Partito Comunista Internazionale

Moralizzatori nazionali eredi del mai morto fascismo

Categorie: Fascism, Italy, Opportunism

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Nel giudizio dei politicanti opportunisti e borghesi siamo dei matti da legare, staccati dalla realtà «massi erratici» ed «iguanodonti» come ci definì il «frigido» Palmiro, ma, guarda caso, più si va avanti nella profonda crisi del sistema capitalistico e più, coscienti o incoscienti, sentiamo utilizzare il nostro linguaggio, manco a dirlo, per tutt’altri scopi.

È il turno della Cassandra nazionale, uno dei riconosciuti padri della Patria repubblicana UGO LA MALFA, che in una recente intervista del Corriere della Sera dedicata agli scandali ed alla dilagante corruzione ha avuto la faccia, presumiamo cosparsa di cenere e di lacrime, di «ammettere» che «siamo eredi dello Stato fascista molto più di quanto non siamo disposti ad ammettere».

Evviva le esilaranti scoperte! Quando lo diciamo noi si grida scompostamente agli «agenti della Gestapo»: ma la forza delle cose si impone, ed allora la borghesia 1976 fa la Vergognosa, e come la famosa statua di B. Gozzoli nel camposanto di Pisa, si mette le mani sugli occhi terrificata del futuro e guarda all’indietro addossando le colpe all’eredità elargitale a piene mani dal «de cuius» sempre più vivo quanto più trafugato ed esorcizzato.

Inutile ricordare chi è il «de cuius» come si dice in linguaggio paludato e curiale: è proprio lui il fascismo e il suo capo, solennemente sconfitto in battaglia e trionfalmente vincitore nella lunga guerra (per ora!) che oppone mortalmente il proletariato alla borghesia.

Il fatto che lo riconosca l’Ugo nazionale non tanto ci conforta, quanto una volta tanto ci risparmierà dalla solita accusa di «agenti del Kaiser». Noi salutiamo riconfermata la nostra ormai più che cinquantenaria tesi secondo la quale la tendenza del capitale nella sua fase imperialistica putrescente è quella di assumere sempre più le forme politiche ed economiche del totalitarismo fascista, per quanti sforzi faccia nel camuffarsi da democratico, o magari da «socialista».

Unica forza capace di invertire questa nefasta e mortifera tendenza è la ripresa su scala mondiale della lotta di classe, sotto la guida del partito unico mondiale comunista.

TUTTO il resto è moralismo e vaniloquio, tanto più bolso e filisteo quanto più pretende di «restaurare le patrie virtù» con l’apporto sfacciato ed ipocrita dei massacratori della classe operaia rivoluzionaria e dei suoi gloriosi dirigenti epurati dai boia staliniani.

La Malfa chiude la sua geremiade sostenendo che «forse bisogna tornare a leggere le pagine degli uomini del Risorgimento, per trovare la fede e combattere per una Italia Migliore».

Buon pro gli facciano quelle letture, in buona compagnia con i falsi partiti di sinistra che hanno insegnato al proletariato a raccogliere le bandiere lasciate cadere nel fango dagli indegni borghesi.

Noi gli abbiamo sempre insegnato che non solo non ne valeva la pena, ma che era tradimento insensato e letale, dal momento che la storia della moderna lotta di classe già del 1848 forniva la prova che erano mature le condizioni perché la classe operaia si battesse esclusivamente per i suoi fini, per la liberazione dal giogo borghese.

A maggiore ragione non gli abbiamo mai insegnato a piangere su Risorgimenti mancati e a prendere lezioni dai vari ministri della lesina, che, anche se avessero avuto il buon gusto di spegnere la candela dell’ufficio in nome del senso dello Stato, mai lo hanno fatto per la classe operaia e per i contadini poveri, che anzi avevano gratificato dell’odiosa tassa sul macinato!

Peggio ancora additargli ad esempio gli eroi del presunto Risorgimento, quando dopo 30 anni di repubblica democratica fondata sul lavoro uno di costoro ci viene a confessare di essere un esecutore testamentario, grazie sua in buonafede! della cosiddetta barbarie fascista.

Alla larga da simili cafoni. Il materialismo storico ed i comunisti rivoluzionari, sinistra in testa, non hanno mai indulto a piagnistei o mendicato pietà: hanno insegnato a schiere di proletari ad affrontare virilmente il nemico di classe, a non venire a patti con lui, a non confondere le sue organizzazioni autonome, sia economiche che politiche, il partito, con quelle dell’avversario.

Ed invece la masnada degli opportunisti finge di sdegnarsi dello squallore e della corruzione, cerca di spostare la lotta frontale del proletariato sul terreno delle filippiche inconcludenti contro i ladri, che guarda caso sono sempre puntualmente avvertiti in tempo perché possano prendere il largo. Si finge di scoprire la rapina che il capitale perpetra ogni giorno sul lavoro salariato, ma subito si pretende che questo fenomeno non sia altro che il vizio di pochi corrotti, i cosiddetti «speculatori».

Con la nostra proverbiale pignoleria di «Filologi» siamo in piedi per ricordare come anche i termini più nobili che la stessa borghesia rivoluzionaria ebbe occasione di onorare stanno oggi ad indicare non altro che una pratica vergognosa: ricordate?

Speculare significa, letteralmente da «speculum», vedere come nello specchio, vedere a fondo, indagare, conoscere; da qui la tanto decantata «speculazione filosofica, scientifica», e via di questo seguito. È proprio vero! «sunt nomina rerum» e la pratica vergognosa non può che trascinare con sé anche le parole più degne e cariche di storia.

Ma la speculazione non è, signori traditori, un’eccezione del sistema borghese, la sua faccia cattiva, è la sua norma quotidiana, ed è inutile promettere un… terzo risorgimento nazionale a base di «amministrazioni pulite come quella di Parma».

Ma così è; chi gratta il formaggio non può fare a meno di fare boccate di grana, altro che nobili fischi da usignoli!

Così un altro santone come Riccardo Lombardi, paziente – si racconta -, apre una copia dell’Economist e dice: ecco, qui c’è il progetto di codice di comportamento delle multinazionali. L’ha elaborato l’organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo, l’OCSE.

È un’organizzazione ufficiale internazionale, e a proposito delle bustarelle il suo codice insegna: «in materia di regali a pubblici uffici, le società possono seguire le migliori pratiche locali».

Le migliori vuol dire, naturalmente, quelle più fruttuose per le multinazionali.

Fin qui niente di male: bello è che il «socialista di sinistra Lombardi» se ne sdegna, si straccia le vesti e propone di limitare la collusione con gli esempi morali.

Ecco i presunti esponenti dei cosiddetti partiti per il socialismo che credono ancora alla «concorrenza leale», al clima morale e simili virtù. Li additiamo al disprezzo della classe operaia, che non ha bisogno di elemosine e di buoni esempi, come mentitori e nefasti portatori del tradimento di classe.