Come si smascherano i bonzi nelle assemblee
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Il 10 aprile passato, il personale dell’istituto forestale di Pieve S. Stefano ha avuto l’alto onore di essere visitato dal dirigente nazionale della CISL Colombi e da un bonzetto provinciale. Questi signori ci hanno illustrato la piattaforma contrattuale delle tre confederazioni e il valore, più «morale» che materiale, delle «conquiste».
Il bonzetto provinciale ha tenuto a precisare (giurando poi di non averlo mai detto) che compito dei lavoratori della scuola è quello di sensibilizzare il governo e l’opinione pubblica sul fatto che la scuola non è un apparato parassitario, ma di primaria importanza nella società moderna e indispensabile allo sviluppo del paese. Il paese ha bisogno di una «cultura nazionale» capace di svolgere una politica autonoma dal condizionamento estero ecc.; fatto questo, e crisi economica permettendolo, si può anche chiedere un aumento salariale che non sia puramente simbolico.
Riguardo poi ai metodi di lotta, ha asserito che i sindacati, lungi dall’essere affetti da scioperomania (c’era da dubitarne?) si sforzano di scoprire nuovi e più «fantasiosi» sistemi di pressione: es. lo sciopero alla rovescia.
Come si vede queste affermazioni fanno il paio con quanto era scritto nella Carta del Lavoro fascista.
Queste affermazioni e questa analogia alla politica fascista hanno fatto scattare l’istinto proletario di un censore del convitto che ha seccamente ribadito che: 1) non è compito nostro spiegare la «necessità» dell’istruzione, ci pensi il padrone Stato, visto che la scuola è la sua; 2) che si deve adottare, come mezzo di pressione, l’arma dello sciopero, in blocco, compatto e nei momenti in cui abbia più efficacia, es.: blocco degli scrutini, chiusura completa della mensa ecc.
A questo punto i nostri «dirigenti» han cominciato a sudar freddo affrettandosi a dire che lo sciopero era bello, giusto, ma solo quando non arrechi danno ai lavoratori. Gli è stato gridato dal pubblico che si facesse un solo esempio di sciopero che non arrechi «disagio» a un qualche lavoratore. Visto che i sindacalisti se ne restavano muti e a bocca aperta, la stessa voce ha proseguito che dire che lo sciopero non deve arrecare danno alle masse «popolari» equivale a proibire ogni forma di sciopero. Il bonzo provinciale in uno scatto d’ira (a Colombi dobbiamo dar atto di una grande furbizia e di un buono spirito di autocontrollo) ha allora avuto la pessima idea di far l’esempio dei ferrovieri «ultrasinistri» che, secondo lui, si sono alleati ai fascisti per paralizzare l’Italia in un momento delicato. Il sopracitato compagno non ha potuto, a questo punto, trattenere delle sacrosante imprecazioni e trattare come si meritano questi loschi figuri affossatori di ogni rivendicazione salariale da parte delle masse super sfruttate e pronti a tacciarle di fascismo quando, spinte dalla miseria e dalla fame, si ribellano (orrore) allo Stato democratico. Il nostro compagno gli ha gridato sul muso che sono delle canaglie e dei traditori.
Venuti al problema della mensa, questi egregi signori ci han detto che per il personale di cucina non è più possibile mangiare gratis come in passato (anche questa sarebbe una conquista). Da parte di altri è stato prospettato di fare un prezzo «politico» per personale di cucina, bidelli, professori; ma i sindacati, in difesa dei nostri diritti, si sono opposti. Infatti se facessero un prezzo «politico» tutto il personale della scuola verrebbe ad ingrassarsi con la sbobba passata dal convento-stato con conseguente aggravio del lavoro degli addetti alla mensa. Quindi, per venirci incontro, nessuno potrà più mangiare né gratis, né a prezzo «politico», ma a prezzo da ristorante. Evviva le conquiste sindacali!
La riunione si è poi chiusa tra vari battibecchi. Dopo la riunione un addetto alla mensa ha espresso l’unico concetto che può essere espresso da chi ha diritto di fregiarsi del nome di lavoratore e cioè che mai gli attuali sindacati, di nessun tipo e in nessun momento, faranno i nostri interessi se noi stessi non ci organizziamo dal basso investendo i vertici con le nostre giuste rivendicazioni. Questa la sacrosanta verità.
Occorre che ci uniamo nell’istituto; occorre che ci uniamo nella categoria, occorre unirci a tutti i lavoratori salariati, occorre spazzare via i traditori dal sindacato.