Partito Comunista Internazionale

Echi del 25 aprile

Categorie: Antifascism, Italy, Life of the Party, Opportunism, Partisan Movement, Partito Comunista Italiano, Partito Socialista Italiano

Questo articolo è stato pubblicato in:

Ci scrive da Genova un «Partigiano non ancora corrotto dai falsi pastori del comunismo»:

«In occasione della Festa della Liberazione, l’ANPI di Genova, con un manifesto pubblico, invitava tutti i partigiani di tutte le tendenze politiche alla sfilata. Così avvenne che, dopo aver portato le solite corone al Monumento dei Caduti, tutti dovevano sfilare davanti al corpo delle Autorità spiegando le loro bandiere, ma fra queste non c’erano le bandiere rosse perché la polizia non ha voluto che vi partecipassero.

Bisogna riconoscere che la polizia capitalista è stata pienamente coerente con i suoi principi patriottici, perché il 25 aprile è stata una vittoria non degli operai ma del capitalismo, passato per l’occasione dalla veste fascista e monarchica a quella democratica e repubblicana. Con l’aiuto di tutti i partiti cosiddetti di sinistra, il capitalismo è poi riuscito a rimettere in piedi uno Stato ancora più forte di prima e, se occorresse, ben più capace di repressione. Per i signori di scuola stalinista che chiamano progresso la bandiera rossa sfilante accanto alla bandiera tricolore, il 25 aprile era invece una vittoria operaia, come sono vittorie i compromessi con gli industriali per cui nuovi lavoratori vengono buttati sul lastrico.

Ma noi siamo certi che i lavoratori presto o tardi ritroveranno la loro strada e faranno risorgere le loro organizzazioni di classe: non col tricolore o accanto ad esso, ma con la bandiera rossa».

* * *

Ci scrive da Casale Monferrato un simpatizzante:

«La commemorazione del 25 aprile è stata tenuta qui da noi dal nenniano on. Guglielminetti, il quale dopo essersi scagliato contro la retorica di Mussolini e di D’Annunzio, ha continuato esaltando l’impresa garibaldina (proprio come D’Annunzio allo scoglio di Quarto), tutte le altre guerre consecutive, il sacrificio per la patria, l’epopea partigiana dei nuovi garibaldini che finalmente ci ha ridato la democrazia e la libertà, salvo, s’intende, qualcosuccia che non è perfettamente a posto.

«Di più, il deputato “socialista” ha per tre volte lungamente invocato il “Cristo vivente” come toccasana dei mali che affliggono la società. È il caso di fare commenti? Fra la retorica che questi signori condannano e quella che fanno, non c’è nessuna differenza: patria, religione, e un solo abisso in cui buttarsi dentro, diretti verso Est o diretti verso Ovest. Meglio di così un “socialista” non poteva commemorare la giornata della “liberazione”».