I lavoratori degli enti locali devono organizzarsi contro i dirigenti corrotti
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Come già previsto nel numero di aprile del giornale i lavoratori degli enti locali sono trascinati alla scadenza del loro contratto senza che i sindacati abbiano nemmeno preparato la piattaforma rivendicativa.
Il malumore fra i lavoratori sta crescendo, specialmente fra i peggio pagati, bidelli e stradini, costretti fra l’altro ad intensificare il lavoro ed a prestare straordinario quasi obbligatorio per la politica di blocco delle assunzioni adottata dalle amministrazioni.
Il bisogno dei lavoratori di reagire al completo abbandono in cui sono lasciati dai loro dirigenti si era già espresso in due documenti approvati in due scuole della provincia di Firenze ove si condannava l’atteggiamento dei sindacati e che – mostrando una sostanziale anche se ancora inespressa sfiducia nei canali di informazione della gerarchia sindacale – i lavoratori hanno sentito il bisogno di ciclostilare e far pervenire a tutte le scuole sparse nella provincia ove siano distaccati dipendenti dell’ente. Sentiti i lavoratori della sua scuola un nostro compagno ha convocato una riunione ove ha presentato all’approvazione una mozione, nella quale si condannava il metodo di non informare i lavoratori, disorganizzarne le lotte e se ne prevedeva esplicitamente l’invio a tutti i lavoratori dell’ente e concludeva con la richiesta di convocazione dell’assemblea.
Contemporaneamente si prendevano accordi con gli estensori delle altre lettere di sfiducia e si organizzava presso un liceo, fuori dall’orario di lavoro, com’è buona usanza per il lavoro sindacale, una riunione per decidere l’atteggiamento che i lavoratori avrebbero dovuto assumere per costringere i dirigenti a difendere le loro condizioni. Era presente un bonzetto ma, quando ha preteso, come sono soliti fare, di alzare la voce per intimidire un custode che sfogava la sua giusta rabbia, è stato azzittito facendogli notare che in quella riunione, convocata dalla base, il terrorismo della gerarchia non aveva cittadinanza. Si è anzi denunciata a tutti i presenti la reazione isterica alla notizia della riunione «illegale», alla quale i bonzi in capo dell’ente si sono abbandonati con goffe minacce. Lo sappiamo, i dirigenti gradiscono la cosiddetta «dialettica interna» solo se individuale, giammai organizzata, cioè del tutto impotente nei confronti del monopolio bonzesco sull’organizzazione. Ciò che li ha mandati in bestia è che un seppur piccolo gruppo di lavoratori sia stato capace di riunirsi per parlare dei propri interessi senza passare attraverso i nulla-osta e le limitazioni dell’apparato sindacale ufficiale.
Dopo che molti dei presenti avevano avuto modo di rammentare la gravità delle condizioni di lavoro della categoria e la insufficienza delle retribuzioni in risposta alle quali i sindacati non chiamano i lavoratori a «battersi in tutta chiarezza e senza cedimenti o compromessi di sorta», il nostro compagno ha fatto la previsione che i dirigenti non si disciplineranno mai nella conduzione della vertenza alle decisioni della base, nemmeno se espressa in votazioni formali; ciò che aspetta la categoria è di veder trascinato il contratto ancora fino all’autunno almeno. È necessario quindi che il risultato della riunione non vada disperso, che rimanga un collegamento, che i lavoratori siano in grado di riunirsi in qualunque momento nel corso della vertenza, che i grandi capi opportunisti lo vogliano o meno.
Si è chiusa infatti la riunione fissando una nuova convocazione alla vigilia dell’assemblea generale.
La strada dell’opposizione sindacale organizzata è l’unica che possa garantire la difesa degli interessi dei dipendenti degli enti locali; in questo senso sembra che ci si stia incamminando; i comunisti saranno sempre presenti per indicare ai lavoratori i mille trabocchetti che saranno loro tesi dai falsi «compagni» assessori al personale in combutta coi «compagni» ben sistemati nelle carriere del sindacato, mentre già si presentano i falsi sinistri, oppositori «leali», pronti a sollevare fra la tracotanza dei bonzi e la decisione proletaria una cortina di parole fumose e concilianti.