Non salario equo, ma abolizione del salariato
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Se la classe operaia cedesse nella sua lotta quotidiana col capitale, si priverebbe della possibilità di compiere poi questo o quel movimento di maggior portata. Ma nello stesso tempo, e prescindendo dall’asservimento generale che implica il regime del salariato, gli operai non devono esagerare il risultato finale di questa lotta quotidiana. Non devono dimenticare che lottano contro gli effetti e non contro le cause di questi effetti, che possono solo trattenere il moto discendente ma non mutarne la direzione, che applicano solo dei palliativi ma senza guarire il male. Non dovrebbero quindi lasciarsi assorbire esclusivamente dalle scaramucce inevitabili che nascono senza tregua dalle continue angherie del capitalismo o dalle oscillazioni del mercato. Devono comprendere che il regime attuale, con tutte le miserie di cui lo opprime, genera nello stesso tempo le condizioni materiali e le forme sociali necessarie per la ricostruzione economica della società. Invece della parola d’ordine conservatrice: «Salario equo per giornata di lavoro equa», essi dovrebbero iscrivere sulla propria bandiera la parola d’ordine rivoluzionaria: «Abolizione del salariato!».
(Marx, 1865)