Partito Comunista Internazionale

Roma: PCI e sindacati per il crumiraggio

Categorie: Opportunism, Partito Comunista Italiano

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L’Unità, questo puzzolente organo del partitaccio che pretende di essere il giornale dei lavoratori, si è ben guardato dal rendere nota l’azione «non ortodossa» dei netturbini di Roma; ha invece sbandierato il fatto che lo «sciopero corporativo proclamato da sedicenti Comitati di Base e dai fascisti della Cisnal che chiedono la municipalizzazione dell’Azienda», ha ridotto la «Città Santa» ad un cumulo di immondizie maleodoranti. Parla di «gruppi di provocatori che hanno impedito che venisse effettuato il servizio di raccolta della spazzatura, ricorrendo agli insulti, alle minacce e anche alla violenza». Sono state infatti forate dai netturbini in lotta le ruote dei camion dei crumiri organizzati dalle bonzerie sindacali. «Ferma» è stata la condanna degli obiettivi e delle modalità dell’agitazione da parte dei sindacati e del PCI.

Già, per lor signori, lo sciopero in sé stesso, specie quando va oltre i limiti della decenza, non è degno di nota anzi dà fastidio. La verità è che le agitazioni che necessariamente escono dai binari confederali fanno paura!

Il servizio della Nettezza Urbana a Roma è comunale. È appaltato solo lo smaltimento dei rifiuti affidato a tre società private. I 700 autisti della Nettezza Urbana dipendevano fino dal 1972 dalle società private che avevano in appalto questo servizio, poi passarono alle dipendenze comunali. Ma questo passaggio ha provocato per la categoria un peggioramento nella remunerazione e nella normativa: ad esempio non venne riconosciuta loro l’anzianità. Inoltre il nuovo contratto di lavoro, rinnovato nel marzo 1974 non è ancora stato applicato, e la parte normativa è tutt’oggi quella del vecchio.

Nessuna effettiva difesa delle condizioni di esistenza della classe operaia viene assunta dai sindacati tricolori, che si guardano bene di prendere la direzione di queste lotte spontanee per elevarle e indirizzarle in una unica direzione che è quella della lotta aperta, generale e organizzata contro i padroni e lo Stato capitalistico. Se gli operai sono costretti a difendere il loro pane quotidiano contro le stesse Organizzazioni Sindacali ufficiali, questi loro tentativi non indicano affatto la scoperta di «nuove forme di lotta», bensì l’episodio romano, che non è certo né il primo né l’ultimo, dimostra che il proletariato è determinato dalle forze primordiali del bisogno materiale a reagire ed opporre forza a forza, a muoversi inconsciamente come classe, certo esprimendo il grado di organizzazione e di coscienza del momento, frutto fra l’altro di cinquant’anni di opportunismo sindacale e politico.

Queste ribellioni operaie sono fenomeni inevitabili e spontanei in questa società di classe; le varie sigle sindacali o bande politiche cercano o si limitano ad apporre al movimento la loro etichetta per dirigerlo e deviarlo. Carognesco è quindi additare agli altri lavoratori un loro reparto in sciopero come «corporativo» o «fascista» mentre invece compito di una organizzazione sindacale di classe è quello di contendere ai falsi sindacati e ai partiti filopadronali la direzione della istintiva lotta degli oppressi.

Che gli scagnozzi della borghesia abbiano una paura matta della prossima esplosione proletaria è più che giustificato, poiché il proletariato non avrà paura di loro, di questi Luogotenenti del capitalismo in seno alla classe operaia, come li chiamò Lenin; ed essi lo sanno benissimo. È per questo che più si avvicina la resa dei conti, più essi temono e combattono i proletari che alle loro direttive si ribellano.

Che gli esempi dei netturbini romani si moltiplichino, perché questa è la tendenza generale del movimento operaio! Che non solo si moltiplichino, ma sfocino in agitazioni non limitate a singole categorie ma estese a tutte, e guidate non da effimeri Comitati di Base, ma da organi rappresentanti l’intera classe operaia che non conosce confini di categoria, di azienda e di località, come ha medesimi interessi e medesimi nemici!