Lotte di classe nel mondo
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I 15.000 operai delle miniere di Oroya nel Perù, entrati in sciopero ad oltranza per strappare un aumento del miserabile salario distribuito da una delle più potenti compagnie minerarie americane, la Cerro de Pasco Co., e subito attaccati con la forza delle armi dalle organizzazioni pubbliche e private di difesa del capitale (i morti si contano a decine); i salariati agricoli che si sono subito uniti al movimento ben presto dilagato in tutto il paese, e conclusosi con lo sciopero dei tagliatori di canna da zucchero del 2 gennaio e relativo ennesimo massacro; i proletari peruviani delle altre industrie che nei mesi di dicembre e all’inizio di gennaio non hanno cessato di battersi con l’arma violenta dello sciopero generale ad oltranza in difesa e solidarietà verso i loro fratelli; hanno scritto una pagina luminosa nella storia delle lotte di classe, hanno dato uno schiaffo sul viso degli opportunisti di tutte le risme, dei teorici delle contrattazioni aziendali e settoriali, della «pacifica via al socialismo»; hanno ricordato ai loro compagni di pena di tutto il mondo che «i proletari non hanno nulla da perdere fuorché le loro catene, hanno tutto un mondo da conquistare»!
Per 34 giorni 60.000 portuali di New York hanno incrociato le braccia: non una nave scaricata, non un operaio al lavoro. Guidati da organizzazioni sindacali ultra-opportuniste ma non ancora discese al livello di abiezione delle loro colleghe italiane, non hanno elemosinato, non hanno chiesto pietà: sapevano di possedere una forza gigantesca, la capacità di paralizzare da soli la vita economica della nazione, ed hanno vinto. Dovevano vincere.
«Se i problemi fossero risolti con l’umanità e la giustizia, non ci sarebbe bisogno dei sindacati», ha orgogliosamente risposto ai «pacieri» l’organizzatore dei 20 mila scioperanti tipografi dei giornali newyorkesi, ancora più battaglieri, ancora più inflessibili che i loro compagni dei docks. «La nostra forza è il muscolo!» ha aggiunto; e voleva dire: «la nostra violenza organizzata di classe». Oscuramente i tipografi delle Stelle e Strisce si sono ricollegati ai protagonisti delle stupende battaglie operaie negli Stati Uniti di cinquant’anni e cento anni fa. No, signori, lo «spettro» di cui parlava il Manifesto non è scomparso: questi sussulti periodici dimostrano che è ben vivo, e tornerà a turbare i vostri sonni di pirati!