Partito Comunista Internazionale

Preti e democratici alla testa di Solidarnosc contro la lotta proletaria

Categorie: Europe, Union Question

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Sulla proposta del primo ministro Jaruzelski si è chiusa la seconda fase dello scontro sociale in Polonia. Secondo un infame copione ormai ben sperimentato, l’azione congiunta sindacato nazionale-governo è riuscita a spegnere la spinta operaia, e lo sciopero generale rinviato sine die ha stroncato le ultime resistenze che pur l’ala più radicale di Solidarnosc mostrava di voler esprimere. La naturale delusione che una simile azione comporterà nelle file operaie, aggravata dal fatto che lo sciopero è stato rinviato all’ultimo momento dopo che la stessa direzione di Walesa era stata messa in minoranza, permetterà al governo polacco il periodo di «respiro» richiesto dalle disastrose condizioni economiche.
Delle varie ipotesi che nella fase più acuta della crisi sociale si potevano fare circa la sua evoluzione, si è verificata la più probabile, quella riformista, quella più deleteria per il prossimo sussulto sociale. Controllata alla meno peggio la situazione, anche grazie allo spauracchio della invasione degli eserciti degli stati fratelli – minaccia che tutta la stampa occidentale, con motivazioni e per esigenze disparate ha avuto buona cura di amplificare – lo stato polacco, senza nulla concedere sul piano economico, salvo vaghe promesse di una maggior democrazia ed un vuoto controllo dal basso di tutte le istanze del partito, va riorganizzando sull’onda di questa sua vittoria sul proletariato la propria struttura politica e tutti gli strumenti per tamponare almeno il progressivo disastro economico.
Le conseguenze, per gli operai polacchi, non tarderanno a farsi sentire: chiusura di fabbriche, spostamento indiscriminato di forza lavoro, blocco totale dei salari, ulteriore razionamento delle derrate alimentari di base, incremento forsennato dell’esportazione.
Il primo ministro ha parlato chiaramente: la situazione economica è sull’orlo della rovina, per spezzare la spirale delle rivendicazioni blocco degli scioperi per due mesi, e chiunque crede con la propria azione di osteggiare le necessarie azioni di ripresa, si mette contro la legalità. O la pace sociale e la ricostruzione dell’economia, o è lo sfacelo; su questa conclusione si è idealmente realizzato il blocco di tutte le forze «nazionali», e per  realizzare questi obbiettivi Solidarietà, la Chiesa polacca e il partito hanno lavorato, ciascuno per la propria parte.
La tregua sociale è un’esigenza inderogabile d’altra parte per l’ancora giovane organizzazione di Solidarnosc che ha necessità di rafforzare la propria rete, formare dei quadri fedeli; se pure la proposta di blocco, del resto prevista negli accordi firmati in precedenza, non è stata accettata, è stata assicurata la «moderazione». La rottura che si è verificata nel momento più acuto alla vigilia dello sciopero generale tra il gruppo dirigente e l’ala più estrema favorevole allo scontro diretto, malgrado l’incombere minaccioso dell’Armata Rossa, e le molto meno decise minacce del governo polacco, incapace in quella circostanza di effettuare una repressione diretta, questa rottura non si dovrà più verificare se lo stato polacco non vorrà correre il rischio di veder sorgere una nuova organizzazione di lotta quando le condizioni materiali raggiungeranno di nuovo un punto critico, non disposta al mercanteggio come Solidarnosc.
La manovra sembra per ora riuscita; al momento cruciale il grosso degli operai delle fabbriche si è schierato con la frazione di Walesa.
E’ del resto una costante nella dinamica storica del movimento proletario che gli organismi operai nati dalla lotta, ove la forza del partito di classe non si opponga a questa degenerazione, siano conquistati da una direzione filo borghese, e si schierino per la difesa della nazione, dell’economia nazionale;

Solidarietà, apertamente organizzatasi contro il disgregato sindacato di regime, imbelle appendice del POUP che non era stato in grado di prevedere e frenare le poderose lotte di un decennio fa, ha ripercorso in tempi accelerati lo stesso percorso. Ed invero, nella migliore tradizione dei marci sindacati occidentali si è sostituita al vecchio sindacato senza, e questo è in effetti un tratto originale rispetto agli stati d’oltre cortina, diventare uno strumento del partito polacco, una supina «cinghia di trasmissione».
Anzi, ad un certo momento per l’estrema debolezza mostrata dal partito e per la sua incapacità di condurre la crisi, Solidarietà si è quasi caratterizzata come un partito politico di tipo laburista contrapposto al POUP; la ferrea pressione esercitata dalla URSS ha però frenato questa tendenza, che del resto non avrebbe giovato alla stessa Solidarietà, la quale è tornata a giocare un ruolo strettamente sindacale, anche se non sono mancate nel suo interno tendenze — e non necessariamente filoccidentali, si badi bene — che spingevano ancora in questa direzione di rottura dell’apparato governativo, tendenze che però Walesa e compagnia, spalleggiati dalla Chiesa cattolica di Polonia sono riusciti a contenere e sopraffare.
Da quel momento la possibilità di invasione delle truppe del Patto di Varsavia si è fatta sempre più lontana, ed il POUP, trovato un alleato disposto a stare al proprio posto, ha potuto riassorbire la spinta disgregatrice della propria base operaia, ed ha condotto la sua azione in perfetto stile riformista.
Resta comunque il fatto che il rapporto tra Solidarietà e partito è anomalo rispetto a quello degli altri stati del «socialismo reale» e se all’immediato la situazione ha
trovato un equilibrio soddisfacente, un latente dualismo di potere resta attivo — e questo differenzia profondamente rispetto all’occidente il rapporto governo sindacato —, fatto che non cessa di preoccupare la dirigenza sovietica la quale non cessa le accuse e gli ammonimenti alle forze «antisociali».
Un indubbio successo intanto è stato conseguito dai piccoli produttori agricoli polacchi, che sono riusciti a vedere approvata dallo Stato la loro organizzazione politica, anche se mascherata formalmente sotto il nome di Solidarietà rurale. Anche se l’accordo da poco firmato non chiarisce sufficientemente i limiti di tale organizzazione ed i rapporti col governo polacco, la terrificante situazione agricola polacca ha messo i contadini in una posizione di forza tale che il governo si è dovuto piegare a quanto poco tempo fa aveva assolutamente escluso. E non è un caso che Solidarietà (quella «operaia») abbia fortemente appoggiato e propagandato il sorgere di un raggruppamento reazionario e piccolo borghese come quello dei contadini piccoli proprietari; il suo segno di classe non lascia ormai più dubbi.
Per quel che riguarda il movimento operaio non c’è dubbio che la ripresa delle lotte in Polonia dovrà eliminare la direzione di Solidarietà che del resto si è già mostrata a fianco del partito comunista sabotatrice delle lotte e degli scioperi; è altrettanto certo che nuovi sussulti operai scuoteranno l’inquieto quadro sociale.  Gli operai che non hanno accettato supinamente, malgrado tutto, il sabotaggio di Solidarietà degli scioperi, quelli che fino all’ultimo hanno creduto nella lotta e nello sciopero generale, sono i degni continuatori ed eredi dei combattenti di Ursus e Radom, di Danzica e Stettino. Da loro partirà certamente la lotta contro i futuri certi tradimenti di Solidarietà. In loro è la speranza della classe operaia di Polonia, a loro guardano i proletari di tutto il mondo.