Per il caro estinto
Categorie: Capitalist Crisis, Opportunism, Partito Comunista Italiano, SFIO
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Quanto più la malattia del Capitale si aggrava, tanto più si moltiplicano consulti al suo capezzale da parte di medici della più varia estrazione, rianimatori e anestesisti, internisti ed esperti in plastiche facciali: per il momento vengono tenuti alla larga i chirurghi, a meno che non siano disposti a rendere la piaga sempre più puzzolente con piccoli tagli e pietose toppe.
Nel dottoral consulto a Roma si sono riunite le più incredibili facce di bronzo in circolazione in Europa, basta pensare alle varietà: Carli, La Malfa, Heath, Mitterrand e Amendola. Le hanno dette di cotte e di crude, senza rendersi conto di proporre ricette che conosce da tempo anche la nonna.
Tralasciamo le sofisticate terapie, a base di «decotti», di mummie del neo-capitalismo alla Carli e La Malfa, e non ci curiamo del medico da diporto che è Heath; ci preme seguire le proposte da «scomunica» degli Amendola e Mitterrand, notoriamente strateghi del socialcomunismo di marca radical-staliniana, rispettivamente in quel d’Italia e in quel di Francia. Cominciamo dall’ultimo, che pomposamente da par suo ha perfino azzardato una sorta di «nuova teoria» analitica del capitalismo «… il futuro del capitalismo è nel suo passato. Le imprese più grandi divorano quelle più piccole. Così alla fine si è arrivati alle multinazionali che costituiscono un giro di affari ed una cifra di interessi di fronte ai quali gli Stati, anche i maggiori, sono impotenti. La legge del capitalismo per sopravvivere è quella di autodistruggersi. Così in Francia non esiste più in molti settori un capitalismo nazionale» (ne siamo veramente demoralizzati…). «Nel mondo c’è una lotta sorda tra capitalismo bancario e capitalismo industriale: vincerà il secondo. Ciò perché il capitalismo industriale non mira al semplice guadagno ma a creare, a produrre, mentre il capitalismo bancario si propone solo di fare i soldi».
Come si vede a parte l’«elegante» dolce linguaggio degno del droghiere, siamo di fronte ad una acutezza di pensiero da oscurare perfino Amendola: dunque quei poveri diavoli di Marx, Engels, Hilferding addirittura non hanno capito proprio niente. Non è il capitale finanziario l’espressione più alta dello sviluppo del sistema, ma il capitale industriale, che almeno qualche merito ce l’ha, perché è utile, produce, mentre quello bancario è avido ed egoista, pensa solo ai… dollari!
Per fortuna che, a quanto ci consta, Mitterrand non ha la pretesa di richiamarsi a Marx, che anzi combatte polemizzando in casa sua con un marxista come Marchais! Ma si sa, nella Francia cartesiana, dove ognuno è in quanto pensa, è piuttosto normale che vengano fuori «pensate» di tal genere. «L’opinione governa il mondo», e ne vediamo i frutti!
Ed ora sentiamo Amendola, che molto più pratico e positivo, va al dunque: «di fronte ai problemi posti dalle sovranazionali ogni Stato è oggi impotente, compresi gli Stati Uniti (poverini!)… Noi siamo per dare più poteri ai singoli Stati per darne più all’Europa (non importa se nati o no da… Resistenze: tutti gli Stati sono uguali, per Bacco!)… Noi comunisti italiani non chiediamo nuove nazionalizzazioni. Diciamo che ci vogliono riconversioni industriali e che non si può difendere tutto come è oggi. Vogliamo una riconversione generale poiché o il salvataggio è generale o si va all’inflazione totale (questa è nuova!)… ma per questo occorre un potere che sia forte del consenso generale. Perciò abbiamo respinto le Tesi del 1951. C’è bisogno di un consenso più vasto apposta per fare una politica di sacrifici e di riconversione». Ci rifiutiamo di continuare la citazione che termina con l’auspicio di un’Europa nuova che dovrebbe nascere da elezioni popolari. «Ma che siano elezioni serie», una panacea per tutti i mali benché, nonostante tanti mediconi la nausea salga dallo stomaco più robusto.
Come si vede queste facce di bronzo non hanno avuto una parola per la classe operaia che pur pretendono di rappresentare; ma forse hanno fatto bene, perché non hanno da proporre che sacrifici e sangue.
Un buon motivo perché il proletariato la smetta di farsi illusioni. Ma c’è chi lavora in «équipe» e chi persevera in pratiche antierotiche come fa Colletti che dopo l’«intervista politico-filosofica» ci riprova con il «marxismo» e il «crollo del capitalismo». Il suo chiodo fisso è la legge tendenziale del sottoprofitto; e si domanda se tale legge comporta il crollo «inevitabile» del capitalismo oppure se le controtendenze che il capitale mette in opera avranno partita vinta.
Il Colletti sostiene che la filosofia marxista ha il difetto di non essere scientifica, perché pretende di darsi uno scopo diverso da quello della scienza, s’intende con la S maiuscola, e sarebbe perciò una filosofia edificante, cioè una religione appena mascherata.
Miseria del neo-empirismo, miseria della Scienza. Noi comunisti rivoluzionari, con Marx ed Engels, non abbiamo mai preteso che la nostra dottrina potesse essere la Scienza, ma più modestamente la scienza del proletariato, anche se abbiamo la pretesa che stia più di un palmo più in alto del positivismo merdoso! Non ci aspettiamo nemmeno che sia la nostra scienza in quanto tale a risolvere il dilemma: crollo sì, crollo no, ma l’azione rivoluzionaria del proletariato guidato dal suo Partito. Non attendiamo né crolli inevitabili di per sé, né crolli determinati dalla volontà in sé, ma la ripresa della lotta di classe raccordata al suo Partito storico e formale.
Dietro la sofisticata reazione dei neo-empiristi alla Colletti si nasconde la stravecchia solfa da seconda Internazionale, il meccanismo cui fa riscontro l’inevitabile lasciarsi andare alle «circostanze» da qualunque quadro si presentino, secondo il motto Bernsteiniano: «il movimento è tutto, il fine è nulla».