Partito Comunista Internazionale

Che cosa si è fatto per gli operai della FIVRE?

Categorie: Opportunism, Partito Comunista Italiano

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Per rendersi conto, se ancora ce ne fosse bisogno, di quanto siano scese in basso le centrali sindacali nel dirigere le lotte operaie, basterebbe considerare il loro comportamento nei confronti della FIVRE, un’azienda fiorentina di 1000 operai addetti alla costruzione di apparecchi televisivi, la cui direzione un mese e mezzo fa decideva di chiudere un reparto e spedire a casa tutti i 150 dipendenti.

La risposta degli operai era l’immediata occupazione del reparto. I capoccia sindacali prontamente intervenuti ordinavano allora che solo il reparto in causa rimanesse occupato, mentre tutti gli altri operai dovevano continuare il lavoro. La giustificazione: «Non dar l’impressione di fare del sabotaggio!». E, mentre gli altri continuavano il lavoro, venivano inscenate le solite sozze commedie del «salvataggio dell’economia aziendale, cittadina e nazionale», per dimostrare fra l’altro che la fabbrica era in grado di funzionare e anzi di fornire una maggior produzione, costringendo così gli operai (nell’ipotesi di non essere licenziati) a farsi sfruttare ancora di più grazie alle prove fornite dalle dirigenze sindacali; e si sguinzagliavano i bonzi alla ricerca di una solidarietà fatta di elemosine elargite da bottegai e preti; perché oggi la vera solidarietà, grazie alle alte teorie del partitaccio super-opportunista, non si ottiene più fra proletari, bensì fra tutti i cittadini di buona volontà versanti oboli sulle teste commosse ed esterrefatte dei poveri cristi.

Dopo un mese e mezzo di siffatta solidarietà, i 150 dipendenti avrebbero dovuto sentirsi già abbastanza satolli per lasciar libero campo agli avvoltoi in veste rossa. Ma a questo punto il bonzume, calmate le acque, si affretta a completare la commedia, e per finalino si fanno sfilare per le strade, come tanti accattoni, uno sparuto gruppo di operai, mentre, già che ci siamo, e per salvare la faccia, si imbastisce uno sciopero di tutti i dipendenti… di un paio d’ore. La faccia è salva, gli operai verranno ugualmente licenziati, e le cassette delle elemosine saranno sempre più gonfie, poiché nessuno potrà accusare i bonzi di essersi trovati senza i loro sostentatori. Quello che si voleva raggiungere si è raggiunto: nascondere la vera solidarietà, che è di classe, per far posto alla carità borghese.

Le finalità dell’opportunismo non sono cambiate: spezzare ad ogni costo l’unità della classe operaia, impedire ai lavoratori di acquistare coscienza della loro forza. Perché, egregi signori, la classe operaia non avrebbe bisogno delle vostre elemosine se voi, comunisti quali vi definite, indicaste al proletariato la via ch’esso deve seguire anche per il raggiungimento dei propri fini immediati. Il proletariato ha una forza immensa, è la classe su cui si basa tutta la capacità produttiva della società capitalistica, e questa forza immensa, finché la terrete divisa, frazionata, umiliata in mille modi, sarà sempre alla mercé di questa sporca società di mercanti. È uno sforzo continuo, tenace, incrollabile, il vostro, di spezzare quest’unità, di frantumare le lotte che potrebbero fornire scintille rigeneratrici alla classe operaia e restituirle l’orgoglio della sua missione storica, la consapevolezza d’essere la futura classe dominante, e quindi la volontà di rifiutare decisamente l’elemosina gettata ai suoi piedi!

I lavoratori della FIVRE avevano bisogno di un’unica solidarietà: la solidarietà dei compagni delle altre fabbriche, come il milione dei metallurgici che proprio in quei giorni si trovavano in sciopero. Ed è vero che sarebbero stati egualmente licenziati, perché i rapporti di forza non permettono ancora al proletariato di imporre il suo volere, ma avrebbero avuto l’onore di essere sconfitti solo dopo aver lottato.

Ma, questo, le dirigenze sindacali «pseudo-socialiste» si guardano bene dal farlo, e nulla più di ciò dimostra che, muovendosi su un piano diametralmente opposto a quest’esigenza primaria ed elementare anche per rivendicazioni minime, esse svolgono un ruolo opportunista e, peggio, controrivoluzionario.

Il fiorentino