Partito Comunista Internazionale

Bestiali condanne degli eroici operai di Radom e Ursus

Categorie: Europe, Union Question

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Al momento di andare in macchina ci giungono le prime scarne notizie sui processi e le condanne ai valorosi operai polacchi. Il 19 luglio il tribunale di Radom ha condannato sei scioperanti con pene detentive tra i sei e i dieci anni. Il 20 il tribunale di Ursus ha condannato sette scioperanti con il carcere da tre a cinque anni. Altri dodici verranno processati nei prossimi giorni. Di più non è dato sapere.

L’«Unità» informa di una «nota» del PCI al partito polacco, nella quale si auspica «moderazione e anche clemenza». La segreteria della FLM protesta per le «repressioni» che «contrastano con la necessità di risolvere i problemi che emergono nella classe operaia attraverso il dibattito, la partecipazione e la presenza effettiva ed autonoma del sindacato». Un commento adeguato a questi vergognosi atteggiamenti del partitico tricolore sono già contenuti, perché previsti, nel testo a fianco. Resta da aggiungere, o meglio da ribadire ancora,

che non solo gli operai di Polonia ma gli operai di tutti i paesi, quando sono costretti dalla pressione capitalistica a difendersi con le armi che sono loro proprie, lo sciopero e la rottura della legalità statale, non possono contare che su le loro forze, e che le bonzerie sindacali e partiti del tradimento non alzano un dito in loro difesa e li consegnano alle forze repressive dello Stato, polizia e magistratura. Gli operai italiani non si illudono: i giornali dei loro partiti e dei loro sindacati ufficiali hanno riempito pagine e pagine per giorni e giorni e proclamato persino scioperi per gli assassinii di funzionari dello Stato borghese. Per gli operai polacchi caduti, feriti, arrestati e condannati a condanne dure come se fossero dei ladri, dei banditi; per le masse sfruttate palestinesi e libanesi, per i mille proletari che ogni giorno cadono sul lavoro nelle fabbriche, nei cantieri, sui posti di lavoro, vittime dello sfruttamento capitalistico, nemmeno un minuto di raccoglimento, come si è usi fare nelle manifestazioni pubbliche.

I comunisti rivoluzionari, gli operai comunisti per le loro debolissime forze non sono in grado di effettuare alcuna mobilitazione ma, mentre inneggiano al poderoso movimento di sciopero dei proletari polacchi, solidarizzano con le loro lotte e con quelle degli eroici combattenti e delle masse sfruttate del Medio Oriente, additano agli operai occidentali il loro esemplare comportamento di figli del lavoro perché, se oggi sono ancora nella impossibilità di seguirlo per il tradimento dei loro capi venduti allo Stato capitalista, se ne imprimano nella memoria l’alto significato di classe e lo facciano proprio domani quando per loro suonerà l’ora

della ripresa della lotta contro il padronato, lo Stato, i traditori, i falsi partiti e i sindacati operai.