Il ricatto dello Stato-Padrone su i suoi impiegati
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Tra gli statali spesso si sente dire che essi si troverebbero in una situazione particolare perché non avrebbero padrone, poiché, secondo alcuni di loro, lo Stato non sarebbe un padrone. A smentire quanto sia falso questo concetto che risponde alla visione borghese secondo la quale lo Stato democratico è lo Stato di tutto il popolo, vengono le quotidiane bastonate ammannite dallo Stato padrone ai suoi dipendenti. Lo Stato borghese infatti ha sempre agito da padrone verso i suoi salariati e da padrone peggio degli altri poiché spesso non applica neppure quelle leggi che esso impone di rispettare al singolo padrone privato (vedasi ad es. lo statuto dei lavoratori).
Ultima legnata sulle magre e rachitiche spalle dei lavoratori dello Stato è stato il famigerato Art. 35 della cosiddetta ‘Miniriforma fiscale’ ponzato insieme da Governo, Sindacati autonomi e Confederazioni e forse proprio per questo riuscito così puzzolente.
L’articolo, precisato poi da circolare ministeriale, che è stato studiato in funzione “antiassenteista”, per aumentare la produttività del lavoro e anche, se non soprattutto, in funzione antisciopero prevede l’attribuzione di un premio ai “finanziari” e stabilisce quanto segue:
Periodo dal 1º Settembre al 31 Dicembre 1975:
Ad ogni dipendente è attribuito un punteggio pari a 100 per ogni mese durante il quale non abbia effettuato assenze dal servizio. Detto punteggio è ridotto a 80 nei confronti dei dipendenti che nel mese siano rimasti assenti dal servizio, per qualsiasi causa, per 1 o 2 giornate lavorative; a 70 quando le assenze siano superiori a 2 giornate lavorative. Ai dipendenti che, nel mese, per qualsiasi causa, non abbiano prestato servizio per almeno 20 giornate lavorative, non è attribuito, per lo stesso mese, alcun punteggio. (Ad ogni punto dovrebbero corrispondere circa 250 lire).
Primo trimestre 1976:
Si applicano gli stessi criteri fissati per il periodo dal 1º Settembre al 31 Dicembre 1975, tenendo presente che per i mesi di Gennaio e Marzo 1976 non deve essere attribuito alcun punteggio quando le giornate di servizio prestato siano inferiori a 21. Inoltre il punteggio mensile come sopra determinato è aumentato di 10 o 20 punti in favore dei dipendenti che abbiano effettuato nel mese, prestazioni di lavoro straordinario per almeno 20 o 30 ore.
Resta comunque fermo il principio che non deve essere attribuito alcun punteggio ai dipendenti che, per qualsiasi causa, non abbiano prestato servizio per almeno 21 giornate lavorative nei mesi di Gennaio e Marzo e 20 nel mese di Febbraio 1976, anche se abbiano effettuato prestazioni di lavoro straordinario.
La prima cosa da rilevare è che questo articolo, riguardando solo i lavoratori del Ministero delle Finanze, tenta di dividere le varie categorie di lavoratori statali che sono invece tutti nelle stesse condizioni di miseria. D’altra parte si è tentato di fare la stessa cosa, cioè di mettere un lavoratore contro l’altro, aumentando il numero e la retribuzione delle ore straordinarie, si è data infatti la possibilità al lavoratore statale di avere uno stipendio decente. È sufficiente che lavori dieci ore al giorno e non si ammali mai.
Dati i loro magrissimi stipendi ai finanziari è necessaria anche la miseria di questo «premio» (che si prevede ammonti a circa 25.000 lire) e così scioperare diventerà un lusso ed un vero atto eroico, infatti un sol giorno di sciopero determinerà la perdita del pagamento della giornata (che grazie all’interessamento dei Sindacati confederali adesso viene ritirata nello stesso mese mentre i lavoratori che devono avere degli arretrati aspettano degli anni) e del 20% del premio (circa 5.000 lire).
Una giornata di sciopero costerà dalle 12.000 alle 15.000 lire su uno stipendio di 200.000 lire, premio compreso.
Dopo questo accordo gli scioperi, che tra i finanziari non hanno mai visto una grande partecipazione, saranno ancora più deboli e si dovrà ringraziare di questo tutti i sindacati, i quali, invece di difendere i lavoratori, si preoccupano degli interessi dello Stato.
Non ci si deve lamentare, essendo queste le premesse, se è da Settembre che i Sindacati confederali degli Statali aspettano di incontrarsi col governo per parlare del contratto 1973-75 mai applicato e del nuovo contratto 1975-78 mentre il governo (ci sia o non ci sia) li prende apertamente per il naso.
Tornando all’Art. 35, si porrà anche il problema «ferie» che nel gergo statale si chiamano «congedo» come per i militari. Bisognerà stare attenti infatti ad usufruire del congedo in modo da perdere meno «premio» possibile perché ad esempio, se si usufruisse del congedo per 6-7 giorni al mese si perderebbe ogni mese il premio cioè circa 25.000 lire etc.
C’è poi la questione malattia. Un lavoratore malato ha ovviamente più esigenze di quando è sano e maggiori spese e dovrebbe quindi avere una retribuzione maggiore, non certo minore, di quando è al lavoro. Con questa legge, al contrario, il lavoratore malato si vedrà detrarre più del 10% dello stipendio.
I lavoratori dello Stato non devono attendersi la difesa dei loro interessi dai Sindacati autonomi anche se a volte questi tentano il gioco di presentarsi come i veri difensori dei lavoratori e a parole invocano forti aumenti salariali. Ogni lavoratore statale sa che essi sono i primi a sabotare gli scioperi anche quelli proclamati da loro stessi in certe occasioni. Questi sindacati sono dei veri servi del padrone Stato. Ma i lavoratori non devono attendere la loro difesa neppure dai sindacati confederali che sono preoccupati solo di far uscire l’economia nazionale dalla crisi sulla pelle degli operai e collaborano ormai apertamente con lo Stato col solo scopo di farne uno strumento più efficiente contro i lavoratori. Solo riconquistando le vecchie organizzazioni confederali, strappandole all’indirizzo politico opportunista ed alla direzione dei capi e dei sottocapi venduti, oppure, se questo non sarà possibile, ricostituendo ex novo delle organizzazioni sindacali di classe, gli operai potranno difendere seriamente le loro condizioni di vita e di lavoro.