Falsari
Categorie: Opportunism, PCInt, Student Movement
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In un giornalaccio, che con manovre trasformiste ha più volte tentato di spogliarsi della rossa tradizione della Sinistra, conservandone ancora alcune pallide epigrafi più volte manomesse, più per non alienarsi definitivamente l’adesione di sinceri e bistrattati compagni, prigionieri di una mistificata disciplina, che per intima convinzione; in questo giornalaccio che non nominiamo, applicando la «condanna del silenzio», secondo il precetto della Sinistra, è apparso di recente, tra tante porcherie, una più evidente delle altre. La rileviamo non perché ci scandalizzi, ma perché svela inoppinatamente vecchie intenzioni più volte tentate e poi attenuate, dimostra con lucida chiarezza il significato allora recondito e indecifrabile a prima vista di «ghiacciate diffide», dietro una cortina fumogena di rigore teorico, intransigenza organizzativa, purezza politica, leninismo, bordighismo, ecc., ecc., ecc.
Dopo le note delusioni amorose con trotzkisti, fornicazioni più o meno coperte con gruppettari, «sinistri», «rivoluzionari», adesioni semiclandestine a «comitati di quartiere», e a fantomatici «comitati di autodifesa proletaria», ha scoperto, anzi riscoperto, «studenti rivoluzionari», forgiando per questa «nuova» nobile categoria sociale il «diritto» al «presalario», di «associazione», e perfino di «sciopero», diritti dai quali si vorrebbero esclusi gli studenti non «rivoluzionari». Per somma vergogna ed insipienza si chiama a testimone il grande Lenin.
Gli studenti furono a «Curtatone e Montanara» per il Risorgimento della borghesia, rivoluzionaria nella metà del secolo scorso, reazionaria e putrida oggi. Gli stessissimi studenti furono nelle bande bianche e nere della socialdemocrazia, di Hitler e Mussolini, fucilatori di proletari e comunisti, dopo aver ingrossato oceaniche adunate nelle piazze storiche della controrivoluzione, autorizzati dal regime a far forca a scuola.
La Sinistra marxista conosce una sola classe rivoluzionaria, nei paesi a rivoluzione univoca, quella proletaria. Riconosce come rivoluzionari anche i transfughi delle altre classi che aderiscono al partito e rinnegano la società che li generò. Ma non nobilita con l’aggettivo «rivoluzionario» le categorie da cui provengono. È questa, elementare, ma non facile per chi non sa stare ritto sulle proprie gambe, dialettica marxista.
Per chi voglia verificare, lo rinviamo alla lettura di sani e insospettati testi del 1968, dopo le ubriacature goliardiche del «maggio francese», testi che il nostro giornale ha ripubblicato nel febbraio 1975, quando l’innominabile giornalaccio, ormai rotto a tutto, accentuava movenze d’anca in perfetto stile peripatetico.
Con questo foglio falsario la Sinistra ormai non ha nulla a che fare.