Enti locali – si prepara un altro tradimento
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Sta per scadere il contratto di lavoro anche per i dipendenti degli Enti Locali, Comuni o Provincie, benché non sia stato applicato compiutamente nemmeno il vigente, né nella parte economica, né nella normativa.
Assunzioni bloccate causano forti carenze di personale e sovraccarico di lavoro.
La conduzione dell’agitazione da parte dei sindacati a tutto fa riferimento tranne che agli interessi dei lavoratori: prima di tutto viene l’efficienza dell’Ente, poi le cointeressenze dei vari partitacci multicolori compromessi nelle fallimentari amministrazioni. Ricorrente l’accusa ai lavoratori che trattasi di una categoria «privilegiata» e che quindi devono sacrificarsi a vantaggio dello Stato in deficit cronico. In questo spirito rinunciatario viene preparata la piattaforma per il nuovo contratto da parte dei dirigenti sindacali, ormai saldamente sistemati in comode poltrone nell’anticamera degli assessori al personale, i quali sono spesso loro compari di sottocorrente di banda politica aspirante alla greppia.
Come per le altre categorie però la piattaforma confederale sarà tenuta sconosciuta ai lavoratori fino alla vigilia dell’accordo coi padroni mentre la lotta si limiterà ad un paio di scioperi sgonfiati e disorganizzati. È filtrata soltanto una bozza di piattaforma per quanto riguarda i dipendenti delle regioni e della nettezza urbana appaltata. Avverte subito come «bisogna evitare una drammatizzazione dello scontro contrattuale scegliendo una linea manovrata nella conduzione delle vertenze»; e quale sia la manovra lo dice subito: «uno scaglionamento degli oneri contrattuali… per fare uscire in modo nuovo dalla crisi il paese». Ed invece è il «modo vecchio», quello di far pagare la crisi al proletariato. Poi entra nei dettagli: «Va ribadita e sostenuta la scelta strategica (!) del movimento contro il tentativo delle forze padronali e governative di respingerlo su posizioni salarialiste… Funzionalità con organici snelli… mobilità del personale e uso pieno e funzionale dell’orario». Conclude con una richiesta salariale, definita «contenuta», di ventimila lire lorde, da ridurre ovviamente in sede di trattativa, dilazionare e mettere realmente in pagamento, forse, fra un annetto.
Sulla stessa traccia saranno preparate anche le richieste delle altre categorie degli enti locali.
Una esplosione di malumore nei confronti di questo sabotaggio si è avuta fra i dipendenti dell’Amministrazione Provinciale di Firenze in occasione dello sciopero del 25 marzo: in particolare i lavoratori hanno notato la disorganizzazione in cui fu lasciata la manifestazione ed il fatto che lo sciopero, che doveva essere generale, e così era sentito, fosse stato «articolato» differentemente per i diversi reparti. I lavoratori di una scuola, nell’occasione, chiesero di riunirsi per affrontare la discussione delle loro rivendicazioni. In risposta all’intervento del capetto sindacale che mirava a far rientrare il malumore nella normale «dialettica sindacale» un nostro compagno ha invitato i lavoratori a formulare sì, come era loro intenzione, loro rivendicazioni rispondenti alle necessità di classe, ma di non sperare che i dirigenti le facessero proprie senza una mobilitazione diretta e un loro collegamento contro l’attuale politica sindacale.