Partito Comunista Internazionale

I lavoratori della scuola confermano la loro sfiducia nei dirigenti sindacali

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(Segue dal numero scorso la corrispondenza sull’agitazione dei lavoratori della scuola).

In seguito alla decisione del ministro di presentare il 31-1-76 un decreto legge che riproduceva l’art. 3 della legge 477 con l’aggiunta delle fonti di finanziamento, molti lavoratori hanno ritenuto che lo scopo che ci si proponeva fosse stato raggiunto e che l’azione di blocco delle 20 ore dovesse perciò cessare. D’altra parte l’azione combinata delle autorità scolastiche e dei bonzi sindacali aveva sortito un certo effetto, impedendo nonostante tutti gli sforzi del Comitato di Agitazione, che l’azione si estendesse.

La presenza del comitato di agitazione ha però fatto sì che la sospensione del blocco non si trasformasse in una smobilitazione generale, cosa che sarebbe stata disastrosa.

I nostri compagni all’interno del comitato hanno sempre sostenuto che:

a) se si ravvisava la necessità di sospendere l’agitazione, dovevamo ritirarci in maniera ordinata, tutti insieme, e cioè avrebbe avuto più valore del fatto di poter continuare il blocco «ad oltranza» in due o tre scuole.

b) che il risultato più importante della azione non era tanto l’aver ottenuto la registrazione dell’art. 3, quanto il collegamento tra i lavoratori delle varie scuole, realizzato tramite il comitato di agitazione, e il superamento nella lotta della deleteria divisione tra lavoratori iscritti ai sindacati confederali e lavoratori iscritti agli autonomi o non iscritti ad alcun sindacato.

c) che tale risultato doveva essere mantenuto in vista del prossimo rinnovo contrattuale, perché solo l’esistenza del comitato di agitazione costituisce per i lavoratori una garanzia contro ogni nuovo tradimento dei vertici sindacali e può metterli in grado di esercitare su questi ultimi una pressione organizzata in modo da costringerli a difendere gli interessi della categoria. E se ciò non si verificherà (cosa molto probabile) solo l’esistenza del comitato potrà mettere i lavoratori in condizione di reagire.

d) che i lavoratori stessi devono elaborare una piattaforma rivendicativa che contenga le loro esigenze di salariati e non quelle dello Stato e che questa piattaforma deve essere portata all’interno dei sindacati per imporla ai dirigenti.

e) che si deve chiedere la immediata apertura della vertenza per il rinnovo del contratto.

Grazie al comitato di agitazione, la «ritirata» si è perciò svolta in maniera ordinata e la maggioranza delle scuole, pur sospendendo il blocco, hanno confermato la loro adesione al comitato di agitazione tramite i loro delegati (cioè implicitamente comporta la loro sfiducia nei vertici sindacali).

Per prendere una decisione comune a tutte le scuole, il comitato ha allora convocato una riunione di tutti i lavoratori delle scuole aderenti, presso la scuola elementare «G. Mameli» di Firenze. La riunione è stata avversata dalle autorità scolastiche che, messe sull’avviso dai bonzi sindacali, hanno cercato di impedirla con il pretesto che ad essa si invitavano non solo «gli insegnanti» ma tutti i lavoratori della scuola. La questione è stata risolta grazie agli insegnanti della «Mameli», i quali hanno firmato un documento nel quale dichiaravano di assumersi tutte le responsabilità sulla convocazione e sullo svolgimento della riunione; si sono dovuti comunque impegnare a limitare la partecipazione agli «insegnanti». Al momento ciò non ha determinato difficoltà di carattere pratico perché per ora al comitato di agitazione aderiscono solo insegnanti. Naturalmente i nostri compagni fanno e faranno di tutto per coinvolgere anche i non insegnanti con le loro specifiche rivendicazioni). Ecco il volantino di convocazione.


A TUTTI I LAVORATORI DELLA SCUOLA

Il Comitato di agitazione, composto dai delegati eletti dalle assemblee di base, ed i lavoratori presenti alla riunione del 19-2-1976 presso la scuola Mameli:

  1. Considerando che la politica sindacale ufficiale di tutti i sindacati sia confederali che autonomi, non risponde alle reali esigenze dei lavoratori;
  2. Considerando che questa politica parte non dai nostri interessi, ma dalle disponibilità del Ministero e dello Stato e le loro difficoltà e divergenze riguardano solo il modo di dividere quanto lo Stato concede;
  3. Considerando che questa politica porta alla divisione dei lavoratori nella azione e dei lavoratori della scuola dalle altre categorie di lavoratori;
  4. Considerando che invece le reali rivendicazioni dei lavoratori sono fondamentalmente unitarie e riguardano tutti i lavoratori a qualunque sindacato siano iscritti perché discendono dalle loro condizioni di vita e di lavoro e che perciò anche la loro lotta deve essere unitaria;
  5. Considerando che perciò è necessario che i lavoratori stessi elaborino una piattaforma rispondente ai loro reali bisogni, decide:

di convocare le assemblee di base in tutte le scuole e circoli aderenti al comitato ed in tutte le altre in cui sarà possibile, allo scopo di definire tutti gli elementi della piattaforma stessa. Il comitato fornirà alle assemblee tutto il materiale possibile ed i contributi già emersi dagli interventi alla riunione del 19-2.

Secondo la posizione del comitato i cardini della piattaforma dovranno essere i seguenti:

  1. Partire dalle nostre reali esigenze di lavoratori e non dalle disponibilità dello Stato.
  2. Contenere le rivendicazioni di tutti i lavoratori della scuola (insegnanti, non insegnanti, semi-occupati e disoccupati).
  3. Richiedere l’apertura immediata della vertenza, affinché le rivendicazioni siano sostenute dalla forza organizzata della categoria e non divengano oggetto di un’ennesima contrattazione a tavolino fra dirigenti sindacali e Ministero.

IL COMITATO DI AGITAZIONE DELLE SEGUENTI SCUOLE

CIRCOLO 1 DI FIRENZE
CIRCOLO DI CAMPI BISENZIO
CIRCOLO 14 DI FIRENZE
CIRCOLO DI PONTASSIEVE
SCUOLA ELEMENTARE DI VAGLIA
CIRCOLO 1 DI SCANDICCI
CIRCOLO 2 DI SCANDICCI
SCUOLA MEDIA DI VERNIO
CIRCOLO 19 DI PERETOLA
CIRCOLO DI SIGNA
CIRCOLO DI LASTRA A SIGNA
CIRCOLO 22 DI FIRENZE


La riunione è stata aperta da una relazione svolta da un nostro compagno che ha fatto un bilancio dell’azione di blocco delle 20 ore e dell’opera del comitato, sostenendo che:

  1. Il collegamento e l’organizzazione che si è realizzata, hanno più valore del fatto di poter continuare la lotta in due o tre scuole.
  2. Gli ultimi avvenimenti hanno dimostrato che la politica di tutti i sindacati (autonomi e confederali) è contraria alle esigenze dei lavoratori perché parte non dai loro bisogni, ma da ciò che lo Stato può dare.
  3. La piattaforma che il comitato elaborerà non deve contenere solo le rivendicazioni dei maestri e degli insegnanti in genere, ma quelle di tutti i lavoratori della scuola.

Le stesse posizioni sono state poi ribadite dai lavoratori aderenti al gruppo de Il lavoratore della scuola del quale fanno parte i nostri compagni. I successivi interventi dei lavoratori delle varie scuole, hanno poi dimostrato che da parte di tutti c’è la volontà di rimanere organizzati nel comitato di agitazione, almeno fino alla conclusione del rinnovo del contratto, e questo è per noi il risultato più importante.

La riunione si è conclusa con le decisioni che vengono riassunte nel seguente comunicato che è stato successivamente diffuso:

A TUTTI I LAVORATORI DELLA SCUOLA

Il Comitato di Agitazione creato fra i lavoratori della scuola in lotta per il blocco delle «venti ore», sentito il parere delle assemblee di base tenute nelle varie scuole, decide:

  1. di sospendere temporaneamente l’azione di blocco delle 20 ore (anche se tutte le ragioni dell’agitazione sussistono ancora poiché non crediamo alle promesse del ministro) per prepararsi ad intraprendere ulteriori azioni in difesa delle nostre condizioni di vita e di lavoro. Siamo comunque pronti a riprendere l’agitazione in qualsiasi momento, nelle forme più opportune.
  2. Di lavorare alla elaborazione di una piattaforma rivendicativa realmente rispondente agli interessi della categoria, da imporre agli organismi sindacali ufficiali come piattaforma da portare alla contrattazione triennale.
  3. Di lavorare alla estensione dei collegamenti con tutti i lavoratori della scuola, per metterci in grado di riprendere l’azione su posizioni di forza tali da vincere l’aperto o mascherato sabotaggio dei vertici sindacali ufficiali.
  4. Di indire un’assemblea di tutti i lavoratori della scuola per discutere sull’andamento della lotta e sui contenuti della piattaforma rivendicativa.

Nei giorni scorsi, alcuni giornali hanno riportato la notizia (non smentita da nessuno) che il giorno 8-2-76, la Corte dei Conti ha bloccato il D.L. del 31-1-76 che riproduceva l’art. 3, prima ancora che venisse pubblicato. Da notare che fino a ieri tutti i dirigenti sindacali hanno ripetutamente assicurato in tutte le assemblee che l’art. 3 sarebbe stato attuato, presentando ciò come una «vittoria» da attribuirsi alla loro «azione».

Questo nuovo fatto ci deve far riflettere, poiché tutta la vicenda assume sempre più il carattere di una manovra preordinata e concordata per distoglierci dalle nostre rivendicazioni più importanti: esiste infatti il rischio che con questo «tira e molla» ci si porti avanti fino a maggio, dopo di che avremmo lottato tutto l’anno per imporre il rispetto dell’accordo del 1973 e, alla fine, l’unico risultato che avremo raggiunto sarà l’attuazione dell’art. 3 che verrà al solito gonfiato dai dirigenti sindacali come una «grande vittoria» e tutto il resto passerà alle calende greche. Dobbiamo comunque considerare la possibilità di riprendere l’azione nelle forme e nei modi più opportuni. È naturale che questa nuova provocazione spinga i lavoratori di diverse scuole a riprendere o ad effettuare per la prima volta il blocco delle «venti ore». Il Comitato esprime a questi lavoratori la propria incondizionata solidarietà, ma ricorda a tutti che:

  1. le promesse e le assicurazioni fatte dai dirigenti di tutti i sindacati non significano nulla se manca la diretta partecipazione dei lavoratori alle decisioni che vengono sempre prese dai vertici. I lavoratori devono far sentire il proprio peso ed imporre ai loro dirigenti la difesa incondizionata delle proprie condizioni.
  2. Nessuna garanzia esiste che a maggio vi sia una effettiva contrattazione della categoria, poiché approssimandosi la chiusura dell’anno sarà molto difficile per noi far sentire la nostra pressione e far valere le nostre esigenze. (Ricordare: maggio 1973, maggio 1974, maggio 1975).
  3. Nessuna forma di lotta è efficace se rimane isolata; risultato più importante che in questi giorni abbiamo raggiunto è il collegamento fra tutti i lavoratori disposti a lottare, collegamento che si è realizzato per mezzo del Comitato di Agitazione.

Contro le voci false e calunniose che vengono diffuse da alcuni sindacalisti è bene ribadire che: 1) il Comitato è composto dai delegati liberamente eletti dalle assemblee tenutesi nelle varie scuole in lotta; 2) di esso fanno parte: iscritti al SINASCEL, iscritti alla CGIL, iscritti alla UIL, iscritti agli Autonomi e lavoratori non iscritti ad alcun sindacato; 3) il Comitato non vuole costituire un nuovo sindacatino, ma è nato sulla base della semplice constatazione che le dirigenze sindacali non solo non facevano nulla per opporsi alla decisione della Corte dei Conti, ma addirittura tentavano con ogni mezzo di far fallire la lotta spontanea dei lavoratori. Da ciò i lavoratori che aderiscono al Comitato, hanno tratto la ovvia conclusione che solo attraverso una pressione organizzata della base e non certo con il mugugno) i dirigenti sindacali sarebbero stati costretti a farsi carico delle nostre rivendicazioni. È questo un compito che spetta anzitutto agli iscritti ai vari sindacati i quali anziché cedere alla spiegabilissima reazione emotiva di stracciare le tessere, devono cominciare a riflettere se non sia più opportuno «dare il ben-servito» ai loro dirigenti. È per questo motivo che, indipendentemente dalle nostre rispettive idee politiche, vogliamo mantenerci organizzati nel comitato ed invitiamo tutti i lavoratori ad aderirvi.

Il Comitato di Agitazione


In questi giorni si registra una manovra demagogica dei sindacati autonomi (in particolare dello SNASE sindacato nazionale autonomo scuola elementare) che cercano di approfittare del malcontento della categoria per riacquistare un certo credito con frasi roboanti e atteggiamenti da «lottatori a oltranza». Le parole non costano nulla e i fatti hanno dimostrato che questi signori sono tanto bravi a muovere la lingua quanto incapaci di condurre una qualsiasi azione. Tuttavia la loro influenza rappresenta un pericolo reale perché essi speculano sul disgusto che moltissimi lavoratori provano per la carognesca politica delle centrali confederali e cercano di far leva sulle tradizionali tendenze particolaristiche che permangono nella categoria, contrapponendo gli insegnanti di ruolo B a quelli di ruolo A, il personale non insegnante a quello insegnante e i lavoratori della scuola a quelli delle altre categorie.

I nostri compagni, all’interno del comitato di agitazione hanno perciò sempre stigmatizzato la politica di questi pseudo sindacati dimostrando come, nei fatti, essi facciano da contraltare ai confederali, e si sono sempre battuti e si batteranno perché la piattaforma rivendicativa del comitato non sia ristretta ai maestri o agli insegnanti in genere, ma contenga le rivendicazioni di tutti i salariati della scuola.