Le tappe del tradimento
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Il 1º Congresso Internazionale dei Sindacati Rossi a Mosca il 21 luglio 1921, ribadì questo principio fondamentale: « I sindacati rivoluzionari si assegnano il compito essenziale di unire, disciplinare e educare le masse per il rovesciamento violento del capitalismo ».
Lenin al 2º Congresso dei sindacati russi, Mosca 1919, dichiarava: « l’idea della “neutralità” dei sindacati professionali (leggi oggi “autonomia”) è sempre stata ed è ancora un’idea borghese. Non vi può essere questione di neutralità nel grande conflitto storico fra i socialisti rivoluzionari e i loro avversari. Coloro che a parole si pretendono neutrali in sostanza sostengono la borghesia e tradiscono la classe operaia; ogni socialista rivoluzionario deve romperla definitivamente con l’idea della neutralità sindacale ».
Ma partiti e sindacati opportunisti hanno abbracciato la causa borghese della « pace sociale » e della « collaborazione di classe », rompendo definitivamente con il principio della difesa irriducibile degli interessi contingenti e della finalità storica del proletariato, sostituendolo con quello infame e corporativo della convivenza tra padroni e schiavi moderni, tra classe operaia e nazione, tra socialismo e Stato, ponendosi come un paravento di fronte all’abisso incolmabile fra gli interessi della classe dominatrice e la classe degli sfruttati.
Il tradimento non è di oggi ed ha radici lontane:
Discorso di Togliatti alla riunione del C.C. del P.C.I. a Padova (l’Unità del 17 luglio 1947): « … Siamo diventati un movimento nazionale, un movimento di carattere costruttivo, non siamo più quel movimento socialista che esisteva in Italia prima del fascismo e dell’altra guerra mondiale … abbiamo acquistata una profonda e viva coscienza nazionale ed abbiamo manifestato di averla più di altre correnti politiche del nostro paese ».
Dall’articolo di fondo di Togliatti sull’Unità del 3 settembre 1947:
« Il Cantalupo dice che noi abbiamo proposto una politica interna di estrema sinistra, la realtà è ben diversa: è che noi, partito della classe operaia e dei lavoratori, siamo stati dominati e guidati nel corso della guerra e dopo, da preoccupazioni essenzialmente nazionali. Volevamo prima di tutto salvare l’integrità, la libertà, l’indipendenza, la dignità della nostra patria; questi erano gli obiettivi della politica che noi proponevamo, e non scopi ristretti di classe ».
Togliatti a Modena (l’Unità dell’8 settembre 1947):
« Noi speriamo ancora che con questo partito, la D.C., sia possibile arrivare ad una permanente collaborazione su un terreno democratico per la realizzazione di profonde riforme, nell’interesse delle grandi masse lavoratrici. Cosa farebbe domani De Gasperi se gli operai dicessero: noi vogliamo i nostri rappresentanti al governo altrimenti abbiamo il diritto di dire no ai sacrifici che dobbiamo sopportare! Non esistono abissi di programma: possiamo andare permanentemente d’accordo. L’abbiamo detto ai rappresentanti di tutti i partiti e di tutti i gruppi sociali. Noi abbiamo proposto qualcosa di profondamente nuovo che nessuno forse si aspettava, proponendo la nostra collaborazione sul terreno democratico-parlamentare alla ricostruzione politica, economica e sociale del nostro paese ».
Sull’Unità del 21 giugno 1947, Togliatti, dopo avere ricordato che i comunisti « hanno teso una mano fraterna ai capitalisti onesti ed elaborato piani di ricostruzione industriale » (fra cui lo sblocco dei licenziamenti ed il blocco salariale varato durante il governo provvisorio di cui facevano parte), aggiunge: « … ma gli operai hanno fatto di più: hanno moderato il loro movimento, l’hanno contenuto nei limiti in cui era necessario contenerlo per non turbare l’opera della ricostruzione, hanno accettato la tregua salariale ed hanno compreso che l’aver salvato le fabbriche non li autorizzava a porre il problema di una trasformazione socialista della società ».
La verità è un’altra, non gli operai, ma i loro rappresentanti politici e sindacali avevano accettato tutto questo: sull’Unità del 19 gennaio 1947 si legge che i disoccupati « sobillati da elementi provocatori » hanno assaltato la prefettura « provvidenzialmente contenuti da carabinieri e celere ».
Il 7 maggio 1947 il comunicato della direzione del P.C.I. (ancora al governo dal quale sarà cacciato solo nel giugno successivo), dice tra l’altro: « … la direzione del P.C.I. chiede i più energici interventi del governo affinché sia efficacemente tutelato l’ordine democratico … difesa della lira e dell’ordine, ecco il programma minimo comunista ».
L’appello del P.C.I. non stenta certo ad essere accolto, tanto più dopo la dichiarazione di Di Vittorio al Congresso Confederale di Firenze:
« Grandi passi sono stati fatti sulla via dell’unità del popolo italiano. Non esiste più oggi la differenza fino ad alcuni anni fa tradizionale, fra lavoratori e forze di polizia, perché entrambi sentono di essere forze vitali del nuovo regime democratico, parlamentare, repubblicano ».
Ed è così che queste « forze vitali del nuovo regime democratico » passano a tutelare l’ordine:
l’Unità 24-6-47: « due compagni uccisi in Sicilia – due sezioni del P.C.I. e del P.S.I. e Camere del Lavoro devastate – Cinque condanne nel Bergamasco per attività sindacale – Cinque operai uccisi a Modena dalle forze di polizia ».
Nell’ottobre del ’47 operai e contadini si scontrano ovunque violentemente con le « forze dell’ordine », essi si battono contro il blocco salariale. La risposta dei nazional-comunisti è di dare alle agitazioni la bandiera della difesa della produzione. l’Unità del 10 ottobre ’47: « Gli operai si battono perché gli industriali ottengano crediti dallo Stato – si battono contro una politica che porta alla contrazione della produzione. La lotta è contro il governo a favore degli industriali più intelligenti che non puntano sulla speculazione (!) ».
Ed ancora dal discorso di Scoccimarro (l’Unità 3-10-47):
« La sorte degli operai è legata a filo doppio alla sorte degli industriali onesti (!) – Noi vogliamo evitare finché è possibile i contrasti sindacali, ma vi sono situazioni in cui non c’è autorità di partito né organizzazioni sindacali che si possano “opporre” a certe esigenze imperiose ed urgenti delle masse ».
Queste citazioni ed altre che pubblicheremo non vogliono certo essere le pezze d’appoggio del tradimento che tutto il proletariato ha subito dai suoi capi, possono servire semmai, in questa situazione il cui controllo finalmente comincia a sfuggire dalle mani di questi gendarmi in camicia rossa, come appunto la super carogna Scoccimarro temeva, a riportare alla memoria dei proletari fatti ed episodi che hanno servito a prolungare di cinquant’anni il loro schiacciamento, e che le carogne vogliono far dimenticare.