Un’agitazione di tranvieri
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È in corso da tempo un’agitazione dei lavoratori dipendenti della azienda tranviaria genovese per ottenere un aumento della paga. L’azienda, che è fornita di un abbondante burocrazia e, a quanto si dice, sta per completarla con un super-direttore non sembra però incline a cedere. Il fatto è che, mentre la massa dei dipendenti è compatta nel rivendicare un miglioramento salariale e nel reagire al supersfruttamento cui è sottoposta, le organizzazioni sindacali ne dirigono l’agitazione nel modo ormai classico dei liquidatori della lotta di classe – nel modo cioè più propizio a rinsaldare la resistenza padronale. Preoccupati innanzi tutto dell’economia e dell’industria nazionale o, in questo caso, comunale (che, come scrive Il Lavoro, è… proprietà dei cittadini), e ben decisi a subordinare a questi «superiori interessi» gli interessi dei lavoratori, C.G.I.L. e U.I.L., hanno, prima di tutto, impostato scioperi al contagocce: sei ore il 27-4, quattro ore il 2-5. In secondo luogo, si sono fatti in quattro per proteggere l’azienda da ogni danno derivante da indisciplina, scelta di ore non adatte, manutenzione insufficiente, ecc. Così, un comunicato ai tranvieri delle due organizzazioni disponeva perché, in attesa dell’agitazione del 2-5, fosse rigorosamente osservato il regolamento e si mantenesse la più stretta disciplina sia nell’osservanza dell’orario di uscita, sia nella manutenzione e nella manovra delle carrozze; per lo stesso criterio, si è scelto come orario di sciopero per il 2-5 l’intervallo fra le 18 e le 22, cioè un’ora praticamente morta, mentre l’ora di punta sarebbe stata – per esempio – quella della partita di calcio allo Stadio (ma già, come turbare questo grande avvenimento cittadino?). Ne risulta che l’azienda non ha perso gran che, e dopo ogni sciopero al contagocce si è trovata le carrozze in perfetto ordine, pronte a riprendere regolarmente il servizio. Come stupirsi che, con un’impostazione di questo genere, l’azienda si senta al sicuro, e non ceda? Ha poco da perdere e tutto da guadagnare.
Infatti, dopo il primo sciopero, non solo il 29-4 la paga era rimasta la stessa, ma venivano negate agli operai anche le 3000 lire promesse, mentre frattanto le tariffe tranviarie sono aumentate di L. 5. Il 2-5, poi, sono stati messi in azione i pullman di aziende private, i cui dipendenti non possono rifiutarsi di ubbidire perché non legati da contratti di lavoro fissi e quindi passibili di licenziamento. Insomma, la solita conclusione, il solito abbandono degli interessi operai a favore di interessi cosiddetti generali come la produttività delle aziende, lo sviluppo dell’economia, la difesa dell’industria: la solita fregatura dell’interessato.
Il tranviere