Risorga potente l’opposizione proletaria ai padroni, ai partiti ai sindacati traditori, allo Stato per la difesa del salario e del posto di lavoro
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OPERAI, LAVORATORI, COMPAGNI!
Rivolgiamo un appello a voi tutti per invitarvi a riflettere sulle vostre condizioni materiali dopo trent’anni di ristabilimento del «regime democratico borghese».
Appena cessato il secondo massacro mondiale, vi fu promessa un’era di progresso sociale e di benessere economico: soddisfazione piena dei vostri bisogni, completa e permanente occupazione, casa per tutti, fine del dispotismo in fabbrica e nella società, il «socialismo nella democrazia», ed infine pace duratura tra gli Stati e tra le classi sotto l’egida di un «nuovo» Stato repubblicano e antifascista, provvidenziale e imparziale.
Dopo trent’anni, durante i quali avete dovuto lottare strenuamente e spesso con violenza, per non farvi mettere sotto i piedi dalle classi padronali, sempre più ingorde e spietate nello sfruttamento delle vostre energie; dopo trent’anni, dove sono andate a finire le millantate promesse?
SALARIO: negli ultimi due anni è disceso del 30% in valore reale e tende ancora a scendere per effetto dell’inflazione e della svalutazione monetaria, non compensate affatto dagli irrisori e beffardi aumenti salariali in corso di acquisizione.
DISOCCUPAZIONE: mai, in tanti anni, il numero dei disoccupati, di lavoratori in cerca del primo impiego, di sottoccupati, è stato così elevato: circa 1.800.000 proletari! Ogni giorno migliaia di lavoratori vengono espulsi dai posti di lavoro, decine di fabbriche chiudono i battenti!
«LIBERTÀ» IN FABBRICA: multe, sospensioni, ricatti, vigilanza poliziesca regnano sui posti di lavoro. L’unica «libertà» consentita è quella di permettervi di vigilare sulla fabbrica, sulle macchine, sul capitale del padrone perché non vengano danneggiati da equivoci e strani «bombardieri».
PACE SOCIALE: sia che foste in lotta con il padronato o in temporaneo armistizio, lo sfruttamento non è mai cessato; anzi si è intensificato proprio nei momenti di quiete sociale.
PACE FRA GLI STATI: la seconda guerra tra mostri imperiali avrebbe dovuto, nella propaganda statale, porre fine ad ogni conflitto; la «vittoria» sul «fascismo» avrebbe dovuto chiudere un’era funesta di lutti e sacrifici. Da allora l’elenco delle guerre contro i popoli coloniali, contro le nazionalità e le razze di tutti i continenti, dall’Irlanda del Nord all’Angola, dal Vietnam del Sud al Cile, si fa sempre più lungo, interminabile, il numero delle vittime dell’imperialismo internazionale. Ogni ora le fabbriche dei paesi industrializzati sfornano armi e ordigni di guerra più potenti e micidiali in una folle corsa agli armamenti, col pretesto della salvaguardia delle frontiere, delle patrie, dei rispettivi regimi politici. A chi servono cannoni, carri armati, flotte aeree e navali?
«NUOVO» STATO: l’unica «novità» che vi è stata propinata ha consistito nella semplice e tartufesca messa in scena della sostituzione di una monarchia prona servitrice del capitalismo in camicia nera, con una repubblica altrettanto servizievole per gli stessi padroni, per l’occasione diventati antifascisti. In compenso, il «nuovo» Stato si è trasformato da Stato dei Padroni in Stato-padrone, ha ingigantito le forze repressive, si è sovrapposto ad ogni attività sociale, è divenuto STATO TOTALITARIO del capitalismo.
OPERAI, LAVORATORI, COMPAGNI!
Sotto l’incalzare della crisi economica in atto, che è, assieme alla guerra imperialistica, il periodico sbocco naturale del regime borghese, non solo le promesse sono svanite, se mai furono in qualche modo mantenute, ma vengono rimesse in discussione persino le vostre stesse condizioni di sopravvivenza.
Nessuno ha il coraggio di dirvi la verità. Tutti i partiti, soprattutto i vostri capi, vi nascondono la profonda portata della crisi economica, che sta investendo il mondo intero. Nessuno vi dice che CRISI significa salari di fame per i sempre meno che potranno lavorare, disoccupazione di massa, piombo e galera per i proletari ribelli. Mentre invece venite illusi che la crisi possa essere favorevolmente superata con ulteriori «sacrifici», con un regime di «austerità» economica e morale, con un «nuovo» governo, del quale voi dovreste essere il supporto. Vi chiamano, infatti, i vostri dirigenti politici e sindacali a «chiudere subito» le vertenze in corso per i rinnovi contrattuali, perché – sono essi stessi che ve lo dicono – non si esasperi con le lotte sociali il clima politico, in prossimità del referendum sull’aborto e delle elezioni anticipate. Ecco la risposta agli aumenti salariali e alla difesa del posto di lavoro che vi viene data: elezioni, elezioni, elezioni!
Tutti vi chiedono ancora «sacrifici», come se non foste sempre voi, lavoratori delle città e delle campagne, a tirare la cinghia. Ma per chi? Per rimettere in piedi un’economia basata solo sul crescente sfruttamento delle vostre braccia e delle vostre intelligenze, per prolungare l’esistenza di una società capace solo, quando va bene, di buttarvi le briciole. Nessuno vi chiede, invece, di mobilitare le vostre forze gigantesche per abbattere una volta per tutte il regime della borghesia, del padronato, delle banche, dei bottegai e dei preti.
È in atto tutta una complessa manovra, condivisa e sostenuta dalle burocrazie sindacali e dai partiti operai ufficiali, per impedirvi di acquisire la consapevolezza che solo il potere proletario rivoluzionario può rappresentare i vostri reali interessi di classe, che è chiusa per sempre la pantomima dei governi di «sinistra» che si alternano con i governi di «destra» al maneggio del potere dello Stato totalitario e oppressore.
È SOLO CON L’AFFONDAMENTO DELLO STATO ASSIEME A QUALSIASI GOVERNO CHE SI PORRANNO LE PREMESSE PER LA RICOSTRUZIONE DI UNA ECONOMIA E DI UNA SOCIETÀ EMANCIPATE DALLO SFRUTTAMENTO DELLE CLASSI POSSIDENTI.
OPERAI, LAVORATORI, COMPAGNI!
Il regime democratico vi sollecita a partecipare all’ennesima fiera elettorale, illudendovi che dalle urne usciranno organi politici della vostra classe, mentre i vostri capi si affannano ogni giorno per dimostrare al mondo dei padroni di essere fedeli assertori della democrazia, del rispetto verso gli interessi delle classi ricche, dei patti che il capitalismo internazionale ogni giorno intesse a sua difesa, compreso il famigerato e reazionario Patto Atlantico; essi sfornano, insomma, prove continue e persuasive alla borghesia internazionale, non solo di fedeltà assoluta allo Stato-padrone, alle istituzioni, al regime della proprietà privata, ma asseriscono di farsene custodi e difensori integerrimi contro qualsiasi «sovversione», cioè contro la classe operaia quando ritroverà la strada della rivoluzione sociale, esasperata dall’inganno e dal tradimento.
Se sotto un governo dichiaratamente borghese, come quello attuale, i vostri capi rinunciano volontariamente a difendere fino in fondo i vostri interessi economici immediati, cosa vi attendete che facciano sotto un governo da loro voluto e incarnato? Saranno loro stessi i promotori e gli artefici primi del vostro totale soccombere agli «interessi nazionali», allo Stato.
L’attuale pressione economica e sociale del padronato esige, invece, una direzione di classe delle vostre lotte, una direzione fedele, forte, consapevole, che non ammetta altri principi se non quello della «DIFESA ESCLUSIVA, SENZA ECCEZIONI, DEI SOLI INTERESSI ECONOMICI E SOCIALI CON TUTTI I MEZZI, DEI SALARIATI»!
Ma i vostri capi dimostrano in ogni circostanza di tradire questo compito elementare, si rifiutano categoricamente di mettersi al servizio esclusivo della classe operaia, tacciando di «sovversivi» e «eversori» dell’ordine costituito i compagni che non vogliono sottostare al tradimento, confermando così che la difesa del pane e del lavoro è in aperto contrasto con le loro intenzioni politiche, quando invece la lotta senza quartiere, la mobilitazione generale del proletariato in difesa delle sue condizioni economiche e materiali è inscindibile dalla lotta per la vittoria totale della classe operaia, del comunismo!
OPERAI, LAVORATORI, COMPAGNI!
Le vostre organizzazioni sindacali sono divenute così strumenti in mano alla conservazione sociale, organi della pace tra sfruttati e sfruttatori, mezzi per la tutela del capitale aziendale, uffici per la carriera di una banda di burocrati, succursali dello Stato, arbitri del pane, del lavoro, dell’assegno di disoccupazione, allo stesso modo che lo furono le famigerati corporazioni sindacali fasciste.
Non vi diciamo, per questo, che i sindacati non servono più ai lavoratori, come da altre parti vi viene predicato. Vi diciamo che QUESTI SINDACATI non servono i vostri interessi reali, perché si sono fatti tutori dell’economia nazionale, cioè degli interessi nazionali del regime del profitto, perché sulle loro bandiere non sta più scritto che l’emancipazione dei lavoratori è nella lotta contro il potere dello Stato, nella lotta per il comunismo.
Vi diciamo che i vostri capi hanno trasformato le vostre organizzazioni di classe, le Camere del Lavoro, se ancora esistono, in botteghe per svendere al miglior offerente il vostro sudore, il vostro sangue, le vostre fatiche.
Ma voi sapete, e talvolta le vostre ribellioni a questi capi infedeli e traditori lo dimostrano, che senza autentici sindacati proletari, senza una guida sicura e potente, non vi è possibile difendere il pezzo di pane tanto faticato, il misero posto di lavoro tanto agognato, oggi più di sempre sotto i colpi dell’offensiva padronale. È QUESTA ORGANIZZAZIONE DI CLASSE CHE DOVETE RICONQUISTARE NEL CORSO DELLE VOSTRE LOTTE.
RITORNI IMPETUOSA E TRAVOLGENTE LA LOTTA DEGLI OPERAI PER LA DIFESA DEL SALARIO E DELL’OCCUPAZIONE, PER LA RINASCITA DELL’ORGANIZZAZIONE DI CLASSE! CACCIATE DALLE VOSTRE FILE I TRADITORI, I SUCCUBI DEL PADRONE E DELLO STATO, PERCHÉ NON UN SOLO OPERAIO VENGA ESPULSO DI FABBRICA, PERCHÉ I SALARI SIANO ADEGUATI AI BISOGNI.
GIOVANI PROLETARI!
A voi un particolare appello. Non consentite di essere posti in concorrenza con i vostri compagni più anziani, seguendo l’infame direttiva dei vostri capi secondo cui dovreste essere preferiti ai salariati meno giovani. Respingete con fermezza e forza un così tremendo colpo alla solidarietà tra sfruttati, condizione prima per opporre un fronte compatto di classe all’offensiva padronale. Portatevi, invece, alla testa delle lotte di tutti i proletari con il vostro entusiasmo e disinteresse!
COMPAGNI DISOCCUPATI!
Non fatevi ingannare dalle illusioni assistenziali e paternalistiche. Le vostre forze non devono separarsi da quelle degli operai ancora occupati. Dovete esigere con tutti i mezzi di restare nell’organizzazione, che il problema tragico della disoccupazione sia affrontato nella lotta comune per il riconoscimento del SALARIO INTEGRALE SINO A CHE NON SIATE RIAMMESSI AL LAVORO. Dovete pretendere, se occorre anche con la forza di tutta la massa operaia, che il SALARIO INTEGRALE SIA AL CENTRO DELLE STESSE LOTTE CONTRATTUALI.
Respingete l’inganno dei vostri capi che vogliono subordinare le vostre condizioni agli investimenti, che i padroni non faranno perché è nella loro volontà e nei loro interessi di affamare la classe operaia, per piegarla a salari ancora più bassi, a condizioni ancora più umilianti.
OPERAI, LAVORATORI, COMPAGNI!
Ecco chi divide le vostre forze! Sono i vostri stessi dirigenti che, mentre si riempiono la bocca dell’«Unità sindacale», spezzano le lotte in mille episodi separati, e peggio ancora dividono i lavoratori in giovani e vecchi, in occupati e disoccupati, in qualifiche diverse, i quali hanno contrariamente alle affermazioni padronali e opportuniste, gli stessissimi interessi fondamentali, anziché affasciare le forze e le rivendicazioni operaie in un unico fronte di combattimento che difenda ad oltranza tutte le necessità elementari di tutti i lavoratori.
La vera unità sindacale è soltanto quella che si fonda sulla difesa contemporanea ed indiscriminata dei bisogni della massa lavoratrice, condotta con i mezzi della lotta di classe e dell’azione diretta contro e fuori le conventicole dei Ministeri statali, dei governi, delle burocrazie sindacali, «unitarie» o «autonome» che siano, dei falsi partiti socialcomunisti.
LA CLASSE OPERAIA VINCERÀ CON IL TRIONFO DELLA LOTTA DI CLASSE, CON LA RESURREZIONE DEI SUOI SINDACATI ROSSI, CON LA BATTAGLIA PER LA SUA DITTATURA RIVOLUZIONARIA CONTRO LA DITTATURA REAZIONARIA DEI PADRONI E DEI LORO LACCHÉ, PER IL COMUNISMO.
Partito Comunista Internazionale («Il Partito Comunista»)