Un esempio scandaloso di differenziazione salariale
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Nella documentazione che andiamo svolgendo circa lo scandalo della crescente differenziazione di salario fra operai – che si traduce (qui il punto) in una contrapposizione di sfruttato a sfruttato, e quindi in una frantumazione del potenziale di lotta politica della classe proletaria – vanno messi in evidenza due esempi, importanti perché riguardano, il primo, un’industria che assorbe una cospicua manodopera femminile e minorile remunerata con salari di fame e, il secondo, un ciclo di lavorazioni altamente nocive per la salute soprattutto nelle categorie e qualifiche più «basse», cioè l’industria conserviera e l’industria delle materie plastiche.
Il nuovo contratto collettivo nazionale in vigore dal 1° gennaio, completato dall’accordo nazionale provvisorio parità (!!!) salariale, 13 settembre 1962, per i dipendenti delle conserve vegetali contempla quattro categorie uomini e tre categorie donne.
Nelle prime, si hanno paghe base per operai al disopra dei 20 anni che da 220,75 per gli specializzati scendono a 197,19 per i qualificati, a 185,70 per i manovali specializzati e a 172,21 per i manovali comuni. Siccome per la contingenza i distacchi sono maggiori che per il salario-base il risultato cumulativo è ancora più svantaggioso ai manuali comuni: per esempio, nella provincia di Forlì, che ospita varie industrie conserviere, se aggiungiamo la contingenza a datare dall’1-11, il totale della paga per le stesse categorie va da 243,20 a 217,30; 204,75 e 190,10 (53,10 lire in meno per questi ultimi mentre per la paga-base erano 35,5). Per le donne, sempre in età superiore ai 20 anni, si ha questa scala discendente: 1ª categoria 165,55 (dunque, meno del manovale comune: parità… salariale?), 2ª categoria 156,45, 3ª categoria 145,52, che diventano con la contingenza 191,80, 181,35, 168,50.
Ma la situazione è ancora più ripugnante se si esaminano le remunerazioni delle categorie di età. Intanto, qui la manodopera maschile è divisa in tre classi per ogni categoria: oltre i 20 anni, dai 18 ai 20, dai 16 ai 18; mentre per le donne è contemplata anche una classe di età inferiore ai 16 anni. Cominciamo, dunque, con una differenziazione di sesso. Segue una differenziazione per categorie assai più grave e profonda di quella che abbiamo rilevato parlando delle qualifiche degli operai e delle operaie con oltre 20 anni. Infatti, se prendiamo la paga-base per gli uomini da 16 a 18 anni, (tralasciamo quelli da 18 a 20), essa scende da 189,92 per gli operai specializzati a 168,05 per i qualificati, a 107,67 per manovali specializzati, a 88,41 per i manovali comuni (101,51 lire di differenza sui primi); ovviamente, poi, aggiungendo la contingenza (sempre dall’1-11 a Forlì e provincia) lo scarto si aggrava, cioè si passa da 209,30 a 185,25, a 118,75 e a 97,60 (differenza fra i primi e gli ultimi, di lire 111,70). Ma guardate adesso le donne e vedrete che delizia: nel settore 16-18 anni, per le famose tre categorie si scende da 131,09 a 116,77 e a 109,77 (con la contingenza, 152, 135,55, 127,25), ma in quello in età inferiore ai 16 anni si precipita da 116,16 a 100,95 e a 87,02, che con la contingenza diventano 134,80, 116,90, e 100,40.
Abbiamo dunque una triplice differenziazione: per categorie “tecniche”, per sesso e per età, ulteriormente aggravata dalle diversità di contingenza: tutto questo in un’industria in cui il personale femminile e minorile è altissimo, il lavoro gravoso, e la paga media rispetto ad altri settori industriali meschina. Vedremo nel prossimo numero le tabelle per l’industria delle materie plastiche: intanto segnaliamo all’attenzione degli operai in genere la situazione infame in cui sono tenuti questi loro compagni di pena e di lotta.