Partito Comunista Internazionale

La commedia dell’opportunismo

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Come al 25 aprile 1945…

«Proprio in questo giorno d’aprile cade il decimo anniversario della costituzione a Salerno del primo governo di unione nazionale. Noi salutammo allora questo governo con le seguenti parole: «Dopo venti anni di fascismo, è il primo governo costituito dai rappresentanti di tutti i partiti nazionali, cioè di tutti gli interessi, di tutte le aspirazioni del nostro popolo… Dopo venti anni di dittatura, è il primo governo democratico… il primo governo in Italia nel quale entrino rappresentanti socialisti e comunisti, cioè i rappresentanti degli operai, dei contadini, dei lavoratori… è il primo governo nel quale le masse popolari potranno far valere il proprio peso, la propria volontà di liberazione, il proprio spirito nazionale e progressivo». Ed aggiungevano, a chiarimento della nostra posizione e per disperdere ogni elemento che potesse turbare la più stretta unità di lotta: «Di fronte alle esigenze della guerra di liberazione nazionale… ogni divergenza sul regime che vogliamo dare, poi, alla nostra patria, deve tacere: ogni riforma sociale, per quanto legittima, ma non urgente, non può che passare in secondo piano, essere momentaneamente accantonata». (Dall’articolo celebrativo di L. Longo su l’Unità del 25-4-54).

…così dieci anni dopo…

«La nostra guerra di liberazione nazionale non fu solo lotta armata di formazioni militari, di formazioni partigiane, ma lotta di popolo nel luogo stesso di vita delle grandi masse lavoratrici. Da ciò bisogna trarre insegnamento, OGGI che nuovi pericoli si addensano non solo sull’esistenza e sull’avvenire del nostro popolo ma sulla vita e sull’avvenire dell’Europa e della umanità intera. Questi pericoli non possono essere scongiurati se non si ritrova l’unità del tempo della Resistenza, se non si favorisce la collaborazione tra tutte le forze sane e costruttive della nazione». (Sempre dall’articolo di Longo di cui sopra).

…e di qui all’eternità

Il succo delle cose dette dal n. 2 o 3 del P.C.I., e per esso, dalla Direzione del P.C., è questo: «Per ottenere, dopo venti anni di dittatura fascista, un governo democratico multipartitico, i capi del P.C.I. accantonarono nel 1945 «ogni riforma sociale», cioè accettarono il capitalismo e la dominazione di classe della borghesia, che il fascismo, cadendo, lasciava in eredità agli antifascisti. In sostanza, prendendoci per un momento il gusto di personificare le forze sociali, avvenne allora il seguente dialogo:

Esercito di occupazione anglo-americano: «Signori del P.C.I. acconsentiamo ad includere vostri rappresentanti nel governo di Salerno, accanto ai nostri rappresentanti democristiani, liberali, demoliberali e via dicendo. Voi che siete disposti ad offrire a contropartita?».

La Direzione del P.C.I.: «Siamo felicissimi di sedere al governo con i vostri fiduciari. In cambio, ci impegniamo ad appoggiare con tutti i mezzi a nostra disposizione l’occupazione anglo-americana dell’Italia. Necessariamente, per trascinarci dietro il popolo ed arruolare partigiani, bisognerà promettere un vasto programma di riforme sociali. Ma solo promettere! Poi si vedrà».

Così fu concluso l’accordo tra i capi del P.C.I. e i generali del Governo Militare Alleato («AMGOT» ricordate?). La democrazia parlamentare, per ottenere la quale gli operai furono esortati a differire la resa dei conti con il capitalismo, non ebbe una diversa origine. Le riforme sociali che il P.C.I. «accantonò» stando al governo con preti e massoni, ridivennero di moda allorché i padroni americani ordinarono a De Gasperi di cacciare a pedate i comunisti dal governo nel marzo 1947. E in nome delle riforme sociali P.C.I. e P.S.I. fecero il 18 aprile e il 7 giugno.

Oggi… Oggi, il primo partito stalinista del mondo dopo quello russo, il partito che coi suoi alleati conta quasi 10 milioni di voti ed altri ne va raccogliendo in tutte le classi sociali, riparla di rimettere nel dimenticatoio le famose «riforme di struttura» destinate – ricordate? – a distruggere le «forze oscure della reazione in agguato». Nel 1945 si scoprì che la cacciata del fascismo e la reintroduzione del parlamentarismo era un obiettivo superiore agli interessi delle classi, tale pertanto da esigere l’unione nazionale degli sfruttati e degli sfruttatori. A dieci anni di distanza, nell’anno di Anna Maria Caglio, i supremi imbroglioni arrivisti del social-comunismo scoprono che la lotta di classe e la distruzione del capitalismo debbono passare in secondo piano di fronte al pericolo che minaccia la «esistenza stessa dell’umanità»: la bomba H.

Poiché gli Stati Uniti non acconsentiranno mai a privarsi delle armi nucleari con cui terrorizzano il mondo; poiché saranno sempre in grado di riprodurre le scorte a sazietà, l’accordo che Togliatti raccomanda di cercare «tra il mondo cattolico e il mondo comunista» dovrà durare, se trovato, fino alla consumazione dei secoli. Comodo. Il sogno del socialcomunismo, tipo Togliatti, Longo, Nenni, è di morire tra il rispetto della borghesia. Quello che vogliono i giovani dell’apparato è di conservarsi lo stipendio e fare carriera.

Fortunatamente, esiste una bomba più potente della bomba H che brucerà l’opportunismo ed il tradimento: la Rivoluzione.