Solidarietà con i lavoratori della scuola
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In seguito alla decisione della Corte dei Conti, di bloccare i lievi aumenti salariali che avrebbero dovuto scattare nel luglio 1976, i lavoratori di numerose scuole della provincia di Firenze, sono spontaneamente scesi in lotta rifiutandosi di svolgere qualsiasi prestazione al di fuori del normale orario di insegnamento. I suddetti aumenti, previsti dall’art. 3 della legge 477 del luglio 1973, sono irrisori e tendono a dividere ulteriormente la categoria. Tuttavia i lavoratori hanno istintivamente reagito a questo spudorato attacco del padrone. I sindacati autonomi allo scopo di rifarsi una verginità affermano di appoggiare questa lotta, ma si tratta di pura demagogia poiché tutti gli accordi del 1973, del 1974, del 1975 che hanno aggravato le condizioni dei lavoratori della scuola, sono stati firmati da questi pseudo sindacati. Per cui la loro politica è, come quella dei confederali legata e sottomessa agli interessi dello Stato, di modo che sia gli uni che gli altri rispetto alla lotta di classe e alla organizzazione classista dei proletari sono ambedue «autonomi».
I comunisti sono al fianco di questi lavoratori e li incitano a lottare per la difesa delle loro condizioni economiche immediate con tutti i mezzi e a considerare che i loro interessi sono difendibili alla sola condizione di organizzarsi, indipendentemente dalla politica traditrice del sindacalismo tricolore, sia esso «autonomo» che confederale e contro questa politica, nell’esclusivo interesse della classe lavoratrice. I lavoratori non hanno da difendere nulla di questa società, né la scuola, né tanto meno lo Stato stesso, ma solo la loro vita e il loro salario, costantemente messo in discussione e eroso dalla crisi economica generale del regime borghese.