Partito Comunista Internazionale

I giovani esploratori della FGCI

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Caterve di «politologi» sono mobilitate per «decodificare» (e questo è il nuovo linguaggio per iniziati) tutto quello che riesce a far capolino dalla cupa atmosfera delle Botteghe Oscure, come è noto quartier generale del P.C.I. Ultima occasione di mobilitazione di questa non meglio classificata specie animale, i politologi appunto, è stata il Congresso della F.G.C.I., un vero e proprio festival di giovani ben inquadrati e saputi, sottili ed abili nell’imparare la lezione della furbizia e dell’ipocrisia, «culturalmente» preparati (ma noi abbiamo fin dal 1912 detto la nostra una volta per tutte sulla questione «cultura») in poche parole già «vecchi» e pronti a saltare sul cadreghino. Ma tutta l’attenzione, nonostante le esibizioni dei «boys» è stata puntata sul loro ex segretario Berlinguer che, forse per restare nel clima scoutistico ha sostenuto la necessità di «esplorare nuove vie» per una società «più progredita», contro un’applicazione «scolastica e dogmatica del marxismo».

Ora se c’è una cosa che il marxismo ha sempre considerata estranea al suo bagaglio teorico e alla sua lotta politica è proprio la generica «esplorazione», come dire la ricerca a tentoni di una qualche via per uscire dalla selva selvaggia che è la società borghese.

Il marxismo è il socialismo scientifico che segna la fine dell’utopia, della fantastica prefigurazione di società perfette, tanto ideali quanto inattendibili, in nome della scoperta, sul terreno dello scontro concreto delle moderne classi sociali, della leva per l’abolizione del modo di produzione capitalistico, e cioè la lotta di classe sotto la direzione e l’organizzazione del partito comunista. Altro che esplorazione o buone azioni quotidiane «contro le spinte disgregatrici» come Berlinguer chiama i conflitti sociali di classe sempre più acuti.

Naturalmente l’esplorazione non deve farsi alla cieca: la base da cui partire è ancora una volta la repubblica resistenziale da puntellare a tutti i costi, magari con qualche iniezione di «socialismo» dove è possibile. Nel corpo malandato della cara Patria non è tanto facile trovare un posticino dove fare il buco, ma i boy-scouts sono maestri nell’arte di «scoprire», padroni come sono delle leggi del «bosco», della natura inaccessibile e dei suoi segreti.

I politologi più smaliziati, di fronte alla sfrontatezza democratica di Berlinguer sono dovuti correre ai ripari per evitare che il gioco del partitaccio borghese (non imborghesito, come pensano gli sguaiati gruppetti) venisse scoperto e così sono andati a riscoprire citazioni dei padri dal marxismo che suffragherebbero le affermazioni del Conte Enrico.

La Nazione di Firenze, con il suo ineffabile Fisichella, è andata a cercare Engels che nel 1895 avrebbe, come oggi Berlinguer, fatto Canossa nei confronti della liberal-democrazia e sostenuto che, per ironia della storia, la società borghese sarebbe stata vittima non della violenza rivoluzionaria, ma della sua rete legale di organismi democratici e rappresentativi.

Niente di più falso e impudente: siamo nel clima della II Internazionale durante la lunga depressione del movimento operaio dopo il salasso culminato nel massacro della Comune di Parigi, quando il marxismo rivoluzionario non esclude la lotta per le riforme sociali come strumento per la ripresa della lotta armata della classe operaia.

La lettura dialettica dell’antagonismo tra borghesia e proletariato è tutt’altra cosa dalla facile e meccanica analogia tra momenti storici diversi: noi viviamo oggi quella che la Sinistra Comunista ha definito «controrivoluzione», determinata dalla sconfitta del movimento operaio durante e dopo il I Conflitto mondiale per opera della borghesia imperialistica e dell’opportunismo social-traditore.

Engels si riferisce ad una strategia necessaria per il partito rivoluzionario; ma il P.C.I. oggi non rappresenta altro che la sinistra borghese a tutti gli effetti. È questo il rospo da digerire; e ciò è duro per stomaci delicati tipo boy-scouts della F.G.C.I. o gruppetti ultrasinistri che al massimo possono fregiarsi del titolo di braccio armato della chiesa ecumenica, sotto-borghese, piccolo-borghese e borghese che culminano in quel fenomeno, stomachevole per i «veri» giovani rivoluzionari, che è rappresentato dallo stracciarolismo a buon mercato, a base di collette per i preti poveri e fiaccolate in favore delle più svariate «rivoluzioni nazionali», dal Cile, alla Spagna, alla Cecoslovacchia e via dicendo che, come si vede, fanno di ogni erba un fascio.

Lasciamo ai giovani della FGCI la buona azione quotidiana: i giovani che vogliono battersi per la rivoluzione comunista hanno una sola alternativa: disciplinarsi alla dura lotta di organizzazione e di direzione del Partito Comunista Internazionale.