che tanti sbirri strafottenti, armati fino ai denti pullulano solo per quattro fottuti pittori che vogliono far la loro personale contestazione in questa mostra biennale della prostituzione dell’arte borghese!

Lo stato borghese con la sua sbirraglia aspetta invece al varco il proletario che si sognasse di « fare come in Francia ». Quando le sporche manovre del bonzume fallissero, quando la loro tattica a tre livelli (aziendale, provinciale, nazionale) non riuscisse a imbrigliare la possente spinta rivoluzionaria degli operai, quando il « valore democratico delle lotte rivendicative articolate unitarie (!) » che tanto sta a cuore ai collitorti che guidano la CGIL dovesse dichiarare fallimento, ecco che entrerebbe in azione la macchina repressiva dello Stato, proprio come in Francia. E allora addio alla cultura ed ai suoi valori, addio al dialogo fra studentume e operai.

Questo gli operai di Porto Marghera l’hanno capito bene e sono anche pronti a sostenere il peso della lotta, ed in tal senso si sono espressi nelle infuocate assemblee operaie, mentre bonzi e tirapiedi vari si affannavano in tutti i modi a calmare le acque.