Polizia sindacale
Categorie: Opportunism, Terrorism
Questo articolo è stato pubblicato in:
Negli ultimi tempi vi è stata in Italia una recrudescenza di episodi di “guerriglia urbana”: attentati ad imprese industriali, violenze contro rappresentanti di queste imprese, lancio di bombe molotov contro edifici pubblici etc. Di fronte a questa situazione lo Stato ha dato l’allarme, ha chiamato a raccolta i suoi difensori, le sue guardie bianche e sono accorsi tutti, dai poliziotti, ai vari partiti parlamentari, ai sindacati.
Non è nostra intenzione prendere le difese dei quattro o più fessi che compiono questi atti di terrorismo, né conosciamo lo scopo con cui tali atti sono compiuti, né possiamo sapere se dietro alle piccole pedine stiano dei potenti giocatori (si è parlato addirittura di CIA e KGB) ed in fin dei conti non ci interessa nulla di questo. Qualunque idea abbiano in testa i «nappisti» i «brigatisti» etc., chiunque li paghi, è certo che le loro azioni non servono ad accelerare il processo rivoluzionario né a riportare gli operai sul terreno della lotta di classe, ma semmai contribuiscono a creare ancor più confusione nella testa dei pochi operai che faticosamente stanno sottraendosi all’egemonia politica con cui il PCI li tiene schiacciati.
Non è di essi che vogliamo parlare, ma di quelle organizzazioni che, come dicevamo all’inizio, hanno risposto all’appello dello Stato «minacciato» da questi gruppi e il cui peso sulla classe operaia è ben maggiore di quello di quattro scavezzacolli brigatisti: i sindacati.
I sindacati si sono incontrati più volte col Ministro dell’interno, Cossiga, per discutere sul come porre fine a queste azioni di violenza. In questi incontri lo stesso ministro ha riconosciuto loro di essersi dimostrati «forza stabilizzatrice» nel mantenimento dell’ordine pubblico (cioè che i loro scagnozzi sono più bravi dei poliziotti nel far star calmi gli operai) e sono stati discussi alcuni gravi problemi quale quello dei contratti di lavoro che, è stato auspicato, devono essere chiusi al più presto possibile onde evitare pericolose tensioni sociali. Al di là dei discorsi per gli allocchi quindi, quello che fa paura allo Stato borghese, al ministro Cossiga, ai partiti dell’arco costituzionale, ai sindacati, insomma a tutti i lerci difensori di questo lercio regime non sono né i Nap, né le Brigate rosse, né le Brigate nere. Tutti sanno benissimo che non è l’azione di «eroi» armati di bombe molotov che può mettere in crisi lo Stato.
Quello che essi temono è che la malattia della violenza si propaghi al proletariato; che sotto lo schiacciamento delle sue condizioni di vita, causato dalla crisi, la classe operaia si riappropri dei suoi strumenti classici di difesa e di attacco contro lo sfruttamento capitalistico; che essa cessi di fare da gregge ai buoni pastori del sindacalismo tricolore e passi all’attacco diretto contro il suo principale nemico: lo Stato borghese. Essi temono la violenza operaia, la violenza di una classe in lotta rivoluzionaria per la presa del potere politico.
Proprio in questo senso va vista la vigliacca iniziativa presa dai sindacati nelle città del Nord ove sono state organizzate squadre operaie per la difesa delle fabbriche da ulteriori attentati. Pare che gli operai, in turni di otto ore, assieme a poliziotti privati e statali, abbiano fatto la guardia agli enormi capannoni della Fiat, della Pirelli etc, quando le fabbriche sono rimaste chiuse.
È questo proprio un tipico esempio di come l’opportunismo tradisce la classe operaia. Il trucco sta in questo: far scomparire i limiti di classe, far apparire la società non più come fondata sulla divisione permanente tra borghesia e proletariato sempre in lotta (anche se più o meno cruenta) tra di loro, ma bensì come la società di tutti, in cui tutti si devono aiutare l’un l’altro ed in cui, in definitiva, il proletariato deve continuare a tirare il carro per la borghesia.
Vi sono stati degli attentati che hanno provocato gravi danni ad alcune grandi fabbriche. L’opportunismo grida allo scandalo e invoca i fulmini della maledizione divina sulla testa degli «irresponsabili provocatori». Noi, da marxisti, ci chiediamo: cosa importa al proletariato se le fabbriche vanno a fuoco?
Le fabbriche, fino a prova contraria, sono dei padroni o dello Stato, il che è lo stesso, devono quindi pensare loro a difenderle. È un problema loro. Per questo stipendiano un esercito, una polizia, una polizia privata, una caterva di servi prezzolati. Usino questa gente per pattugliare le fabbriche!
Questo sarebbe naturale ma renderebbe chiara la realtà: da una parte i padroni e i loro sgherri, dall’altra la classe sfruttata che sta a vedere. Questo all’opportunismo non piace. Ecco che la classe operaia va asservita agli interessi dei padroni; al posto del poliziotto, l’operaio stesso va a fare la guardia a quella che è la sua galera, poiché la fabbrica non è che la galera ove il proletario è costretto a vendere la sua forza lavoro.
Gli operai non hanno da difendere nessuna proprietà in questo regime perché essi non hanno proprietà, sono proletari, cioè la loro unica «proprietà» sono i figli. Quelli essi devono difendere e li potranno difendere solo opponendosi allo stato di assoggettamento in cui li costringe la borghesia e l’opportunismo. Gli operai difenderanno le fabbriche quando saranno loro proprietà, perché proprietà di nessuno, cioè quando non vi si produrranno più merci, non vi si estorcerà più plusvalore, quando il potere sarà in mano al partito comunista rivoluzionario!
Il signor ministro Cossiga, tenendo mano all’opportunismo, ha ribadito che i poliziotti non devono entrare nei recinti delle fabbriche per non ledere le libertà degli operai sancite dallo statuto dei lavoratori e così sono gli operai a svolgere i compiti dei poliziotti mentre le forze dell’ordine li attendono fuori dalle fabbriche, quando essi, stanchi di sgobbare e di far la guardia ai beni dei padroni si decideranno a rivendicare il loro diritto alla vita. Allora si vedrà se le fabbriche sono di tutti, se la società è di tutti, se lo Stato è di tutti o se invece nulla è cambiato, la borghesia è come sempre, pronta a difendere con tutti i mezzi i suoi privilegi ed il suo dominio sulla società. Allora si vedrà anche se gli operai di fronte ai fucili spianati che si frapporranno tra loro ed il pane per i loro figli, chineranno la testa rinfessiti dalle menzogne opportuniste oppure risponderanno al ferro col ferro ed al fuoco col fuoco.