Partito Comunista Internazionale

Infra-parlamentari

Categorie: Opportunism, Partito Comunista Italiano

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Dunque si riapre la gazzarra elettorale. Per il proletariato ancora una volta significherà essere trascinato all’urna dello Stato padrone per «esprimere silenziosamente ed umilmente» il prosieguo del suo sfruttamento, della compressione sociale e politica che ogni giorno di più, in rapporto all’aggravarsi della crisi capitalistica, scarica sulle sue spalle licenziamenti, contratti truffa, aumento dei ritmi di lavoro.

Il trogolo elettorale, ripetiamo, ancora una volta, non interessa i comunisti rivoluzionari. Da quando nelle aree geopolitiche di occidente la rivoluzione è stata definita dalla storia come univoca ed è solo patrimonio del proletariato, i comunisti hanno lasciato che fossero i partiti borghesi ed opportunisti a sguazzarvi dentro, denunciando costantemente lo Stato capitalistico di essere una macchina la cui direzione parimenti alla locomotiva sui binari, sia essa guidata da l’una o dall’altra mano, corre sempre lungo la traiettoria imposta dagli interessi borghesi; soltanto svellendo questi binari, abbattendo questo Stato, conquistando il potere politico, si può iniziare il cammino verso il socialismo.

Non abbiamo niente di nuovo da aggiungere a queste nostre classiche posizioni, ci preme soltanto soffermarci su quello che oggi viene definito «campo rivoluzionario» che permette a quelle formazioni extra-extraparlamentari di confluire, ennesima vittoria teorica del marxismo, nella bolgia, in una serie di balli e balletti alla ricerca dell’unità a tutti i costi, della forza numerica in termini elettorali; e ribadire d’altra parte come non esista «campo rivoluzionario» da nessuna parte, sia questa quella dell’accolta elettorale o del presunto rivoluzionarismo di sinistra. Per quanto concerne i gruppi e gruppettini che si accalcano nella ricerca di unità elettorali, non abbiamo che da ribadire il nostro giudizio di sempre «i proletari votano soltanto con i pugni», ben sapendo e conoscendo il nostro avversario storico: la borghesia ed il suo Stato, e riconoscendo nei partitini extra (diremmo intra-parlamentari) di oggi le deviazioni classiche che hanno appestato il movimento operaio dalla sua nascita.

L’andare a cogliere l’uva tanto schifata un tempo, oltre a realizzare sogni e speranze di «rivoluzionari della domenica» come la sinistra ama definire questi signori, è comportamento dettato dalla storia: all’avvicinarsi infatti della riscossa operaia l’opportunismo cerca di far blocco, magari sotto le etichette più rosse possibile per imbrigliare la rinascente forza operaia; per affossare, magari in governi di «sinistra popolare», la rabbia degli operai contro lo Stato borghese, contro i sindacati ed i partiti traditori. Al maturare storico delle questioni, i nodi vengono al pettine e gli schieramenti: il borghese ed il proletario, prendono sostanza e forma. Se l’amministrazione statale, garante del sistema borghese, comincia a perdere colpi sotto l’incalzare della crisi economica internazionale, le colpe vengono addossate da questi Noske nostrani alle mani che tale macchina hanno manovrato nell’arco di tempo che corre dalla fine del secondo massacro mondiale all’oggi, si vanno perciò a ricercare le colpe negli uomini e negli scandali in cui essi sono stati coinvolti, si cerca in poche parole di far intendere ai proletari che un governo della «sinistra unita» possa risolvere i problemi dell’occupazione, del termine dei licenziamenti, dell’aumento dei salari, quindi dell’economia nazionale ed internazionale. Il raggiro dovrebbe essere evidente se cinquant’anni di controrivoluzione e di tradimento dei partiti che si richiamano alla classe operaia, non avessero infiacchito e portato confusione ed incertezza nel proletariato.

Il gioco politico di questi borghesi di sinistra, nati con il fuoco al sedere e via via sempre più ingobbiti di fronte al partitaccio ed ai suoi interessi, è per i comunisti rivoluzionari chiara acqua di fonte. Si cerca di creare un blocco «alla sinistra del PCI» per impastoiare qualsiasi frangia operaia che si ribelli alla politica del partitone ufficiale, per irretire il proletariato con fiumi di parole di idiotismo intellettuale, per far sì, che le prime avanguardie operaie perdano la testa e le forze in un inutile ed illusorio raddrizzamento di posizioni che sì, dicono questi signori, non saranno proprio corrette, ma che hanno alle spalle la forza dei «partiti popolari». E tutto infatti viene visto come movimento del popolo nel quale vengono giustamente compresi un po’ tutti, dai preti – quelli un po’ guitti, di sinistra si intende – ai pancioni dei pizzicagnoli, agli studenti più o meno di sinistra, più o meno rivoluzionari.

Ci si prostra dinanzi all’urna, alla scheda: chissà che nel reverenziale silenzio dell’urna non si possa conquistare qualche intellettuale in più che se è colto dal facile rossore e dal cupo mutismo dinanzi agli sguardi operai, può peraltro recare nel petto un cuor di leone pregno di sentimenti che potrebbero sciogliersi nel cubicolo elettorale. Questi signori non chiedono niente l’uno all’altro, importante è essere a braccetto, che la controrivoluzione ognuno la porta nel cuore.

Il Partito, definendo frangia sinistra dello schieramento della borghesia tali organizzazioni e i pasticci di queste, ribadisce che la direzione della classe operaia nel difficile cammino verso il comunismo non si spartisce con nessuno e che tale direzione è solo patrimonio di quell’organo che forgiatosi nelle lotte del proletariato dal Manifesto dei Comunisti all’oggi, si è reso storicamente idoneo a questo compito, nella teoria e nella prassi e non ha mai patteggiato la difesa operaia per una briciola di potere in questa società. Se lottatori continui, avanguardisti operai, manifestanti, e compari vari cercano disperatamente l’unità costi quel che costi, noi ne siamo ben felici, prima si sgombra il campo innanzi alla classe operaia meglio è; per ciò che ci riguarda, per ciò che riguarda il partito politico della classe operaia, riaffermiamo a chiare lettere che chi non è con noi è contro di noi, e che non accettiamo nessuna teorizzazione sui presunti «campi rivoluzionari». Il partito non ha da essere fondato o rifondato, esiste e combatte il nemico di classe ogni giorno ed in ogni occasione indipendentemente dalle forze di cui all’oggi dispone, e combatte altresì contro chiunque lo voglia inquinare con accostamenti morbosi, che lo spaccherebbero al fuoco della battaglia al pari di robusto vaso nella cui pasta siano inserite anche pur minime schegge di roccia.