Partito Comunista Internazionale

Chi lotta e chi sabota

Categorie: CGIL, CISL, UIL

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Lo scontro fra gli operai dell’OMSA e la celere a Faenza l’1 febbraio, e il malinconico ritorno dei primi al lavoro il 4 hanno drammaticamente riproposto ai proletari faentini e forlivesi la questione del modo di condurre le lotte rivendicative.

È dagli inizi di settembre che gli operai della OMSA si battono per un aumento salariale ma la loro agitazione ha raggiunto il vertice quando, nello scorso dicembre, furono licenziati 16 telaisti: il 21 iniziano degli scioperi articolati, il 27 il padrone attua la serrata, il 3 gennaio riapre, chiude nuovamente l’11, e la questione si trascina fino al violento episodio dell’1 febbraio.

Ora la OMSA appartiene al conte Orsi Mangelli come la SAOM-SIDAC di Forlì: i due complessi occupano insieme oltre 3.500 operai, e le maestranze forlivesi si erano battute durante tutto il 1962 per strappare un’integrazione mensile del salario al posto del pidocchioso premio di zelo abitualmente concesso a fine d’anno. Il 23-24 novembre, avevano anzi scioperato per 48 ore. Perché, allora, la trinità sindacale ha impedito a Forlì che lo sciopero venisse prolungato, poi non ha voluto che fosse ripreso e infine si è affrettata a concludere il 19 dicembre, un accordo che resta enormemente al disotto delle richieste operaie (aumento netto di 70.000 lire annue come premio fisso contro le 104 richieste, per gli uomini: le donne hanno avuto ancor meno) quando la solidarietà verso i compagni di Faenza voleva che le lotte fossero unificate contro gli stessi padroni borghesi, invece di scendere tutti in piazza? Perché, dopo lo scontro dell’1 febbraio, non si è dato l’ordine di sciopero generale ad oltranza in tutta la Romagna? È o non è vero che così si sono fregati nello stesso tempo gli operai faentini e quelli forlivesi (il cui malcontento la trinità sindacale ha tuttavia dovuto ammettere)? È o non è vero che, durante le assemblee sindacali, diversi operai avevano chiesto lo sciopero ad oltranza? E non è ora di finirla con la commedia del contagocce, del cronometro, della scacchiera?

Non era proprio quello il momento di proclamare che siamo tutti per uno e uno per tutti?

Il romagnolo