Partito Comunista Internazionale

Rapporto fra economia e tattica militare nella strategia della reazione borghese

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Antefatto: il 15 gennaio, cinque giorni prima del crollo ufficiale della lira, il Governatore della Banca d’Italia, prof. Paolo Baffi, ha tenuto una conferenza sulla «strategia» monetaria al Centro Alti Studi Militari in Roma.

Ce lo dice lo stesso Baffi nell’esordio «… dirò che la difesa della lira è oggi un compito analogo alla difesa di una fortezza nella quale scarseggiano i viveri e le munizioni e intorno alla quale si stringe ogni giorno più il cerchio degli assalitori». L’analogia è perfetta, perché di guerra il borghese intelligente e senza scrupoli – più utile per noi del borghese camuffato – sa di doversi trattare; guerra con gli altri Stati sul terreno economico e militare, guerra con la classe proletaria, sul terreno economico, sociale, politico e militare, guerra in difesa dell’integrità dello Stato politico. Cosicché Baffi imposta il confronto in termini di strategia generale dello Stato, riconosciuto come il soggetto assoluto di ogni problema.

«In questo confronto – sostiene il governatore – il terreno perduto è la perdita progressiva di potere d’acquisto della lira, l’assottigliarsi delle scorte di viveri e munizioni corrisponde al logoramento delle scorte di valuta estera e della affidabilità di credito dell’Italia all’estero». In questo confronto il relatore rileva due particolarità: «Nella condotta della politica economica italiana non riscontriamo, invece, l’equivalente di due discipline imperative nella condotta degli assedi, ossia il razionamento dei viveri e l’unità di comando». «L’equivalente del razionamento potrebbe essere costituito da una seria politica dei redditi, invocata ormai da più di un decennio ma mai applicata. L’equivalente dell’unità di comando è il coordinamento generale della politica economica, ossia il suo orientamento verso un sistema coerente di obiettivi tra i quali trovi luogo la stabilità monetaria».

Il problema è quindi così delineato: «razionamento» o «politica dei redditi», «seria politica» di controllo dei salari e dei profitti, cioè, ed ha riscontro nella invocazione dei sindacati e dei partiti «operai», «equa distribuzione dei sacrifici»; «sistema coerente di obiettivi economici», «coordinamento generale della politica economica», «unità di comando», ossia coerenza degli ordini impartiti da un’unica fonte. Il testo è denso di significati. Ma qui vogliamo rilevare quelli di ordine generale, che Baffi enuncia e svolge coprendoli con linguaggio «tecnico».

Uno dei «significati», che più ci preme di far risaltare è quello che noi abbiamo sempre definito di «totalitarismo statale» e che nel testo, viene espresso in termini corretti di «unità di comando», ma svolto solo sul terreno economico, nascondendo che lo Stato è macchina politica.

Baffi constata: siccome il problema che ci sta di fronte si pone sotto forma di «tre obiettivi», di «stabilità monetaria», di «piena occupazione» e di «libertà di contratto collettivo», è ovvio che, dice Baffi, «stabilità monetaria e occupazione sarebbero reciprocamente compatibili e quindi simultaneamente realizzabili con un mercato del lavoro meglio regolato». Poiché, argomenta, la quantità di moneta occorrente e l’occupazione non sono lasciate «libere», ma vengono controllate da specifici organi statali, non si vede come possa essere lasciata «libera» la variabile salariale! E il discorso non fa una grinza. A conforto di questa tesi Baffi cita la Russia, pur non nominandola: «La stabilità monetaria si rivela compatibile con il pieno impiego a patto di sacrificare la libera determinazione dei livelli salariali attraverso i contratti collettivi di lavoro: è questa la situazione delle economie a pianificazione centrale, nelle quali in effetti le pressioni inflazionistiche sono mediamente minori che in Occidente». Anche il confronto non fa una grinza. Il totalitarismo statale, che trova la sua espressione economica nella «pianificazione centrale» come in Russia, è l’unico che può proteggere gli interessi capitalistici dalla inflazione e dalle altre «malattie», ma «pianificazione centrale» significa controllo statale dei salari!

È la soluzione che lo «stratega» borghese indica alla sua classe, l’unica soluzione possibile per non «sacrificare» i due obiettivi principali dello «sviluppo» e dell’«equilibrio monetario», cioè la soluzione implicita in una pianificazione centrale, il controllo statale dei salari, e non la «libera contrattazione collettiva». Tradotto in termini politici significa che lo Stato soltanto («pianificazione centrale») può tendere a questa soluzione. Ne consegue che i sindacati devono concordare con lo Stato la politica salariale, o meglio, visto che la Russia è il «modello», devono essere incorporati nello Stato. È quello che noi comunisti marxisti abbiamo chiamato, appunto, totalitarismo statale e che trova l’equivalente politico nel fascismo.

Baffi non conosce la Sinistra, ma da buon economista borghese è costretto a essere materialista, suo malgrado, e a chiamare le cose col loro nome talvolta.

In un prossimo articolo vedremo che i Sindacati tricolore e i partiti opportunisti la pensano come Baffi, aggiungendo soltanto una dose nauseante di demagogia. Il governatore della Banca d’Italia, al contrario, alla demagogia sostituisce non solo il linguaggio ma anche la sostanza della «strategia militare», e ha voluto confrontare l’esattezza delle sue argomentazioni con i maggiori esperti militari dello Stato, per riconfermare ancora una volta che la strategia generale del capitalismo consiste nel rafforzare le difese dello Stato borghese assediato dall’armata della nemica classe proletaria. E in questo modo ha concluso la sua conferenza: «È giunto quindi il momento di avvisare a politiche e mutamenti istituzionali», cioè è venuta l’ora di farla finita con la storiella delle «libertà» se si vuole la «stabilità» del regime borghese. E i militari hanno consentito e applaudito: è venuta l’ora della forza contro il proletariato. Lo sapevamo da sempre. E per il proletariato è venuta l’ora della forza contro lo Stato e le forze che lo sostengono.