Partito Comunista Internazionale

Lavoratori dell’aria traditi dai dirigenti dei sindacati

Categorie: Partito Comunista Italiano, Partito Socialista Italiano

Questo articolo è stato pubblicato in:

Dopo mesi di trattative, rinvii, incontri, scioperetti congegnati in modo da non provocare disagi, la rabbia dei lavoratori dell’aria è esplosa ed in assemblee infuocate a Roma ed a Milano, il 13/4, i lavoratori hanno imposto lo sciopero ad oltranza che è durato tre giorni. Quello che doveva essere nelle intenzioni dei bonzi sindacali uno dei soliti scioperi innocui puramente dimostrativi, è stato trasformato dai lavoratori in una azione di lotta ad oltranza che ha bloccato gli aeroporti.

Nelle assemblee i bonzi sono stati messi con le spalle al muro. A nulla sono valsi i tentativi di corruzione dell’Aigasa (una delle decine di società in cui sono divisi i lavoratori dell’aria) la quale offriva 500 mila lire ad ogni suo dipendente purché sospendesse lo sciopero. Il «disagio» causato da questa magnifica azione di lotta non ha mancato di suscitare la costernazione dei «benpensanti» e delle «autorità». «La giunta comunale di Milano ha rivolto un appello alle organizzazioni sindacali chiedendo l’immediata sospensione dello sciopero a fronte dell’impegno di concludere nella giornata di oggi le trattative» (l’Unità del 15/4). I bonzi della FULAT si sono affrettati a precisare che questo sciopero era dovuto non alla loro volontà ma alla rabbia dei lavoratori che essi non erano più in grado di contenere. L’Unità del 15/4 scrive dopo aver descritto i fatti: «È da questa situazione che il governo ha provocato, che nasce la tensione, la rabbia fra i lavoratori. Solo così si spiega la forma di lotta esasperata di bloccare gli aeroporti, fatto questo che pone grossi interrogativi e problemi al movimento sindacale. Al ministero del lavoro le riunioni sono in corso da molte ore. Davanti una folla di lavoratori ha continuato a manifestare. Se ancora una volta il governo tergiversa si assume responsabilità sempre più gravi con il rischio di far precipitare una situazione già drammatica». «… la decisione di un blocco a tempo indeterminato degli aeroporti, che pure è emersa nella concitata assemblea di ieri a Linate, è stata giudicata dalle sezioni del PCI e del NAS del PSI una forma di lotta profondamente sbagliata che rischia di isolare i lavoratori dell’aria dal resto del movimento impegnato in questi mesi in difficili vertenze e di compromettere l’esito della Fiera Campionaria e le speranze ad essa legate di una ripresa della economia milanese e italiana».

Ecco qual è l’atteggiamento degli opportunisti di fronte alle rivendicazioni operaie: l’importante è che gli aeroporti funzionino, non importa se per far ciò si passa sulla pelle di migliaia di lavoratori. Il disagio di lavoratori snobbati e presi in giro per 15 mesi, non li commuove; ma come sono comprensivi di fronte al disagio degli «operatori economici» che volevano visitare la fiera di Milano. Trattandosi di aerei, che come è noto non costituiscono l’abituale mezzo di trasporto dei «pendolari», ci viene questa volta risparmiata la solita solfa sul danneggiamento di «altre categorie di lavoratori» che in effetti, in questo caso, sarebbe di pessimo gusto.

Questa esplosione di rabbia operaia, ha indotto i bonzi a chiudere frettolosamente il 15/4 le trattative e a firmare il contratto il 15/4, mentre si concludevano anche i contratti dei chimici e degli edili. Come per le suddette categorie il contratto prevede dei minimi aumenti salariali, già concordati da tempo con i padroni e con lo Stato e già ampiamente rimangiati dall’aumento dei prezzi.

I bonzi hanno mobilitato tutto il loro apparato, hanno fatto sentire tutto il peso della loro organizzazione su una categoria debole e divisa e, approfittando della stanchezza dei lavoratori, hanno imposto la fine dello sciopero. La magnifica combattività dei lavoratori li ha fatti tremare per un attimo, ma poi sono riusciti a imporre la loro politica, perché hanno nelle mani le leve della organizzazione dei sindacati.

Questo episodio dimostra che qualsiasi lavoratore che voglia difendere le sue condizioni di vita e di lavoro, è costretto a cozzare contro il muro creato dai bonzi sindacali a difesa della pace sociale, dei privilegi, dell’ordine capitalistico. Gli operai che vogliono difendere il pane devono abbattere questo muro, e perciò devono organizzarsi non solo contro lo Stato e i padroni, ma anche contro i dirigenti opportunisti degli attuali sindacati i quali emanano dal PCI e dal PSI e rappresentano la lunga mano dei capitalisti nelle file degli operai.