Partito Comunista Internazionale

Controllo poliziesco dei bonzi sugli operai in lotta

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Negli ultimi tempi si susseguono a ritmo serrato grandi manifestazioni «popolari ed operaie» proclamate dall’opportunismo sindacale e politico: dal «grandioso» festival dell’Unità a Firenze alle adunate oceaniche di Roma e Napoli indette dalle confederazioni sindacali.

Tali manifestazioni sono spacciate tra gli operai come il non plus ultra della solidarietà di classe mentre con la classe non hanno nulla a che vedere e rappresentano semmai le prove di forza di movimenti politici che devono dimostrare alla borghesia di avere il controllo della classe operaia e di potere, entro certi limiti, manovrarla per potersi poi presentare come pretendenti al governo.

In effetti questi movimenti hanno tutte le carte in regola: i loro dirigenti, da Lama a Berlinguer sono molto «popolari» (l’«indice di gradimento» di Berlinguer alla TV è molto alto, si dice) e sono servi fedeli che hanno dimostrato in più occasioni la loro disposizione a collaborare con la classe dominante.

Alcuni loro galoppini sono dei perfetti miliziani e se mancano loro le camicie nere, vi sono però le strisce rosse al braccio con su scritto «Servizio d’ordine» a dare l’aria marziale. Essi hanno dimostrato a più riprese di essere ben più utili dei poliziotti nel mantenere l’ordine specialmente nelle grandi manifestazioni, quando il numero dei proletari presenti è così grande che ci vorrebbero chi sa quante compagnie di sbirri per mantenere il controllo della piazza.

Chi non ricorda di aver visto questi bravi «compagni» del PCI o delle Confederazioni sindacali schierati con i loro petti a far barriera dinanzi alle sezioni del MSI e minacciare di botte (con lo sguardo se non con le parole, da bravi poliziotti) chi non passa veloce e «vuole fare confusione»? Chi non li ha visti saltare in massa addosso ai pochi operai più combattivi o legnare i componenti dei gruppuscoli osanti turbare la pace sociale? Chi non li ha visti, sul posto di lavoro, accusare i compagni di produrre poco, di fare i lavativi, di avere poca voglia di lavorare?

Questi movimenti hanno così grandi capi ed una grossa milizia volontaria che si è fatta le ossa in questi ultimi anni ed è pronta ad intervenire al primo richiamo. Essi hanno inoltre un grande seguito tra le «masse popolari». Niente da dire per quanto riguarda il loro controllo sui «ceti medi» cioè su commercianti, artigiani, contadini, studenti etc. poiché ne sono i naturali rappresentanti e ne hanno sempre difeso gli interessi; il loro programma di progresso civile nell’ordine, nel progresso, nella libertà corrisponde al desiderio di questi strati, schiacciati tra l’incudine borghese ed il martello proletario, di una società in cui lo strapotere del capitale sia debitamente contestato e il proletariato stia al suo posto affinché essi possano vivere in pace, commerciando e pregando.

Diversa è la questione per quanto riguarda la classe operaia che segue ancora indubbiamente questi scagnozzi, né potrebbe essere diversamente dopo i cinquant’anni trascorsi che hanno visto il partito e le idee rivoluzionarie completamente assenti alla scala mondiale e quindi gli interessi operai sempre asserviti a quelli delle altre classi. I timidi tentativi di ripresa di un moto rivoluzionario di classe che stanno iniziando, se pure tra difficoltà enormi, a manifestarsi sono spesso presto spezzati dall’apparato repressivo dell’opportunismo a cui si affianca naturalmente quello borghese. Gli operai rivoluzionari, denunciati come tali dai bonzi sindacali, sono prima espulsi dal sindacato, poi licenziati dal padrone e perseguiti infine dalla polizia del regime. Basta ripensare alla spudorata campagna di stampa messa in atto dall’Unità e da tutti i giornali opportunisti, non escluso quelli di alcuni gruppi dell’«ultra sinistra», contro i ferrovieri dei CUB che sono stati additati agli operai come criminali, fascisti, provocatori etc.

Dopo questo fa veramente ridere l’atteggiamento dei gruppuscoli che distinguono tra Lama e Vanni e Storti, tra PCI, PSI e DC, intendendo Lama e PCI-PSI come rappresentanti di partiti e movimenti operai e gli altri di partiti e movimenti borghesi. E questo essi fanno nonostante le botte che vengono loro spesso ammannite dai pretesi rappresentanti degli operai. Se tra i due schieramenti vi è differenza, non è certo quella che i primi stanno nel campo operaio e gli altri nel campo borghese poiché ambedue sono ben situati nel campo borghese ed ambedue sono strenui difensori del modo di produzione capitalistico. La differenza sta nel fatto che mentre i secondi dicono apertamente chi intendono difendere e da che parte stanno, i primi camuffano la loro vera natura e mentre dicono di rappresentare e difendere il movimento operaio e si rifanno, a parole, alla sua tradizione, nella realtà lo tradiscono tutti i giorni e tutti i momenti e difendono la classe dominante ed il suo regime. Con la loro azione questi movimenti fanno muovere la classe operaia in direzione contraria a quelli che sono i suoi interessi reali e ne ostacolano in ogni modo il ricongiungimento col suo partito, il partito comunista rivoluzionario. La politica dei gruppuscoli, tutti, che non riescono a vedere la vera funzione antirivoluzionaria dell’opportunismo e gli riconoscono l’appartenenza al campo operaio è suicida e costituisce un ulteriore ostacolo sulla via della ripresa rivoluzionaria.

Ecco perché questi gruppi non costituiscono altro che l’ala sinistra del PCI e servono anch’essi al mantenimento dello status quo all’interno del movimento operaio. Chi critica la DC e lotta contro il «governo Moro» innalzando lodi al PCI e preconizzando un «governo Berlinguer» non ha nulla a che vedere col partito comunista rivoluzionario e sacrifica ad un briciolo di popolarità immediata gli interessi generali della classe operaia. Lo stesso opportunismo nel 1923 stroncò la rivoluzione tedesca e fucilò gli operai rivoluzionari; negli anni seguenti continuò il massacro distruggendo l’intera vecchia guardia bolscevica di Russia e dando la caccia ai rivoluzionari in Cina, in Spagna etc. Presentandosi l’occasione rifarà oggi ciò che ha fatto ieri. I gruppetti, tutti preoccupati dell’azione, della politica dell’oggi, non hanno compreso queste esperienze, queste lezioni che ci vengono dal patrimonio di lotte della classe operaia e la loro funzione diviene così quella di recuperare all’opportunismo le frange operaie che stanno, poco a poco, iniziando a capire, con i loro stomaci più che con le loro teste, che non è dai baracconi elettorali che ci si può attendere un miglioramento reale delle condizioni di vita e di lavoro.

Il nostro partito non vuole avere nulla a che fare col brulichio di movimenti che pretendono rifarsi alla tradizione marxista rivoluzionaria per poi tradirla ogni giorno nei fatti. Essi sono una delle manifestazioni di questa società in putrefazione, purulenta anche dal punto di vista politico; rappresentano strati piccolo borghesi intellettuali e studenteschi disposti certamente all’azione immediata contro l’oppressione a cui vengono sottoposti dal grande capitale, ma pronti anche al compromesso e quindi al tradimento quando si tratti della lotta decisa contro lo schieramento borghese e opportunista.

La borghesia sotto i colpi della crisi si sta preparando allo scontro decisivo ed è passata all’offensiva, a livello internazionale, contro il proletariato, con licenziamenti, sospensioni, cassa integrazione da una parte e col rafforzamento del suo apparato repressivo dall’altra. L’opportunismo, presago dei pericoli che incombono sulla sopravvivenza del regime che lo paga e protegge, sta affinando le sue armi e si dichiara disposto ad accollarsi tutte le responsabilità che gli competono, non esclusa quella di andare al governo, intervenendo in prima persona nella repressione antioperaia. In questa situazione il nostro partito, mentre chiama gli operai coscienti, sdegnosi di farsi comprare da bonzi e padroni e pronti alla lotta a stringersi in un fronte compatto contro il tradimento dei loro attuali dirigenti venduti allo Stato borghese, rifiuta ogni contatto con i gruppi «sinistri» ed anzi ne indica e denuncia, di fronte al proletariato, la funzione deleteria e di effettiva complicità con l’opportunismo.