Partito Comunista Internazionale

Nostro intervento fra i metallurgici per il rifiuto dell’accordo

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Si è svolta mercoledì 5 maggio alla camera del lavoro di Viareggio l’assemblea generale di tutte le fabbriche per la ratifica dell’ipotesi di accordo per il contratto di lavoro dei metalmeccanici, ipotesi che i vertici sindacali avevano accettato insieme al padronato il 1º maggio. Non è che non sappiamo come i bonzi sindacali agiscono e organizzano le assemblee operaie per poter far passare le loro porcherie, per poi dire che sono stati gli operai a volerle, ma il modo in cui è stata preparata dai bonzi di Viareggio questa assemblea dimostra chiaramente come in realtà questi non siano altro che gli agenti della borghesia in seno alla classe operaia.

Questi signori si sono adoperati in modo che la partecipazione all’assemblea fosse la più limitata e che si svolgesse nel più breve tempo possibile in modo da impedire agli operai che non erano disposti ad accettare il contratto di organizzarsi. Infatti nei giorni successivi all’accordo e precedenti l’assemblea generale, fissata alla camera del lavoro dalle 10 alle 12, nelle fabbriche non c’è stata nessuna discussione sull’ipotesi di accordo, ma si è addirittura cercato di impedire che gli operai sapessero dell’assemblea in quanto non è stato diffuso nessun volantino che l’annunciava, ma l’unica cosa che è stata fatta è stata quella di affiggere nella bacheca sindacale, solo il giorno prima, la comunicazione che l’assemblea si sarebbe svolta utilizzando due ore di quelle pagate dall’azienda per le assemblee di fabbrica, un modo semplice per impedire all’assemblea di prolungarsi oltre le due ore.

La mattina dell’assemblea, subito dopo le 10, la sala della Camera del lavoro era talmente piena che alcuni operai rimangono sulle scale, altri addirittura se ne vanno, si calcola che ci siano stati circa 1.000 operai delle diverse fabbriche che per Viareggio è una grossa partecipazione. Il bonzo locale dopo aver rimproverato gli operai che solo quella mattina erano presenti dicendo che una partecipazione del genere avrebbe dovuto esserci anche durante la lotta e non soltanto quella mattina, (come se il fatto che durante la lotta, gli operai non siano stati presenti fosse colpa loro, mentre in realtà i bonzi hanno sempre fatto, per tutta la durata della lotta, riunioni ristrette ai consigli di fabbrica e al comitato di agitazione impedendo così la partecipazione diretta alla maggioranza degli operai) si è messo ad illustrare l’ipotesi di accordo facendola passare come una vittoria e dandone un giudizio positivo, per far questo ha usato anche il metodo di informare male gli operai, per esempio, come hanno precisato dopo alcuni operai, il bonzo ha parlato della riduzione a 150 ore delle ore straordinarie mentre, per le aziende al di sotto dei 200 operai come tutte quelle di Viareggio, le ore concesse per straordinario sono 200 l’anno.

Il bonzo, da solo, per illustrare le meraviglie del contratto agli operai ha impiegato quasi un’ora delle due a disposizione e aprendo il dibattito ha invitato coloro che avessero avuto intenzione di intervenire ad essere brevi “per dare la possibilità a tutti di intervenire”, così agli operai è rimasta a disposizione nemmeno un’ora in quanto nell’ora rimasta si doveva svolgere anche la votazione. Gli interventi dato il tempo limitatissimo, sono stati complessivamente otto, di questi, sei contrari all’ipotesi di accordo mentre i due a favore sono stati fatti dai loro attivisti.

Un operaio della FERVT che si è espresso contrariamente aveva fatto la proposta di riportare la discussione nelle assemblee di fabbrica considerando che il modo in cui era stata preparata l’assemblea non permetteva, mancando il tempo necessario, una valutazione serena dell’accordo, dopodiché rifare una assemblea generale. La proposta è stata subito bocciata dai bonzi dicendo che la lotta l’avevano condotta i consigli di fabbrica e il comitato di agitazione e che questi organi avevano deciso che l’assemblea attuale doveva essere l’unica e che quindi si doveva uscire dall’assemblea con l’approvazione o meno.

Gli unici due interventi che hanno criticato negativamente l’ipotesi di accordo in maniera generale, dicendo agli operai che quello che i dirigenti sindacali avevano accettato insieme al padronato non era altro che il risultato logico della politica collaborazionista che predomina oggi nei sindacati operai e del modo con cui i nostri dirigenti ci hanno fatto lottare, modo che invece di cercare di unire in un solo blocco tutte le categorie in lotta le ha divise il più possibile, sono stati quelli di due operai che fanno parte del “Comitato metalmeccanico per la rinascita del sindacato di classe”. Questo comitato che è sorto fin dall’inizio della vertenza contrattuale e di cui fanno parte anche i nostri compagni, si è distinto nella lotta da tutti gli altri raggruppamenti che si richiamano alla classe operaia (da notare che all’assemblea c’è stato un solo intervento, anch’esso contrario, dei cosiddetti «sinistri») per aver preso sempre delle vere posizioni di classe indicando agli operai in contrapposizione diretta con i vertici sindacali delle rivendicazioni ed un modo di lottare che rispecchiano veramente le esigenze di vita e di lavoro della classe operaia.

Dopo l’intervento di un loro attivista chiamato direttamente a parlare dal dirigente sindacale che ha esaltato in maniera positiva l’accordo, rimproverando quelli che hanno parlato contro accusandoli di non capire niente, si è chiusa l’assemblea e si è passati alla votazione. I favorevoli sono stati circa 80-100, i contrari 32, gli altri operai presenti si sono astenuti.

Per noi comunisti è un risultato molto importante che 32 operai abbiano avuto il coraggio di mettersi contro la politica dei vertici sindacali e dei partiti opportunisti dicendo chiaramente che quel contratto, anche se passato, per loro ha significato solo la svendita delle loro rivendicazioni. È un risultato che non si era mai verificato nella nostra zona e che dimostra come i vertici sindacali stiano perdendo credibilità di fronte agli operai, nonostante tutto l’apparato che questi usano contro gli operai stessi; è un risultato che il partito comunista deve cogliere per poter portare avanti la lotta contro tutti i traditori della classe operaia.